Paolo Sorrentino racconta "This Must Be The Place"
Nella cornice della Casa del Cinema di Roma il regista Paolo Sorrentino ha presentato alla stampa la sua ultima fatica cinematografica, in uscita il prossimo 14 ottobre, con protagonista Sean Penn
Un elegantissimo Paolo Sorrentino in giacca e cravatta e dall'aria stralunata ha presentato oggi, alla Casa del Cinema di Roma, insieme ad Andrea Occhipinti di Lucky Red, Nicola Giuliano di Indigo Film, e allo sceneggiatore Umberto Contarello, la sua ultima fatica di celluloide, "This Must Be The Place", con protagonista Sean Penn e in uscita in Italia il prossimo 14 ottobre.
Prima di cominciare con le domande, Sorrentino ha voluto fare una precisazione: "Ci tengo a dire che questo film, un film italiano, è stato venduto in tutto il mondo tranne che in Cina. Non dico questo per vantarmi, ma per far presente che il nostro cinema può essere esportato all'estero". