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Piera Degli Esposti e il suo sogno d’amore realizzato

Intervista a Piera Degli Esposti

Abbiamo intervistato Piera Degli Esposti, attualmente nelle sale con il film “Il Divo” di Paolo Sorrentino che si aggiudicato il Premio della Giuria al Festival di Cannes e, in uscita da oggi, con il cortometraggio “Lettera d’Amore a Robert Mitchum” di Francesco Vaccaro distribuito da Lucky Red insieme al film “Quando i miei genitori andarono in vacanza”. Di entrambi i film vi abbiamo già raccontato ma ora ascoltiamo la voce di Piera.
Qual è stato il motivo che l’ha spinta a girare il corto “Lettera d’amore a Robert Mitchum” con un regista esordiente come Francesco Vaccaro?
Ho sentito in Francesco Vaccaro un artista, che è un po’ diverso da un regista. L’artista è qualcosa di più profondo, a me più familiare. Io ho sempre voluto scoprire i grandi “appartati” ovvero gli artisti che non uscivano subito per la loro timidezza. Ho sentito in Francesco una garanzia e ho deciso di appoggiarlo.
Come è nata l’idea trainante di questo cortometraggio ovvero la lettera a Robert Mitchum?
Ci siamo conosciuti ad una cena di amici comuni e abbiamo deciso di incontrarci successivamente per trovare un tema da affrontare. A casa mia poi abbiamo guardato diversi album, anche con foto della mia famiglia. Francesco si è soffermato sulle foto di Robert Mitchum e sulla lettera. Gli ho raccontato la storia e lui l’ha giudicata bella. Abbiamo deciso di imbarcarci su questa nave e siamo partiti con le idee e le proposte. Successivamente siamo passati alla fase operativa: sceglievamo il mio trucco, provavo le sciarpe e abbinavamo i colori. Tuttavia niente ci avrebbe fatto pensare ad un successo così immediato. Il cortometraggio è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma a settembre 2007 e da subito ci sono stati gli applausi. Anche i critici più severi come Roberto Nepoti e Fabio Ferzetti hanno elargito complimenti. Pensi che Ferzetti sul “Messaggero” nel suo articolo di chiusura della Festa ha parlato del nostro corto oltre che dei film premiati. Abbiamo avuto insomma due sostenitori di qualità che ci hanno incoraggiato con i loro suggerimenti.
A proposito dei suggerimenti per la distribuzione del film, lei ha parlato nella conferenza di presentazione della difficoltà a far uscire i cortometraggi nelle sale cinematografiche.
Io e Francesco Vaccaro abbiamo preso coraggio dall’accoglienza ricevuta alla Festa di Roma e abbiamo bussato alle porte delle case distributrici. Finalmente Andrea Occhipinti con la Lucky Red ha deciso di distribuirlo nei cinema insieme al film brasiliano “L’anno che i miei genitori andarono in vacanza”. Non succede quasi più che i corti vadano nelle sale… In fondo il percorso di Vaccaro somiglia molto al mio sogno realizzato con Robert Mitchum.
Qual è il segreto del successo del vostro corto?
“Lettera d’amore a Robert Mitchum” ha toccato un tasto che le donne hanno bisogno di sentire: la lettera mai spedita, il tono romantico, la fedeltà ad un sogno. Nulla mi ha distolto dal mio sogno. Tutte le donne che incontro mi dicono che hanno sogni romantici o mi raccontano di lettere tenute nel cassetto. Persino alla presentazione che abbiamo fatto all’università una ragazza mi ha detto: “Ma io ho qualche anno più di lei quando scrisse la lettera, potrei farlo anche io allora!” Forse il mio passato di femminista mi fa sentire questa vicinanza con le donne. Ho sentito molto la loro risposta. Inoltre una grande regista (Lina Wertmüller N.d.R.) mi ha fatto realizzare il sogno a casa sua solo due anni prima della scomparsa di Mitchum. E’ quasi un miracolo!
Vorrebbe dirigere un cortometraggio?
Penso che non saprei usare la macchina da presa, non sono portata per le cose tecniche.
Parliamo di questa fase di grande successo della sua carriera cinematografica.
E’ un momento che il cinema mi è amico, in questa terza fase della mia carriera mi chiamano tanti grandi nomi, tanti autori. In realtà ho sempre lavorato con grandi registi come i fratelli Taviani, Pasolini, Ferreri ma nel primo periodo della mia carriera ho spesso preferito il teatro al cinema e i registi si chiedevano il perché. Ora ho finito di girare un film con Maria Sole Tognazzi che è una giovane regista e mi ricorda tanto il suo papà che fu mio marito nel film della Wertmüller “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante di strada”.
Come si fa ad interpretare un personaggio come Vincenza Enea, la segretaria di Andreotti, ne “Il Divo” di cui nessuno conosce praticamente nulla?
Questo è proprio il fascino della figura di Vincenza Enea. In passato comunque avevo sentito parlare di questa donna. Ho accettato a scatola chiusa la proposta di Paolo Sorrentino, gli ho ubbidito e ho interpretato la sua Enea. Del resto Sorrentino ha rappresentato il suo Andreotti e questo lo dico anche per rispondere alle polemiche che ci sono state. E’ come andare ad una mostra e vedere un bel quadro, ognuno ne darà la sua personale interpretazione. Essendo suggestionata dal cinema di questo regista napoletano, ero affascinata anche dalla sua idea di Vincenza Enea. E’ una donna enigmatica, della quale non si conosce nemmeno la vera ragione dell’allontanamento dal lavoro, secondo alcuni fu cacciata, secondo altri fu allontanata a causa della sua malattia.
Dal momento che scrivo per il sito Internet Ecodelciema, le chiedo come è il suo rapporto con il computer?
Sono ancora legata ai cavalli. Sono più vicina al regno animale che al regno della tecnica. Forse Internet lo conoscerò prima di andare via.
Ilaria Capacci

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