RITA HAYWORTH - BIOGRAFIA

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Rita Hayworth - Biografia

Rita Hayworth è stata la diva degli Anni Quaranta per eccellensa, l'indimenticabile Gilda dai lunghi capelli rossi
(New York, 17 ottobre 1918 – New York, 14 Maggio 1987)

E’ entrata nell’immaginario collettivo di tutti come l’indimenticabile Gilda, con la chioma rosso e i lunghi guanti neri. Diva per antonomasia degli anni ’40, ha una stella sulla Walk of Fame a Hollywood.
Era una donna fragilissima che ha passato tutta la vita a cercare l’uomo giusto, collezionando ben 5 matrimoni più svariate relazioni. Rita Hayworth, al secolo Margarita Carmen Cansino, nasce a New York da una coppia di ballerini e si esibisce con loro a soli 4 anni.
Debutta a 13 anni sui palcoscenici dei night club e proprio su uno di questi, quasi subito, viene notata da un manager della Fox, che la mette sotto contratto. Il primo film è “Paddy O’Day”, di Lewis Seiler, del 1935, dove appare con il nome di Rita Cansino.
Ne Seguiranno altrisette, nessuno di particolare importanza. L’atomica esplode però a diciotto anni, quando, licenziata dalla Fox passa alla Columbia Picture, dopo aver sposato Edward C. Hudson di molti anni più vecchio di lei e suo pigmalione.
Una serie d’interventi estetici, un nuovo look ed ecco a voi Rita Hayworh. I primi due anni fa solo piccole parti in pellicole mediocri, finché nel 1939 non arriva il primi ruolo importante con “Avventurieri dell’aria”, di Howard Hawks, accanto all’ex fidanzato Cary Grant.
L’anno dopo è nei panni di una femme fatale in “Seduzione” di Charles Vidor, per la prima volta vicino a Glenn Ford, che sarà il suo partner in “Gilda” e in altri quattro film. Tra i due attori ci sarà un rapporto che andrà ben oltre l’aspetto professionale. Il 1941 è magico per Rita. Il film di Raoul Walsh, “Bionda Fragola”, è il suo primo vero successo.
Balla con Fred Astaire nel musical di Sidney Lanfield “L’inarrivabile felicità” e per la prima volta appare con i capelli rossi in “Sangue e arena” di Rouben Mamoulian, accanto al torero Tyrone Power, che si perde per lei. Hollywood ha trovato la sua stella. L’anno dopo, recita nel musical “Non sei mai stata così bella”, ancora con Astaire, e divorzia dal primo marito, dopo aver intrecciato una relazione molto breve con l’attore Victor Mature, incontrato sul set di “Follie di New York” (1942), di Irving Cummings.
Stupendo tutti, la diva nel 1943 convola a nozze con il grande Orson Welles, da cui avrà la figlia Rebecca. Il loro matrimonio durerà solo cinque anni. Lo stesso anno del divorzio, lui la dirigerà nell’inedita versione capelli corti, biondo platino de “La signora di Shangai” (1948), in un ruolo di dark lady.
Dopo, due musical, di cui uno del regista Charles Vidor (“Fascino”, 1944), accanto a Gene Kelly, arriva, nel 1946, il successo planetario di “Gilda”. Rita è la donna che ha rovinato la vita al suo ex amante Johnny Farrel, interpretato da Glenn Ford, che la ritrova sposata con il boss Ballin Mundson. Ci sono tutti gli ingredienti di un film di successo di Hollywood in questo triangolo amoroso che ricorda un po’ “Casablanca”. Il personaggio di Gilda somiglia incredibilmente alla diva, fragile e forte al tempo stesso e ne ha segnato profondamente l’esistenza. “Gli uomini si innamorano di Gilda e si svegliano con Rita”, era l’amaro commento dell’attrice.
Nel1948, anno del divorzio da Welles, Rita è perfetta come gitana Carmen, nella versione cinematografica del personaggio di Merimée, ne “Gli amori di Carmen”, di Charles Vidor. Sempre alla ricerca di un uomo che la protegga, la star sposa nel 1949 il principe Ali Khan, incontrato in Costa Azzurra. A causa di questo matrimonio con un musulmano viene scomunicata dal Vaticano e emarginata da Hollywood, che la dimentica velocemente. Rita si trasferisce in Pakistan e si dedica al marito, da cui avrà la figlia Yasmine.
Anche questo legame finisce nel 1953, dopo che l’attrice è tornata in patria. E’ ancora una volta sul set con Ford in “Trinidad” (1952), di Vincent Sherman, in una sorta di remake di “Gilda”.Segue la “Salomè” (1953), di William Dieterle, rilettura in chiavi kitsch del dramma d’Oscar Wilde, in cui Rita è indimenticabile nella scena della danza dei sette veli.
Anno dopo anno, la donna è sempre più fragile e infelice e cede sempre più spesso alle lusinghe dell’alcool. Eppure in “Pioggia” di Curtis Bernhardt del 1953, lascia il suo segno nella parte di una ballerina dal passato tempestoso, che s’innamora di un giovane ufficiale.
Rita si sposa per la quarta volta con l'attore cantante Dick Haymes, da cui divorzierà dopo soli due anni. Nel 1957 c’è un ritorno al musical in “Pal Joey”, di George Sidney con Frank Sinatra e una giovanissima Kim Novak e l’avventuroso “Fuoco nella stiva” di Robert Parrish.
Nel 1958, con problemi di alcool sempre maggiori, Rita si sposa per la quinta volta; divorzierà nel 1961. L’ultimo film degno di nota è “Il circo e la sua grande avventura”, del 1964, con John Wayne e Claudia Cardinale. La sua interpretazione di una ex bella donna alcolizzata le varrà l’unica nomination ai Golden Globe della sua carriera.
La dea dell’amore oramai è solo un ricordo. Alla fine degli anni ’70 si ammala di Alzheimer, che però le verrà diagnosticato solo nel 1980. La sua ultima apparizione è nel discutibile “La collera di Dio” del 1972. Quella che Roosvelt aveva definito “non una donna ma un’istituzione americana” morirà a 69 anni assistita amorevolmente dalla figlia Yasmine.

Ivana Faranda

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