PAUL NEWMAN - BIOGRAFIA
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Paul Newman - Biografia

Paul Newman, l'uomo dagli occhi più belli del cinema mondiale

(Shaker Heights, 26 gennaio 1925 – Westport, 26 settembre 2008)

Carisma da vendere, grande capacità interpretativa, sguardo attento e vivo. È lui Paul Newman, l’uomo dagli occhi più belli del cinema mondiale. Grazie alla sua bravura e al suo fascino, il suo astro ha brillato per oltre 50 anni fino al giorno del ritiro dalla scene, annunciato il 25 maggio 2007, poco più di un anno prima della sua morte. Nato nel 1925 nell’Ohio a Shaker Heights, Paul Newman è figlio di genitori americani di seconda generazione (la madre proveniva dalla Slovacchia allora parte dell'impero Austro-Ungarico, il padre da una famiglia tedesca ebrea).

Dopo l’High School, nel 1943, il giovane Paul sceglie l’aviazione di Marina; un problema alla vista gli impedisce di diventare pilota, ma durante la Seconda Guerra Mondiale è su una nave nel Pacifico. Una volta finito il conflitto si laurea in scienze nel 1949 e sposa Jackie Witte, dalla quale avrà tre figli (l’unico maschio muore nel 1978 per overdose). Il 1949 è anche l’anno della morte del padre. È così che Paul si fa carico del negozio di articoli sportivi della famiglia e lo gestisce fino al 1951, quando decide di iscriversi prima alla Yale School of Drama, poi, nel 1952, trasferitosi a New York, all’Actor Studio. Inizia così la sua attività teatrale e proprio a teatro incontra l’attrice Joanne Woodward, con la quale starà fino alla fine dei suoi giorni.

Il debutto a Broadway avviene nel 1953 con “Picnic”. Quei suoi occhi blu, che in marina erano stati un impedimento, saranno notati dai produttori della Warner Bros che gli offrono la possibilità di esordire al cinema con il kolossal “Il calice d’argento” (1954), anche se sarà “Lassù qualcuno mi ama” (1956) a lanciarlo definitivamente e a porlo all’attenzione di pubblico e critica con il ruolo di Rocky Graziano.

Intanto, il 29 gennaio del 1958, dopo il divorzio da Jackie Witte, convola nuovamente a nozze a Las Vegas con Joanne Woodward, che quell’anno vince l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista con “La donna dai tre volti” e dalla quale avrà tre figlie. Il sodalizio sentimentale tra i due trova un riscontro anche in campo lavorativo. Tanti i successi nei quali marito e moglie lavorano insieme: “Missili in giardino” (1958), “La lunga estate calda” (1958), “Dalla terrazza” (1960), “Il mio amore con Samantha” (1963), “Indianapolis pista infernale” (1969), “Un uomo oggi” (1970), “Detective Harper: acqua alla gola” (1976), “Harry & Son” (1984), “Mr. & Mrs. Bridge” (1990).

Professionalmente il 1958 è importante per “La lunga estate calda”, grazie al quale ottiene il premio al Festival di Cannes per la Miglior Interpretazione Maschile, e “La gatta sul tetto che scotta” con Elizabeth Taylor, diretto da Richard Brooks e tratto da un dramma di Tennessee Williams. Gli anni Sessanta sono quelli della consacrazione: Paul Newman passa alla storia nel 1961 con “Lo spaccone”, meraviglioso nella compattezza della sceneggiatura, nella perfezione dei dialoghi e nelle capacità degli interpreti principali. Nel ruolo di “Eddy lo svelto”, l’attore si trasforma in leggenda, tanto che in futuro Paul deciderà di indossare nuovamente i panni del giocatore di biliardo, accanto a un giovane Tom Cruise, ne “Il colore dei soldi” (1986), di Martin Scorsese. Grazie a quest'ultimo, vincerà finalmente l’Oscar che non ritirerà personalmente, perché non presente alla cerimonia, a causa delle molte nominations, mai seguite da un premio.

Fra i due film, tanti saranno i personaggi attraverso cui Paul Newman passerà con maturità interpretativa e una buona dose di carisma, che non farà altro che aiutarlo nel corso della sua lunga carriera. Ricordiamo tra tutti: lo scrittore alcolizzato di “Intrigo a Stoccolma” (1963), il detective privato Harper in “Detective’s Stories” (1966), il fisico americano Armstrong ne “Il sipario strappato” (1966) di Alfred Hitchcock, il detenuto ribelle di “Nick mano fredda” (1967) e il Butch Cassidy spensierato e fanciullesco dell’omonimo film, accanto a un altrettanto indimenticabile Robert Redford (1969). Poi, sempre con Robert Redford, si trasforma nel più esperto truffatore degli Stati Uniti ne “La stangata” (1973), vincitore di ben 7 premi Oscar, per partecipare, in seguito, al cast stellare del Kolossal “L’inferno di Cristallo” (1974). Nel 1978 viene definito da “Newsweek” la stella più pagata di Hollywood (3milioni di dollari a film) e nominato delegato alla conferenza delle Nazione Unite sul disarmo, grazie al suo impegno per la difesa dei diritti civili.

Ma il 1978 è anche l’anno del grande dolore: Scott, il figlio avuto dalla prima moglie, muore per overdose e Paul Newman nel 1984 lo ricorderà dedicandogli la sua quarta regia “Harry & Son” (l’esordio dietro la macchina da presa era avvenuto nel 1961 con “On the Harmfulness of Tabacco”, documentario che prende spunto da Cechov). Tra le prove della maturità ricordiamo: “Diritto di cronaca” (1981) di Sydney Pollack, “Il verdetto” (1982) di Sidney Lumet, “Mister Hula Hoop” di Ethan e Joel Coen, “Twilight” (1998), accanto a Susan Sarandon e Gene Hackman, “Le parole che non ti ho detto” (1999) e “Era mio padre” (2002) con Tom Hanks. Uomo di grande cultura, amante delle macchine da corsa e particolarmente attento ai disagi dei meno fortunati, Paul Newman si è sempre distinto per la sua capacità di distanziarsi da un atteggiamento divistico, rimanendo lontano da gossip e comportamenti di cattivo gusto. Alla fine di luglio è stata resa pubblica la sua lotta contro un cancro ai polmoni che lo ha tolto al suo pubblico il 26 settembre 2008, giorno in cui ha spento i suoi splendidi occhi blu, nella propria casa vicino alle persone a lui care, proprio come desiderava.

Laura Calvo

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