Riccardo Freda

Riccardo Freda è stato un regista e sceneggiatore italiano, la qualità del suo lavoro era molto apprezzata non solo in Italia ma anche all'estero; questo riconoscimento ha fatto si che potesse disporre di budget più elevati per girare le proprie opere rispetto ai colleghi.

Riccardo Freda: caparbiamente, contro tutti, ha incantato il pubblico

(Alessandria d'Egitto, 24 febbraio 1909 – Roma, 20 dicembre 1999)

Riccardo Freda registaQuando nel cinema italiano si imponeva e trionfava il neorealismo, Riccardo Freda realizzava film di cappa e spada, peplum e persino horror il cui comune denominatore era la spettacolarità.

Non solo nei fatti prese le distanze dalla corrente dominante: definì i registi neorealisti “incapaci e privi di talento” ed ebbe parole di fuoco nei confronti di Vittorio De Sica colpevole, a suo dire, di girare sempre lo stesso film ambientando sullo sfondo di fatti storici terribili “la storia di qualche poveraccio con il cuore in mano e con la mamma che lo aspetta piangendo di giorno e pregando di sera”.

Riccardo Freda non aveva un buon carattere, anzi … era altero, sprezzante, polemico, litigava con tutti quelli con cui lavorava e più di qualche volta ha abbandonato il set lasciando le riprese a metà. Fu affossato dalla critica italiana del tempo che lo ha bollato come nazionalpopolare, destrorso, sorpassato; al pubblico invece i suoi film piacevano, e molto!

Non c’è nonno che non ricordi “Aquila nera” (1946) o “Il Conte Ugolino” (1949); lo stesso nonno certamente ricorda anche “Roma città aperta” (1945, Roberto Rossellini) o “Ladri di biciclette” (1948, Vittorio De Sica) senza, peraltro, sentirsi imbarazzato per aver amato allo stesso modo i due generi.

Freda fu molto apprezzato in Francia – dove ha soggiornato a lungo – e osannato dalla critica di quel Paese che riconobbe la sua sapiente ed elegante direzione e il suo senso perfetto del ritmo narrativo che incontravano, nelle trame, quel gusto tutto francese per la grandeur, per l’intrigo morboso delle passioni e per l’ambientazione gotico medievale di sapore post romantico.

Nel 1988, a Parigi, ricevette le insegne di Commendatore delle Arti e delle Lettere.

Riccardo Freda nasce ad Alessandria d’Egitto il 24 febbraio del 1909 da famiglia napoletana con un padre direttore di banca che cinque anni più tardi riporta la famiglia in Italia, a Milano.Lì si iscrive all’Università che però non termina, intanto studia scultura e trova lavoro come critico d’arte scrivendo sulle colonne de “Il Popolo di Lombardia”.

Entrato, nel 1933, al Centro Sperimentale di Cinematografia inizia, nel 1937, a lavorare nel cinema firmando sceneggiature per noti registi quali Giacomo Gentilomo, Gennaro Righelli ed Eduardo De Filippo.

Gli esordi brillanti come nuova promessa del cinema italiano

Nel 1942 esordisce alla regia con “Don Cesare di Bazan”, classico film di cappa e spada con Gino Cervi; mostra immediatamente di possedere un senso della spettacolarità allora sconosciuto al cinema italiano.

Nel 1946 “Aquila Nera” (dal romanzo di Puskin) riscuote un enorme successo di pubblico; quindi attraverso l’amico produttore Riccardo Gualino, inizia a lavorare per la Lux Film che gli mette a disposizione ingenti mezzi e lui realizza, in rapida successione.

E ancora pellicole magniloquenti come “I Miserabili” (1948, dal romanzo di Hugo, in cui debutta Marcello Mastroianni), “Il cavaliere misterioso” (1948, primo ruolo da protagonista di Vittorio Gassman), “Il Conte Ugolino” (1949, con un grande Carlo Ninchi) e “Teodora, imperatrice di Bisanzio” del 1954 nel quale, per la prima volta, usa il colore.

Nel 1956 dirige quello che, per i francesi, è il suo capolavoro: “Beatrice Cenci”, dal romanzo di Guerrazzi, ancora con Gino Cervi, di cui, nel 1987, Bertrand Tavernier realizza il rifacimento con il titolo “La passion de Béatrice”, dedicandolo all’allora già anziano Freda.

Alla fine degli anni ’50 i budget messigli a disposizione si assottigliano sempre di più, ma la circostanza non lo scoraggia e si inventa precursore di un genere che in Italia, sino ad allora, nessuno aveva mai realizzato: l’horror.

I grandi successi di Riccardo Freda

Così, nel 1956, gira in due settimane “I vampiri”, la cui regia, a causa delle sue intemperanze, è però terminata da Mario Bava che Freda vuole sempre con sé, ufficialmente solo come direttore della fotografia in realtà suo alter ego, peraltro capace di creare trucchi ed effetti speciali che tanto gli piacciono.

