Patrice Leconte – Biografia
Patrice Leconte, un regista che racconta di sentimenti e relazioni umane
(Parigi, 12 novembre 1947)
La sua arte è dotata di poesia e grazia come solo certo cinema francese sa fare; la capacità di raccontare i sentimenti, le relazioni umane e gli eventi della vita con delicatezza e eleganza è uno dei suoi tratti distintivi così come la maestria nell’usare l’umorismo con grande originalità.
Stiamo parlando di Patrice Leconte, regista, attore, sceneggiatore e autore di fumetti. La sua passione per il cinema nasce da giovanissimo quando a quindici anni inizia a girare filmini amatoriali. Poi, dopo un’infanzia trascorsa a Tours, va a Parigi e nel 1967 decide di dedicarsi alla settima arte seriamente, frequentando l’Istituto di Alti Studi Cinematografici, e successivamente, collaborando con i “Cahiers du cinéma” e con la rivista “Pilote”, per la quale tra il 1970 e il 1974 realizza spot pubblicitari e illustrazioni.
Dopo una serie di cortometraggi, esordisce nel 1975 con la commedia ambientata durante gli anni Cinquanta “Il cadavere era già morto”. Grande artigiano della macchina da presa, prosegue la sua carriera con lavori che non trovano distribuzione in Italia, fino a “Tandem” (1987), commedia dai toni malinconici, distribuita nel Belpaese con quindici anni di ritardo. Si muove con garbo cambiando genere, e mostrando la sua capacità di tenere alta la tensione nel giallo “L’insolito caso di Monsieur Hire” (1989), per poi tornare alla commedia che vede per protagonisti Anna Galiena e Jean Rochefort, suo attore feticcio, dal titolo “Il marito della parrucchiera” (1990).
Nel 1993 realizza “Tango” e nel 1994 “Il profumo di Yvonne”, entrambi incentrati sulla fatale capacità di seduzione delle donne. È ambientatoa Versailles nel 1780 il successivo “Ridicule” (1996) che ottiene ben quattro premi César nel 1997 (film, regia, costumi e scenografia) e, nello stesso anno, il nostro David di Donatello come Miglior Film Straniero.
Dopo il poco convincente “Uno dei 2” (1998) con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, realizza quello che può forse essere considerato il suo film più originale: “La ragazza sul ponte” (1999), girato in bianco e nero con il lanciatore di coltelli Daniel Auteuil e la bellissima Vanessa Paradis, che con i suoi istinti suicidi si presta a fare da bersaglio. Ancora con Daniel Auteuil (altro suo attore feticcio), Emir Kusturica e Juliette Binoche è il drammatico in costume “L’amore che non muore” (2000).
Sempre nel 2000 dirige Charlotte Gainsbourg in “Felix et Lola” per poi passare a Laetitia Casta, nel ruolo di una prostituta con Rue Des Plaisirs (2001). Bellissimo e ancora dai toni drammatici è il successivo “L’uomo del treno” (2002) con Jean Rochefort e Johnny Hallyday nei panni dell’enigmatico Milan.
Si dedica alle “Confidenze troppo intime” (2003) di Sandrine Bonnaire, nei panni di una paziente in cura dallo psicanalista, per poi tornare alla commedia con “Il mio migliore amico” (2006), doveritrova Daniel Auteuil. Nel 2008 realizza “La Guerre des miss”, ancora inedito in Italia.
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