Pietro Mascagni: il centenario della prima colonna sonora del cinema italiano

Il 2017 testimonia un evento importante e innovativo tanto nel panorama musicale quanto in quello cinematografico: compie 100 anni la prima colonna sonora del cinema nostrano, composta da Pietro Mascagni, un artista di fama mondiale che per anni è stato protagonista della scena lirica fra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900. Nel 1917, infatti, ha realizzato un vero e proprio capolavoro che potrebbe essere inserito nel patrimonio culturale italiano, musicando il film muto “Rapsodia Satanica” del regista Nino Oxilia.

Rapsodia Satanica: Pietro Mascagni abbraccia il cinema

Rapsodia Satanica Nino Oxilia

La grande attrice Lyda Borelli in una scena del film muto “Rapsodia Satanica” (1917) Nino Oxilia

Pietro Mascagni è stato un vero talento e icona della sua epoca, una celebrità nota anche per il stile e la sua innata eleganza: dopo il fortunato esordio con l’opera “Cavalleria Rusticana” (1890), rappresentata nei teatri di tutto il mondo, è riuscito a portare avanti, grazie al suo genio creativo, una tradizione secolare, diventando uno fra i più apprezzati direttori d’orchestra che siano mai esistiti; il suo contributo al cinema è stato vitale per la nascita di un genere che ha caratterizzato gli anni moderni, portando di nuovo in auge l’Italia come fonte di novità e arte.

Pietro Mascagni è stato consacrato come indiscusso re dell’opera quando nel 1888 partecipa a un concorso indetto da Edoardo Sonzogno, editore milanese, rivolto a tutti i giovani compositori che non avevano ancora avuto l’opportunità di mettere in scena il proprio lavoro: classificandosi fra i tre vincitori, l’artista livornese ha l’occasione di veder rappresentata due anni dopo “Cavalleria Rusticana”, tratta dalla famosa novella di Giovanni Verga, che costituisce il suo lavoro più noto: ottenendo l’entusiasmo del pubblico e della critica, la storia del giovane Turiddu e della sua amata Gloria è ancora oggi molto apprezzata, soprattutto grazie alla straordinaria musica che è stata in grado di trasportare sul palcoscenico il verismo dello scrittore siciliano.

Da questo momento, la carriera di Mascagni inizia la sua ascesa, arrivando ad includere altre 15 opere che gli hanno conferito una fama che si estende per tutto il globo: ricordiamo “L’amico Fritz” (1891), “Iris“(1898), un’opera giapponese scritta sul libretto di Luigi Illica, con la quale per la prima volta esplora il mondo del simbolismo e dell’esotismo in voga in quegli anni e “Le maschere” (1900). Il suo successo cresce sempre di più e dopo aver continuato anche la passione di direzione d’orchestra che lo ha portato a viaggiare in giro per il mondo con le sue tournée fino al 1903, anno in cui diventa direttore della Scuola Nazionale di Musica di Roma e, 6 anni dopo, direttore artistico del Teatro Costanzi di Roma.

Pietro Mascagni e il successo di “Rapsodia Satanica”

Locandina d'epoca "Rapsodia Satanica"

La locandina d’epoca del film “Rapsodia Satanica” (1917) di Nino Oxilia con le musiche di Pietro Mascagni

Il suo contributo artistico, però, non si limita solamente all’opera e al grande lavoro accademico: Pietro Mascagni nel 1915 è stato chiamato dalla casa di produzione CINES per comporre e dirigere le musiche del film “Rapsodia Satanica” e il suo estro creativo non si è fatto sfuggire l’occasione di entrare in contatto con la settima arte, riconoscendo con eccezionale istinto e intelligenza il grande potenziale del mezzo cinematografico. Il regista Nino Oxilia ha ideato uno dei film muti più importanti della sua generazione: la storia è d’ispirazione faustiana e mostra un’atmosfera decadente, intimista, che pone al centro l’interiorità dei personaggi, i loro sentimenti e la loro dimensione psicologica. La grande star italiana Lyda Borelli si è distinta per l’inedita interpretazione di Alba d’Oltrevita, un’anziana dama appartenente all’aristocrazia del suo tempo che vuole recuperare la bellezza perduta anche a costo di rinunciare per sempre all’amore.

