Roberto Faenza nasce a Torino il 21 febbraio del 1943 e studia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Il suo debutto alla regia avviene con “Escalation” del 1968. Un ricco industriale cerca di recuperare il figlio scappato a Londra con l’aiuto di una psicoanalista. Lino Capolicchio è protagonista di un’analisi grottesca del potere che può assumere molte facce. È sempre il tema della ribellione portata ai massimi livelli alla base di “H2S” dell’anno dopo. Un giovane evade dalla realtà in vari modi per scegliere alla fine il più radicale. Per una causa di sequestro della pellicola interminabile, il film fu distribuito solo nel 1971. La vendetta arriverà con “Forza Italia” del 1978, nudo e crudo ritratto al vetriolo sulla Democrazia Cristiana dal 1947 a quei giorni, una sorta di documentario antropologico. I comunisti e le loro contraddizioni saranno raffigurati da “Si salvi chi può” del 1980 con una splendida Claudia Cardinale nel cast. Stufo dei problemi del suo paese, Faenza volerà negli Usa per girare il suo film successivo “Copkiller” (1983) su due poliziotti corrotti. Uno dei due è un giovane Harvey Keitel ai suoi esordi. Molto spesso il regista ha preso ispirazione da romanzi per i suoi lavori: è il caso di “Mio caro dottor Gräsler” del 1990 da un racconto breve di Arthur Schnitzler.
È bellissimo, tenero e crudele allo stesso tempo “Jona che visse nella balena” del 1993 su un bimbo ebreo di quattro anni che si trova ad affrontare l’Olocausto. Mentre è uno straordinario Marcello Mastroianni il mattatore di “Sostiene Pereira” del 1996. Tratto da un romanzo di Antonio Tabucchi è il dramma di un uomo che deve trovare il coraggio di prendere una posizione netta nella Lisbona del fascismo salazariano. L’attrice sordomuta francese Emmanuèlle Laborit è Marianna Ucria nel film tratto dal romanzo di Dacia Maraini “La lunga vita di Marianna Ucrìa” del 1997, un ritratto di una femminista ante litteram. Come ai suoi esordi, Faenza parla di psicoanalisi, anzi di uno dei suoi padri Carl Gustav Jung alle prese con un rapporto speciale con una sua giovane paziente in “Prendimi l’anima” del 2003.
Il coraggiosissimo prete siciliano Don Giuseppe Puglisi assassinato nel 1993 dalla mafia è interpretato da Luca Zingaretti nel film di Faenza “Alla luce del sole” del 2005. E l’alter/ego del commissario Montalbano sarà un crudele marito che abbandona una bella e fragile Margherita Buy nel drammatico “I giorni dell’abbandono” del 2005. La Sicilia delle grandi famiglie nobiliari è raccontata da Faenza ne “I Vicerè”, tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto, censurato per oltre cento anni.
Successivamente il regista torinese si dedica alla storia d’amore e gelosia tra Laura Chiatti e Claudio Santamaria “Il caso dell’infelice Klara” del 2009.