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Robert Zemeckis - Biografia

Robert Zemeckis, scoperto e lanciato da Seven Spielberg sarà il felice autore di "Ritorno al Futuro"..

(Chicago, 14 maggio 1952)

Abilissimo nell’arte registica ad Hollywood, Robert Zemeckis è sceneggiatore e produttore, nonché grande amico di Steven Spielberg.

Robert Lee Zemeckis nasce a Chicago il 14 maggio 1952 da una famiglia cattolica con radici lituane e italiane.

Eccentrico, mai appagato dalle innovazioni tecnologiche, mai sazio di sperimentazioni ed esperienze additive. Il suo viaggio nel futuro del cinema non si è mai interrotto e l’unica motivazione per fermarsi e tornare indietro è quella mirata a rispolverare l’ironia e la sfrontatezza che hanno caratterizzato la sua carriera di giovane cineasta, non ancora contaminato dai meccanismi monetari hollywoodiani.

Già ai tempi del liceo Zemeckis è particolarmente attratto dalla cinepresa, realizza in quel periodo numerosi 8mm; “A Field of Honor” (1973), uno di questi, ottiene il premio Oscar come Miglior Film Studentesco. Si iscrive così prima alla Northern Illinois University e poi alla University of Southern della California; continuando a coltivare la sua passione per l’audiovisivo, trova immediatamente lavoro come montatore per i telegiornali dell'emittente televisiva NBC, nonché come regista di alcuni spot pubblicitari.

L’attesa svolta avviene grazie all’incontro con Steven Spielberg che gli affida la regia di “1964: Allarme a New York arrivano i Beatles!” (1978). Un anno dopo Zemeckis insieme all’amico e scrittore Bob Gale firma la sceneggiatura di “1941: Allarme a Hollywood” e la offre a Spielberg che ne fa un film parodico e scapestrato con Dan Aykroyd e Christopher Lee. Nel 1984 il regista dell’Illinois si guadagna la fiducia di Michael Douglas che si occupa di produrre il film “All’inseguimento della pietra verde” che vede Zemeckis dietrola macchina da presa e lo stesso Douglas davanti, il connubio tra i due si rivela vincente.

L’anno successivo, esce nelle sale il film che consacra il sodalizio artistico tra il regista e Bob Gale: “Ritorno al Futuro”. La pellicola viene apprezzato da pubblico e critica, fa registrare delle innovazioni tecniche ed effetti speciali che ancora non si erano visti, ha una sceneggiatura forte che vale a Gale la candidatura all’Oscar e si avvale di due attori che sono poi diventati simboli del film stesso: Michael J.Fox che è Marty McFly e il bizzarro Doc interpretato da Christopher Lloyd. Ancora una volta il produttore esecutivo del film è Steven Spielberg che fornirà il suo appoggio al regista anche per l’innovativo film/cartoon “Chi haincastrato Roger Rabbit” (1988), vincitore di ben 3 premi Oscar. È il 1989 quando Zemeckis decide di concludere la trilogia dell’ormai film cult degli anni 80 “Ritorno al futuro” e gira contemporaneamente gli episodi 2 e 3 che farà uscire nelle sale a distanza di un anno (1989 -1990). Una trilogia assolutamente riuscita che mixando la sceneggiatura firmata da Bob Gale e la genialità e l’intraprendenza registica di Zemeckis, si è guadagnata numerosi consensi e uno straordinario numero di fan.

Qualche anno dopo la passione del regista per gli effetti speciali viene premiata con un Oscar per il film: “La morte ti fa bella” (1992), una commedia satirica tendente al macabro con un cast di eccezione: Isabella Rossellini, Bruce Willis, Meryl Streep e Sidney Pollack.

Ma il capolavoro di Zemeckis è senza dubbio “Forrest Gump” (1994), vincitore di sei Premi Oscar: Miglior Film, Regia, Attore Protagonista, Sceneggiatura, Effetti Speciali, Montaggio e numerosi altri riconoscimenti minori. È la storia della vita di un ragazzo che alla scarsa intelligenza affianca la generosità del cuore. Attraverso gli occhi di Forrest il regista ci regala un punto di vista sul mito americano critico verso gli stereotipi, senza falsi sentimentalismi e con un pizzico di autoironia. Tre anni dopo la scorpacciata di Oscar il regista torna alla fantascienza, è il 1997 l’anno di “Contact” con la bella Jodie Foster. Nel 2000 gira due film, inizia “Cast Away” da un’idea di Tom Hanks che è anche l’attore protagonista, poi dopo alcuni mesi, tempo necessario a Hanks per perdere 20 kg e rendere così credibile l’interpretazione del naufrago, gira “Le verità nascoste” un thriller sonoro sulla falsa riga del maestro Hitchcock con una coppia di protagonisti quali Harrison Ford e Michelle Pfeiffer. Il sovrapporsi delle produzioni non segna negativamente nessuno dei due lavori che ottengono ottimi incassi e confermano Zemeckis un regista che, con disinvoltura, si muove su terreni diversi da isole lontane a laghi del Vermont.

Dopo una pausa di quattro anni torna con una novità assoluta: la Performance Capture. Tramite dei sensori elettronici posti sul corpo dell'attore, vengono "catturate" dal computer le movenze e le espressioni di quest'ultimo. L'immagine dell'interprete in un secondo momento viene digitalizzata e plasmata a piacimento arrivando ad un effetto straordinariamente realistico, per quanto posticcio. Il film in questione è lo sperimentale “Polar Express” (2004) l’attore è ancora Tom Hanks che grazie alla nuova tecnica ha la possibilità di cimentarsi in ben tre ruoli, cambiando aspetto grazie alla digitalizzazione ma mantenendo la sua forza espressiva. Come esordio non c’è male la nuova tecnica piace al regista, uno dei vantaggi più evidenti è la possibilità di movimenti di macchina prima di allora impensabili. L’occasione per perfezionare la Performance Capture è un film epico/fantasy “La leggenda di Beowulf” (2007) che si avvale anche della tecnologia 3D, la critica ha definito Zemeckis “coraggioso” per aver affrontato una delle più note leggende nordiche con delle tecniche digitali innovative alle quali il grande pubblico è ancora poco avvezzo, ma il risultato finale ha premiato con riserva della stessa critica, l’inarrestabile spinta a sperimentare del regista e del suo staff. Contestualmente all'uscita in sala di Beowulf la Disney annuncia di aver affidato a Zemeckis una rivisitazione cinematografica del Canto di Natale di Charles Dickens. “A Christmas Carol” vede la luce del proiettore nel Dicembre del 2009, anche qui il regista non rinuncia alla Performance Capture ideale per rappresentare i folli voli di Ebenezer Scrooge (interpretato da Jim Carrey) sopra la Londra vittoriana durante la notte di natale. La tecnica si affina ulteriormente e permette una trasformazione radicale della fisionomia di Carrey rendendolo notevolmente più anziano e praticamente irriconoscibili nei panni del vecchio usuraio. Carrey interpreta oltre al ruolo del protagonista anche quello dello spirito di Marley, defunto socio di Scrooge, e dei primi due fantasmi (Passato e Presente). A tratti cupo e generalmente fedele al racconto originale, “A Christmas Carol” ottiene un buon successo al botteghino grazie alle possibilità della narrazione e della messa in scena capace di interessare sia gli adulti che i bambini. “Nulla sul serio, ma tutto per bene”, ha più volte dichiarato Zemeckis essere questo il suo motto: senza la paura di sbagliare, sicuro dei propri mezzi e tante volte spavaldo rispetto agli intoccabili miti della storia del cinema. Il suo inarrestabile slancio in avanti da ben 35 anni continua a stupire e divertire intere generazioni.

Alessandro Romano

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