“Rapsodia Satanica”, trasmesso per una piccola élite e solo due anni dopo al grande pubblico, ha raccolto un grande successo della critica che lo ha considerato un grande esempio di studio, ricerca e sperimentalismo, un sodalizio ben riuscito fra musica e immagine ma anche fra due grandi geni innovatori: per la prima volta nella storia un compositore di professione, appartenente all’ambiente accademico ufficiale, ha firmato una colonna sonora sincronizzando scrupolosamente la musica con le scene del film. Pietro Mascagni si è impegnato in un minuzioso lavoro di precisione che ha definito “lungo, improbo e difficilissimo”. L’artista misurava con un cronometro la corrispondenza fra il suono prodotto dall’orchestra e le immagini della pellicola: non ha prodotto semplicemente una musica di accompagnamento che fosse un semplice supplemento del film ma ha creato uno sfondo intessuto di note che si muove di pari passo con la storia, in un crescendo di emozione e tensione volto ad esprimere i sentimenti e la vicenda narrativa rappresentata.

Pietro Mascagni: un protagonista della scena culturale italiana

Con “Rapsodia Satanica”, pellicola di grande successo, Pietro Mascagni ha dimostrato di essere un visionario, sancendo la rinascita del legame indissolubile fra musica e cinema e inserendosi brillantemente in un periodo di grande rinnovamento culturale: dopo l’Ottocento, il cinema vuole iniziare a raccontare storie, ad adottare un linguaggio più sottile, articolato e complesso e la musica è lo strumento di cui servirsi per produrre una nuova forma di comunicazione con il pubblico, un connubio di due arti diverse che, insieme, riescono a penetrare l’anima e la memoria delle persone.

Thimothy Brock, direttore d’orchestra americano specializzato in colonne sonore di film muti, ha affermato: “Mascagni elaborò un metodo che la maggior parte dei compositori di musica per film avrebbe adottato solo una decina di anni dopo. Compose uno degli accompagnamenti più raffinati e complessi della storia del cinema muto e sonoro, spingendosi ben oltre la percezione visiva per delineare i tratti più reconditi dei personaggi. La sua partitura è il più grande dono che un compositore abbia fatto al cinema mondiale; non c’è espressione, gesto o svolazzare di veli che non trovi posto nella partitura…basta solo cercare”.

Pietro Mascagni al pianoforte

Una vecchia foto del compositore livornese Pietro Mascagni al pianoforte

Mascagni, con il suo operato e il suo talento, ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana, un eco che si è espansa al di là dell’Europa e che lo vede protagonista anche delle cronache mondane dell’epoca per il suo stile elegante ed inconfondibile: “Gli eleganti si vestivano come lui, le donne correvano a vederlo, le ragazze ritagliavano le sue fotografie dalle riviste, all’estero era l’italiano più noto. Ebbe sul costume dell’epoca, il peso che avrà in seguito il principe di Galles, i suoi abiti, i suoi capelli (il grande ciuffo fluente ed ondulato), le sue scarpe, anche il suo vezzo di non farsi crescere barba e baffi verrà poi imitato in tutto il mondo per essere “alla moda”. Il musicista era nel vivo dell’ambiente culturale della sua epoca: una vita sentimentale burrascosa, costellata di molte donne, un rapporto molto stretto con Gabriele D’Annunzio e con molti pittori fra cui Giovanni Fattori. Un vero e proprio intellettuale di fine ‘800: la sua musica è ecletticamente proiettata verso il futuro, abbraccia varie linee di pensiero (verismo, simbolismo, decadentismo, espressionismo) ed è appassionata ed eternamente viva.

Quest’anno ricorre il centenario della sua importante invenzione: la colonna sonora di “Rapsodia Satanica” (1917), la prima italianissima invenzione di Pietro Mascagni, un grande compositore che non ha avuto paura di sperimentare e di esporsi nonostante la sua popolarità. Il musicologo e critico musicale Carlo Piccardi ha dichiarato: “Pietro Mascagni aveva capito esattamente che il contributo più originale che la musica potesse dare al cinema non era il rafforzamento del richiamo dell’immagine alla realtà bensì il contrario, la sua capacità di trascenderlo (..)”.

Ludovica Attenni

10/04/2017

 

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