Philip Seymour Hoffman (Fairport, New York, 23 luglio 1967)
Viene definito un anti-divo il bravo e carismatico Philip Seymour Hoffman. Sarà per via dei ruoli che ha sempre rivestito, per lo più di cattivi o antipatici, sarà per via della sua vita ritirata che non balza mai agli onori della cronaca. Nasce a Fairport nel 1967 e nel 1989 si laurea alla Tisch School of the Arts University di New York. In attesa della grande occasione, fa molti lavoretti, incluso cameriere e bagnino, ma non rinnega questa parte della sua vita. Ha dichiarato, infatti, di esserne orgoglioso dato che grazie ad essa ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare il leggendario jazzman Miles Davis. I primi ruoli appartengono al 1991: partecipa ad un episodio della nota serie tv “Law and Order – I due volti della giustizia” e approda al cinema nella commedia “Triple Bogey on a Par Five Hole” di Amos Poe. Ma è nel 1992 che arriva la prima scrittura importante, quella dell’odiosoGeorge Willis Jr., in “Scent of Woman” di Martin Brest con Al Pacino (remake del nostro “Profumo di donna” con il grande Gassman). Hoffman ha dichiarato che questo film è stato il punto di svolta della sua carriera. Nel 1996 viene ingaggiato dal regista Paul Thomas Anderson che non lo mollerà molto facilmente. Phil è stato, infatti, il suo pilastro, comparendo in tutti i suoi primi quattro lavori (“Sydney” del 1996, “Boogie Nights – L’altra Hollywood” del 1997, “Magnolia” del 1999, “Ubriaco d’amore” del 2002). Riceve molti consensi dalla critica per l’interpretazione in “Happiness” di Todd Solondz nel 1998 e tra l’autunno e l’inverno del 1999 viene sepolto da molti riconoscimenti per le sbalorditive prove in: “Flawless – Senza difetti” di Joel Schumacher (in cui interpreta un travestito intelligente, graffiante, saggio, e straordinariamente umano a fianco a Robert De Niro); “Il talento di Mr Ripley” di Anthony Minghella e “Magnolia” del già citato Anderson. “Le sue scelte vanno sempre a personaggi anomali, ribelli, stravaganti, e anticonformisti: tipi come lui” (Lo Specchio). Continua la sua ascesa con “Hollywood, Vermont” di David Mamet nel 2000, “La 25ª ora” di Spike Lee nel 2002, dove lavora insieme al collega Edward Norton che ritroverà anche in “Red Dragon” di Brett Ratner, sempre nel 2002, dove viene narrato l’antefatto della storia di Hannibal Lecter, tratta dalla fortunata serie di romanzi di Thomas Harris. Lavora ancora con il regista Anthony Minghella nel 2003 in “Ritorno a Cold Mountain”. Ma è nel 2005 che arriva il trionfo con “Truman Capote: a sangue freddo” che gli vale il meritatissimo premio Oscar come miglior attore protagonista. Diretto da Bennet Miller, il film narra la vita del noto giornalista, scrittore e sceneggiatore (suo il bellissimo “Colazione da Tiffany”), limitandosi ai soli anni in cui Capote scrisse il libro-documentario “A sangue freddo”. Nonostante fisicamente fosse diverso da Truman Capote, Philip Seymour Hoffman è riuscito a calarsi talmente tanto nel personaggio che tutti quelli che hanno conosciuto lo scrittore ne hanno notato l’incredibile e camaleontica somiglianza. La sua carriera prosegue sempre costellata da enormi successi di critica. Nel 2006 lo vediamo lavorare di nuovo con Tom Cruise in “Mission: Impossibile III” del regista di J. J. Abrams. Il 2007 è un anno particolarmente prolifico dato che recita in ben tre pellicole in cui emerge ancora la sua enorme bravura e, a detta di molti, per cui avrebbe meritato almeno un’altra statuetta: “La famiglia Savage” di Tamara Jenkins con la bravissima Laura Linney (nominata all’Oscar per la sua interpretazione); “Onora il padre e la madre” di Sydney Lumet e “La guerra di Charlie Wilson” del “laureato” Mike Nichols insieme a Tom Hanks e a Julia Roberts. L’attore è tuttora impegnatissimo e lo ammireremo prossimamente a fianco a Meryl Streep nella trasposizione cinematografica dell’opera teatrale “Doubt” di John Patrick Shanley (l’opera è stata anche nei nostri teatri diretta da Sergio Castellitto ed interpretata da Stefano Accorsi); in “Synecdoche, New York” di Charlie Kaufman e in “The trial of the Chicago 7” di Steven Spielberg. E non vediamo l’ora di gustarci le sue sublimi interpretazioni.
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