Resistenza naturale – Recensione

Dopo “Mondovino”, Jonathan Nossiter torna al cinema con un documentario piacevole come una chiacchierata tra amici di lunga data

(Natural Resistance) Regia: Jonathan Nossiter – Genere: Documentario, colore,  85 minuti – Produzione: Italia, 2014 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 29 maggio 2014.

resistenza-naturaleColor giallo paglierino con venature argentate, aroma fresco e fruttato. Sono questi i requisiti dalla DOC, marchio ideato negli anni ’60 utilizzato per certificare l’estrema qualità di un vino creato nel pieno rispetto dell’ambiente naturale che lo ha originato e di alcune norme di produzione. E’ proprio l’operato della DOC, ma anche di quelle organizzazioni come Eataly o Slow Food, per cui è motivo di vanto il fatto di portare sul mercato prodotti biologici, coltivati in maniera equo-solidale, sani e dal sapore paradisiaco, che viene fortemente messo in dubbio con quest’ultimo documentario di Jonathan Nossiter, eclettico regista americano ed esperto sommelier.

A dieci anni da “Mondovino”, pellicola presentata in concorso al 57° Festival del Cinema di Cannes, Jonathan Nossiter torna a parlare di vino, aprendo al pubblico cinematografico un mondo sconosciuto, ai più totalmente sconosciuto, ovvero quello dei produttori di vino naturale. Il regista americano accompagna dunque lo spettatore in un viaggio che parte da Cupramontana nelle Marche con le interviste a Corrado Dottori e Valeria Bochi proprietari dell’azienda vinicola “La Distesa”, passando per i colli senesi dove si trova “Pacina”, azienda di Giovanna Tiezzi e di Stefano Borsa, fino a giungere a Novi Ligure e a Rivergaro in provincia di Piacenza, dove ad accogliere il regista nelle loro case sono rispettivamente Stefano Bellotti, Elena ed Anna Pantaleoni. Sono proprio i sette vignaioli intervistati a formare la “resistenza naturale” a cui fa riferimento il titolo.

Attraverso le interviste di Jonathan Nossiter, che hanno toni lievi e divertiti, ma al tempo stesso lievemente amari, tipici delle chiacchierate tra amici che si ritrovano in un giorno d’estate per parlare di sé e di un futuro che sembra sempre più cupo, si rimane affascinati dalle personalità di questi vignaioli che, come dei moderni “Don Chisciotte”, hanno deciso di portare avanti il loro ideale, ovvero di produrre un vino che fosse al 100% naturale perché prodotto senza additivi chimici proprio come è avvenuto per 8000 anni, andando contro i loro stessi interessi economici, in quanto la decisione coraggiosa di non rispettare le norme dettate dalla UE in fatto di prodotti alimentari ha proibito loro di commercializzare i loro prodotti su larga scala. Noncuranti delle difficoltà i protagonisti della pellicola, come gli altri 4000 vignaioli che producono vino naturale in Italia, portano avanti la loro battaglia in un mondo dominato dal cinismo, credendo fermamente che la vera innovazione risieda nel recupero del passato, diventando così un esempio universale di tenacia per coloro che hanno smesso di credere nella possibilità di vivere una vita diversa e migliore in cui a dettare le regole siamo solo noi stessi ed i nostri desideri.

Assumendo la forma di una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del cinema ed del vino, Jonathan Nossiter diverte creando dei parallelismi tra ciò che viene raccontato dagli intervistati con spezzoni di film quali “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin o “Roma città aperta” e con il racconto di Gian Luca Marinelli, il direttore della Cineteca di Bologna. Questo serve al regista per dare maggior forza ad uno dei temi centrali del documentario: ovvero la necessità di tornare alle radici anche per il cinema cosiddetto “di autore’ che deve smettere di considerarsi un prodotto di nicchia destinato a pochi, come i prodotti di Eataly, ma tornare ad essere espressione autentica di amore e lavoro artigianale.

Sebbene “Resistenza naturale” potrebbe far storcere il naso ai più per i suoi toni vagamente luddisti ed un po’ radical-chic, ha senz’altro il merito di far riflettere, di infondere una certa speranza, e di far scoprire a chi guarda una realtà sconosciuta.

Mirta Barisi

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