I vampiri” riscuote un discreto successo ma, a parere dello stesso Freda, ne avrebbe avuto di più se lui avesse utilizzato un nome anglosassone – come infatti fa per il film successivo – poiché non risulta credibile un horror realizzato da un italiano.

Nel 1959, firma infatti con lo pseudonimo di Robert Hampton, “Caltiki, mostro immortale” (anche questo terminato da Bava) in cui, altra novità assoluta, introduce la fantascienza accanto all’horror.

I seguenti “L’orribile segreto del dr. Hitchcock” (1962), “Lo spettro” (1963) e “L’iguana dalla lingua di fuoco” (1970) rappresentano dei cult per gli appassionati del genere.

Sul finire degli anni ’60 Freda si cimenta con il poliziesco, tanto amato da Mario Bava, e realizza, fra gli altri: “Trappola per l’assassino” e “Agente 777 missione summergame” (entrambi nel 1966), “Roberg La Honte” nel 1967, “A doppia faccia” nel 1969 e più tardi, nel 1981, quello che sarà il suo ultimo film “Murder Obsession”.

Fra i peplum, genere anch’esso nelle sue corde, spiccano oltre al già ricordato “Teodora”, anche “Spartaco” del 1953 - il cui negativo fu acquistato da Stanley Kubrick, che ne temeva la ridistribuzione, prima dell’uscita del suo “Spartacus” nel 1960 – e ancora “I giganti della Tessaglia” (1960), “Maciste alla Corte del Gran Khan” (1961) e “Maciste all’Inferno” (1962).

Gli ultimi anni

Nel 1994, ormai ritiratosi, torna a girare alcune riprese per il film di Bertrand Tavernier “Eloise, la figlia di D’Artagnan”.

Muore a Roma il 20 dicembre 1999 dopo una vita ostinatamente controcorrente.

La rivalutazione di Riccardo Freda da parte della critica italiana è iniziata pochi anni prima della sua morte - innescata probabilmente dagli omaggi che gli avevano tributato Giuseppe Tornatore (“Ritratto d’autore. Quattro chiacchiere con Riccardo Freda”, 1996) e Mimmo Calopresti (“Un uomo solo. Incontro con Riccardo Freda”, 1998) - per poi esplodere successivamente a essa con una moltiplicazione di tributi e rassegne a lui dedicate che a tutt’oggi non accennano a scemare.

Claudio Di Paola

Riccardo Freda Filmografia - Regista

Riccardo Freda film

Aquila nera - Una scena (Regia: Riccardo Freda)

  • Don Cesare di Bazan (1942)
  • Non canto più (1943)
  • Tutta la città canta (poi riedito con il titolo di “Sei per otto, quarantotto”) (1943-45)
  • Aquila nera (1946)
  • I miserabili (1948)
  • Il cavaliere misterioso (1948)
  • Guarany (1948)
  • O Caçulha do Barulho (1949),
  • Il conte Ugolino (1949)
  • Il figlio di D'Artagnan (1949)
  • Il tradimento (1951)
  • La vendetta di Aquila Nera (1951)
  • Vedi Napoli e poi muori (1951)
  • La leggenda del Piave (1952)
  • Spartaco (1953)
  • Teodora, imperatrice di Bisanzio (1953)
  • Da qui all'eredità (1955)
  • Beatrice Cenci (1956)
  • I vampiri (completato da Mario Bava) (1956)
  • Agguato a Tangeri (1957)
  • Nel segno di Roma (scene di battaglia) (1958)
  • Agi Murad, il diavolo bianco (1959)
  • Caltiki, il mostro immortale (completato da Mario Bava) (1959)
  • I giganti della Tessaglia (1960)
  • I mongoli di André De Toth (edizione italiana: Leopoldo Savona, alcune scene dirette da Freda) (1960)
  • Caccia all'uomo (1961)
  • Maciste alla corte del Gran Khan (1961)
  • Marco Polo di Hugo Fregonese (scena della battaglia diretta da Freda) (1961)
  • L'orribile segreto del dr. Hichcock (1962)
  • Maciste all'inferno (1962)
  • Solo contro Roma (1962)
  • Le sette spade del vendicatore (1962)
  • Oro per i Cesari di Riccardo Freda e André De Toth (versione italiana accreditata a Sabatino Ciuffini) (1962)
  • Lo spettro (1963)
  • Il magnifico avventuriero (1963)
  • Giulietta e Romeo (1964)
  • Genoveffa di Brabante (1964)
  • Le due orfanelle (1965)
  • Agente 777 missione Summergame (1966)
  • Roger-La-Honte (noto anche con il titolo di “Trappola per l'assassino”) (1967)
  • Coplan ouvre le feu à Mexico (noto anche con il titolo di “Moresque: obiettivo allucinante”) (1967)
  • La morte non conta i dollari (1967)
  • A doppia faccia (1969)
  • L'iguana dalla lingua di fuoco (1970)
  • La salamandra del deserto (1971)
  • Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea (film che Freda iniziò e in seguito non riconobbe come suo; probabilmente concluso da Filippo Walter Ratti) (1972)
  • Follia omicida (noto anche come L'ossessione che uccide) (1981)

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