Robert Aldrich - Biografia Robert Aldrich uno dei padri del grande noir hollywoodiano
(Cranston, 9 Agosto 1918 – Los Angeles, 5 Dicembre 1983)
Robert Burgess Aldrich, nato a Cranston nel Rhode Island il 9 agosto 1918, è uno dei nomi che hanno reso grande la Hollywood Classica. Cresciuto in una famiglia abbiente della East Coast, il padre è un editore, suo nonno un senatore imparentato con la famiglia Rockefeller. Il giovane Aldrich viene educato prima a Providence e in seguito all’Università della Virginia. Di spirito ribelle e inquieto, lascia l’università e si trasferisce in California nel 1941, cominciando dalla gavetta con un lavoro presso gli studios dell’RKO. Grazie a questo impiego può osservare sul set registi del calibro di Jean Renoir, Joseph Losey e Charlie Chaplin, che fanno nascere in lui il desiderio di dedicarsi alla regia.
Il suo esordio cinematografico è il dramma sportivo “Big Leaguer” (1953). Successivamente si dedica al Western con “L’ultimo Apache” (1954) e “Vera Cruz” (1954), entrambi interpretati da Richard Burton, ma il primo grande successo è il noir “Un bacio e una pistola” (1955), adattamento di un classico di Mickey Spillane affidato a un cast di attori esordienti. Fin dagli anni Cinquanta si segnala come uno degli autori di Hollywood con una visione più netta e chiara, umanista liberale che vede il ruolo dell’individuo come importantissimo per purificare una società corrotta. Al 1955 risale un altro classico come “Il grande coltello”, storia di un attore decaduto e alcolizzato che uccide un passante con la sua auto. Il film ottenne il Leone d’Argento al Festival di Venezia, facendo conoscere Aldrich anche in Europa.
Gli anni Sessanta segnano un periodo di grande attività per Aldrich, la cui vena si fa più nera e pessimistica. Con “Che fine a fatto Baby James” (1962), gotico psicologico affidato alle grandi Bette Davis e Joan Crawford, sembra ispirarsi al lavoro di Hitchcock. Il film ha un tale successo che Aldrich dirige ancora la Davis in “Piano… piano, dolce Carlotta” (1964), un’altra pellicola dalle atmosfere cupe e claustrofobiche, nel quale la diva è in coppia con Olivia De Havilland. Del 1967 è il violento “Quella sporca dozzina”, film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che mette in scena un plotone di ex criminali in missione, smitizzando l’ideale di una guerra eroica. Il film segna un momento di svolta per tutto il cinema di guerra, arrivando ad influenzare anche Tarantino nel suo recente “Bastardi senza gloria” (2009).
Negli anni Settanta continua la riflessione di Aldrich sulla violenza della società che schiaccia l’individuo. Risalgono a questo periodo classici come il western revisionista “Nessuna pietà per Ulzana” (1972), con Burt Lancaster, il drammatico road movie “L’imperatore del Nord” (1973), con i “duri” Ernst Borgnine, Lee Marvin e Keith Carradine e il dramma sportivo “Quella sporca ultima meta” (1974) con Burt Reynolds. “I ragazzi del coro” (1977), che ha per protagonisti alcuni nevrotici e violenti poliziotti di Los Angeles, è forse il suo ultimo film di successo. Dopo “California Dolls” (1981), commedia un po’ confusa interpretata da Peter Falk, il regista deve ritirarsi a causa di problemi di salute. Si spegne qualche tempo dopo, il 5 dicembre 1983.
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