Quel fantastico peggior anno della mia vita – Recensione

  • Titolo originale: Me & Earl & the Dying Girl
  • Regia: Alfonso Gomez-Rejon
  • Cast: Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke, Nick Offerman, Jon Bernthal, Connie Britton, Bobb’e J. Thompson, Molly Shannon, Matt Bennett, Katherine C. Hughes, Chelsea T.,Zhang, Mike Walker
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 104 minuti
  • Produzione: USA, 2015
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Data di uscita: 3 dicembre 2015

Una dichiarazione d’amore per il cinema che travalica i confini del film adolescenziale

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Inutile spendere ulteriori parole di commento per spiegare come l’adattamento italiano dei titoli originali sia ormai diventata una scientifica forma di svilimento. “Me and Earl and the dying girl” racconta qualcosa che non sarebbe concesso sapere se, per giusta repulsione, dovessimo fermarci al titolo nostrano.

Per fortuna abbiamo stomaci forti e possiamo affrontare anche parole indigeste per scoprire che dietro un apparente teen movie c’è molto di più.

“Quel fantastico peggior anno della mia vita” narra l’ultimo episodio dell’esperienza liceale dell’adolescente Greg Gaines che cerca, tra i banchi di scuola, l’invisibilità sociale mentre, con il socio Earl, confeziona parodie di grandi classici della cinematografia. Il proposito di vivacchiare nell’anonimato viene compromesso da sua madre, che lo induce a stringere amicizia con Rachel, una sua compagna di classe affetta da leucemia.

Affrontando a viso aperto il rischio di una scontata retorica sulla malattia con relativa spinta alla lacrimosa commozione,  Alfonso Gomez-Rejon sforna un’opera fresca, contraddistinta da un’equilibrata bizzarria. La trama si avvolge intorno a un triangolo amicale che, tra bordate di cinismo e colpi d’ilarità, rotola verso l’impervio passaggio all’età adulta.

“Quel fantastico peggior anno della mia vita”: il passaggio all’età adulta in un racconto dall’equilibrata bizzarria

Scuola, amicizia, amore, malattia, morte, Greg, il nerd, ha un fardello niente male da portare sulle proprie spalle ma lo spirito dissacrante insito nell’animo adolescenziale è in grado di filtrare, non senza problemi, anche i più grandi temi dell’esistenza. Il tempo per le digressioni sentimentali è occupato da avvincenti scorribande nel far west delle giovanili emozioni, dalle quali scaturiscono dialoghi pervasi da un’intelligente verve che li rende indiscutibilmente amabili.

Infine tutto il film trasuda cinema da ogni fotogramma, ed è invaso dall’amore per la settima arte. Le citazioni sono disseminate in ogni angolo della sceneggiatura con rimandi e parodie, pietanze succulente di un menù per cinefili.  Alfonso Gomez-Rejon, come un moderno Pollicino, ha lasciato cadere i suoi sassolini bianchi: gli amanti del grande schermo non dovranno far altro che raccoglierli fino all’epilogo della favola di Greg, Earl e della ragazza morente.

Riccardo Muzi

 

 

 

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