SENZA AMORE - RECENSIONE

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Senza amore - Recensione

Regia: Renato Giordano – Cast: Lidia Vitale, Francesco De Vito, Eleonora Neri, Fausto Verginelli, Giacomo Furia, Marco Cacciapuoti, Carlo Alberto Verusio, Lua Pizzurro, Renato Giordano – Genere: Drammatico, colore 105 minuti – Produzione: Italia, 2009 – Distribuzione: Libero spettacolo – Data di uscita: 27 novembre 2009

Amore in tutte le sue forme rimane sempre Amore. C’è una fondamentale verità in questo, se non fosse per il fatto che delle volte ciò che noi interpretiamo come “affetto”, è qualcosa di malsano e dannoso. Anche il più “sacro” dei sentimenti, quello che lega una madre ad un figlio, può venire meno, quando trovano posto arrivismo e meschinità. Inconcepibile da pensare? “Senza amore”, opera prima di Renato Giordano (già autore e regista di teatro), è un film che prim’ancora di raccontare le sottili insalubri dinamiche che intercorrono fra un pedofilo e il suo ossessivo oggetto del desiderio, affronta il tema della “cecità”; quella di una madre che non guarda ciò che avviene sotto i suoi stessi occhi, e che al contrario, in cambio di denaro, contribuisce a farlo seguitare. Tutto ciò è assolutamente disarmante e ripugnante, se di mezzo c’è una storia di pedofilia. Il film segue la storia vera di Luigi, un bambino costretto a fare i conti coi disagi di una vita e una famiglia socialmente emarginata. Le prime attenzioni nei suoi confronti da parte di un vigile, vengono considerate da tutti quasi paterne, ma col passere del tempo si trasformano in dei veri e propri abusi. Luigi tenta di spiegare alla mamma quello che è successo, ma non viene creduto. Una dolorosa vicenda che si protrae a lungo nel tempo, fino a quando l’intervento del cognato del bambino, Gaetano, pone fine a soprusi e violenze. Da quel momento in poi Luigi deve fare i conti non solo con un’innocenza perduta, ma con la perpetua ricerca di un riscatto affettivo, che trova compimento nella figura della sua istruttrice di danza che lo accoglie come un figlio, portandolo con sé a Roma. Nella capitale Luigi si rende subito conto delle grandi differenze con la sua città e il suo modo di intendere la vita, e scopre la sua omosessualità. È indubbio che il film ha il merito di aver affrontato un tema così delicato, ma è costretto a trovare dei discutibili canali umoristici per non soccombere. La pellicola si arena sotto il peso di uno stile registico primitivo, che non riesce a dare il giusto valore ad una storia che richiede un approccio meno scontato. Aspettiamo il prossimo lavoro…

Eva Carducci


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