Presentazione di ‘Tutti per uno’ al Saint Louis di Roma E’ stato presentato, nel centro di cultura francese Saint Louis di Roma ‘Tutti per uno’, il film, che ha emozionato il pubblico dello scorso Festival di Cannes anche grazie alla presenza di Valeria Bruni Tedeschi nel cast e che uscirà nelle sale italiane il primo di giugno
A raccontare al pubblico presente in sala, le gravose condizioni dei così detti ‘sans-papier’, protagonisti di “Tutti per uno”, l’amabile parola del regista Romain Goupil, che tra battuta e denuncia ha così illustrato i motivi della scelta di tale argomento: “Il tema dell’immigrazione, ce lo conferma ciò che ultimamente abbiamo visto accadere in Tunisia, in Libia, in Egitto e speriamo in Siria, è di stretta attualità. In Francia da questo punto di vista abbiamo fatto molti passi indietro, soprattutto da quando il presidente Sarkozy è salito all’Eliseo. La politica di questo governo concepisce l’altro, il diverso, come nemico e non perché non sia cosciente delle gravi difficoltà che derivano spesso dall’espatrio, ma perché una tale visione dello straniero come delinquente gli permette di guadagnare consenso elettorale. Ho voluto ambientare la storia di questi bambini nel futuro per distaccarmi dal nauseabondo presente, per guardare le cose ad una distanza di 50, 60 anni che potesse sottolineare la portata indegna assunta dal discorso sull’immigrazione. La mia speranza è che guardandoci indietro ci renderemo conto di quante sono state le persone che invece di sentirsi onorate della possibilità di accogliere un immigrato, sono persino arrivate a maltrattarli”.
Dopo un breve discorso su quanto la Francia abbia sbagliato nei mesi scorsi ad opporsi ai permessi di soggiorno di sei mesi concessi dall’Italia ai rifugiati di Lampedusa, il regista ha poi spiegato le ragioni della scelta dei bambini come protagonisti, concludendo con un omaggio all’attrice ed amica seduta al suo fianco, Valeria Bruni Tedeschi: “Il punto di vista infantile era assolutamente necessario per mostrare un’ingiustizia quotidiana, che noi adulti per andare avanti dimentichiamo, mentre i bambini non dimenticano, non sono realisti come noi. E poi i bambini sono divenuti spesso il simbolo di lotte in cui il proprio diritto alla vita e ai diritti fondamentali era venuto meno. Pensiamo all’immagine della bambina vietnamita ritratta in mezzo alle macerie della guerra o quella dei bambini del ghetto di Varsavia. Quello che vorrei far capire al pubblico è che il dramma dei sans-papier e le lotte dei paesi orientali stanno assumendo una portata epocale paragonabile a quella della caduta del muro di Berlino e che è nostro dovere occuparcene nel migliore dei modi. Certo, dal punto di vista della recitazione non è stato semplice lavorare con degli attori minorenni. In questo sono stato davvero orgoglioso del lavoro di Valeria, che ha saputo ascoltarli, mettersi alla loro altezza e soprattutto cambiare il proprio modo di recitare come spesso avviene in queste circostanti. La conosco da molto tempo e sapevo che sarebbe stata perfetta per la parte della mamma chioccia. Il proprio modo di parlare con le mani, con tutto il corpo, riuscendo ad essere accogliente anche senza dover pronunciare grandi discorsi”.
Si è dunque concluso così l’intervento di Goupil, il quale ha durante le interviste specificato di aver voluto scrivere non un film di denuncia alla Loach oppure alla Moore, bensì una storia d’amore che semplicemente invitasse a riflettere sulla vita e le sue mille strade.
Cecilia Sabelli
01 / 06 / 2011
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