Perché Johnny Depp dovrebbe vincere l’Oscar
Mai come nell’anno dell’80ª edizione degli Academy Awards la corsa alla conquista della statuetta nella categoria “Miglior Attore Protagonista” è stata così impari. Dei cinque candidati, due su tutti hanno i favori del pronostico: il “solito” Daniel Day-Lewis, che a detta di molti film ne fa pochi ma buoni, e Johnny Depp, già una volta candidato per l’interpretazione di Jack Sparrow in “I Pirati dei Caraibi” Vol. I (e peccato che in quell’occasione l’Oscar gli sia scivolato dalle mani per un soffio).Sebbene l’opinione comune (dell’ambiente in primis, ma anche dei vari bookmaker che hanno bancato le nomination all’Oscar) dia vincente Daniel Day-Lewis, l’opinione di chi scrive è che l’Oscar, quest’anno, dovrebbe essere assegnato, e senza pensarci due volte, a Johnny Depp, candidato per l’interpretazione di “Sweeney Todd - Il Diabolico Barbiere di Fleet Street”. Sarà pur vero che Tim Burton ha creato un’opera dal carattere particolarmente elitario, poco commerciale, ma è anche sacrosanto che un film così, e soprattutto un protagonista così, raramente si è visto in giro. Johnny Depp ha beccato la candidatura all’Oscar, unica delle tre a rientrare nelle categorie considerate “importanti”, e di motivi per portare a casa la statuetta ne ha a bizzeffe. Già basterebbe il fatto che si deve spostare dalla Francia, dove l’attore ha fissa dimora, per andare a Los Angeles a presenziare alla cerimonia (obblighi contrattuali dei candidati), ma c’è di più, molto di più. Lo sanno tutti che “Sweeney Todd” è un musical tratto da un musical, ma nessuno degli attori che vi ha partecipato è un cantante professionista. Men che meno Johnny Depp, il quale dopo aver ricevuto la “chiamata alle armi” dall’amico Tim Burton, piuttosto che dirgli di no si sarebbe fatto tagliare una mano. Ed eccolo là, per tre mesi, a provare e riprovare tutti i brani del libretto in una sala prove per non sfigurare ma, soprattutto, non far sfigurare il suo amico regista che in lui crede e ha sempre creduto, perché «Johnny è uno che si mette sempre in gioco, è questo che mi piace tanto di lui». Tim Burton “docet”! E poi quel piglio severo, pensoso, angosciato, quella maschera d’odio che per tutta la durata del film rimane salda sull’espressione di Johnny Depp/Sweeney Todd, il quale pur non sorridendo quasi mai, riesce ad esprimere la più vasta gamma di sensazioni ed emozioni (perlopiù negative, ma ogni tanto la tenerezza lo assale quasi inconsapevolmente), semplicemente con uno sguardo. In poche parole, Johnny Depp meriterebbe di vincere l’Oscar perché ha portato una ventata di innovazione nell’interpretazione di un personaggio che più negativo non potrebbe essere, ma per il quale non si può fare a meno di provare simpatia ed empatia, al contrario del “solito” (ripetizione voluta!) Daniel Day-Lewis che, senza voler nulla togliere alla sua bravura, con il suo “petroliere” ricorda fin troppo il “macellaio” di Gangs of New York. In sei parole: nulla di nuovo sotto al sole.
Daria Ciotti
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