Pupi Avati al Roma Fiction Fest, una chiacchierata col pubblico di cinema e tv Un Avati particolarmente in forma non si risparmia per raccontare di se al pubblico in sala
“Un Poeta fuori dal coro” è il titolo del breve omaggio proiettato prima dell’intervista da parte di Steve Della Casa, in cui un ristretto numero di amici del regista bolognese ne tesse le lodi professionali e umane, e proprio quella di un uomo fuori dal coro è la figura che emerge da questo incontro.
Pupi Avati delizia il pubblico in sala con una serie di indimenticabili aneddoti sulla sua vita professionale, soprattutto del suo rapporto con l’elettrodomestico televisivo: dal suo esordio nel campo della pubblicità, chiamato da Alberto Lionello, che cercava un regista “di tendenza” a sostituire, per il Cynar, il mitico Carosello di Ernesto Calindri, impegnato a gustare il suo amaro in mezzo al traffico. Girato un filmato, a detta dello stesso regista, “Pirandelliano”, e soprattutto avendo constatato un drammatico calo delle vendite, si decise a ritornare al passato, ma la moglie di Lionello minacciò addirittura il divorzio se avesse visto il marito seduto a un tavolino con l’amaro in mano.
Poco dopo, alla fine degli anni ’70, Mimmo Scarano, allora direttore di Raiuno, propose ad Avati di girare uno sceneggiato televisivo, come si chiamavano allora, e il regista esordì con “Jazz Band”, primo prodotto di raiuno a colori. Il racconto, che attingeva da episodi della giovinezza del regista, e dalla Bologna anni ’50 delle orchestrine jazz, che inseguivano a modo loro il sogno americano, ebbe un successo enorme, in un periodo in cui, erano i primi mesi del 1978, le tensioni sociali in Italia erano altissime.
Oggi il regista ci riprova, ancora una volta con una storia controtendenza, a suo modo rivoluzionaria: quella di un incontro di due giovani nel 1948, il loro matrimonio sette anni dopo, e il loro celebrare le nozze d’oro nel 2005. Nell’Italia di oggi proporre l’attraversamento di mezzo secolo di storia patria attraverso gli occhi di una coppia stabilmente sposata da cinquant’anni è sicuramente inusuale, e anche stavolta la componente autobiografica è fondamentale.
Il regista emiliano, sposato a sua volta da 47 anni, celebra l’elogio dell’amore litigioso: “Solo attraverso lo scazzo quotidiano è possibile conoscere e farsi conoscere dal partner, dopo tanti anni hai accanto a te una persona che è anche uno scrigno che ti contiene”.
Chiediamo scusa al grande regista per aver rivelato questo pensiero dolce per la sua compagna di una vita, anche se ci aveva chiesto di non farlo…avevano appena litigato prima di venire all’Auditorium e non vuole darle soddisfazione.
Daniele Battistoni
27 / 09 / 2011
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