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Rutger Hauer - Biografia

(Breukelen, 23 gennaio 1944)

Rutger Hauer è nato a Breukelen in Olanda il 23 gennaio del 1944 ed è noto al pubblico di tutto il mondo per aver interpretato il replicante Roy Batty in “Blade Runner” di Ridley Scott. La sua memorabile battuta “Ne ho viste cose che voi umani non potreste neanche immaginare….” è ritenuta una delle frasi più celebri dell’intero panorama cinematografico. Figlio d’arte, entrambi i genitori Arend e Teunke sono attori, cresce ad Amsterdam con le tre sorelle seguito da una governante. Mostra subito un carattere irrequieto ed una scarsa disponibilità ad applicarsi nello studio, che lo porta inevitabilmente ad essere espulso da diverse scuole. Aquindici anni decide di imbarcarsi su un piroscafo mercantile per seguire le orme di suo nonno capitano di goletta, ma il daltonismo di cui soffre, ereditato dal suo bisnonno, lo costringe a scendere a terra. I genitori tentano allora di fargli frequentare una scuola di recitazione ma è cacciato anche stavolta, anche perché, non mostrando nessun interesse per la recitazione, colleziona un numero infinito di assenze, preferendo passare il suo tempo nei coffee shop di Amsterdam a scrivere poesie. Inizia a fare lavori saltuari, dall’elettricista al carpentiere, fin anche la guida alpina a Basilea in Svizzera, dove lavora pure come macchinista a teatro. Tornato ad Amsterdam finalmente si impegna negli studi di recitazione ed ottiene il diploma di Arte Drammatica nel 1967, lavorando nel contempo con un gruppo di recitazione sperimentale, con il quale rimane legato per circa cinque anni. Nel 1969 fa il suo debutto televisivo in una serie olandese ambientata nel medioevo “Floris” (sul modello dell’“Ivanhoe” che tanto successo ottenne sugli schermi italiani), interpretando il ruolo di un valente cavaliere. Il suo talento e la sua forte personalità bucano lo schermo e lo fanno conoscere ed amare in tutto il paese; non passa inosservato al suo connazionale Paul Verhoeven, che gli propone il suo primo ruolo da protagonista per il grande schermo in “Fiori di carne” del 1973. Nel 1995 le Poste olandesi hanno stampato per omaggiarlo un francobollo che lo ritrae proprio in questa pellicola. Il rapporto tra l’attore ed il regista valica i confini della sola collaborazione lavorativa, nasce una vera amicizia, lavoreranno insieme anche nel 1975 “Kitty Tippel… quelle notti passate sulla strada” e nel 1977 con “Soldato d’Orange” e nel 1980 con “Spetters”. Nel 1975 con “Il seme dell’odio” di Ralph Nelson, film che tratta il duro tema dell’apartheid in Sudafrica, fa il suo debutto in lingua inglese, recitando a fianco di Michael Caine e Sidney Poitier. Nonostante il suo non sia un ruolo da protagonista la sua profondità interpretativa accende su di lui i riflettori. Ormai conosciuto in tutta Europa diventa noto alle platee mondiali per la sua interpretazione ne “I falchi della notte” di Bruce Malmuth del 1981, al fianco di Sylvester Stallone. Nel 1982 poi con “Blade Runner” la sua consacrazione è definitiva. Il capolavoro di Scott pone l’attenzione sul rapporto uomo – tecnologia, in maniera quasi filosofica. I replicanti sembrano possedere un’anima e lo spettatore non può non provare emozioni positive per questi esseri che vengono dismessi come fossero dei frullatori rotti. In “Blade Runner” il confine tra bene e male è incerto e il personaggio interpretato da Hauer rimane una delle figure più emblematiche di tutta la pellicola. L’attore diventa popolarissimo ma non sempre fra gli infiniti copioni che gli vengono proposti sa fare le scelte giuste. Lavora nell’ultima pellicola di Sam Peckinpah “Osterman Weekend” del 1983; nel 1985 è romantico protagonista della pellicola fantastica “Ladyhawke” di Richard Donner, con Michelle Pfeiffer; nel 1986 è killer in “The Hitcher – La lunga strada della paura” di Robert Harmon e lavora in “Wanted: vivo o morto” di Gary Sherman e nel 1987 in “Fuga da Sobibor” di Jack Gold, che gli vale un Golden Globe. Nel 1988 è diretto da Ermanno Olmi ne “La leggenda del santo bevitore” vincitore del Leone d’Oro a Venezia. La sua interpretazione è spettacolare, l’intensità con la quale rende il personaggio dell’alcolizzato senza dimora parigino, che termina i suoi giorni in una chiesa dopo aver fatto con Dio i conti di un’intera vita, la spiritualità che gli dona, il misticismo del quale riesce a pervadere la pellicola sono eccelsi. L’impegno durante le riprese è talmente profondo che l’amicizia nata con Olmi è tuttora viva. La sua performance gli vale il premio come Migliore Attore al Seattle Film Festival. Lavora poi: nel 1989 “In una notte di chiaro di luna” di Lina Wertmüller, con Faye Dunaway e Nastassja Kinski; sempre dello stesso anno ne “I maledetti di Hollywood” di Howard Brookner con Madonna e Matt Dillon e in “Giochi di morte” di David Peoples. Gli anni Novanta sono caratterizzati da un’intensa attività che però non gli regala grandi soddisfazioni. Ricordiamo: del 1991 “Sotto massima sorveglianza” e “Le mani della notte”; del 1992 “Detective Stone”; del 1997 “Il richiamo della foresta” e “Deathline”; del 1998 “Merlino” e del 1999 “Simon Magus”. Decisamente migliori i film del nuovo millennio: sono del 2002 “I banchieri di Dio – Il caso Calvi” di Giuseppe Ferrara e “Confessioni di una mente pericolosa” di George Clooney; del 2005 “Sin City” di Robert Rodriguez e “Batman Begins” di Christopher Nolan, del 2007 “Vivere un sogno” di Jaume Collet-Serra, il regista del recente “Orphan”. Torna protagonista affiancato da Raz Degan nel 2009 in “Barbarossa” di Renzo Martinelli. È stato sposato due volte, dalla prima moglie, anche lei attrice ha avuto una figlia di nome Aysha; dalla seconda moglie Ineke, scultrice e pittrice, conosciuta nel 1968 e sposata nel 1985 ha avuto una seconda figlia. È molto attivo per la difesa dell’ambiente e nel sociale, ha creato una fondazione per la ricerca sull’AIDS e l’aiuto dei malati e non si stanca di battersi per la scarcerazione di Paul Watson, uno dei fondatori di Greenpeace, accusato di aver affondato una baleniera. Nel 2007 ha fondato I’ve Seen Festival, International Short Film Festival, dedicato ai lavori dei filmmakers che desiderano ottenere una potente esposizione mediatica dei loro cortometraggi. Tra le curiosità ricordiamo la performance del 1987 nella pubblicità britannica della birra Guinness, che ha reso un semplice spot un vero capolavoro, facendo lievitare le vendite del prodotto del ventidue per cento in soli tre mesi. Ha anche partecipato al video musicale di Kylie Minogue “On a Nigth Like This”, più poliedrico di così!

Maria Grazia Bosu

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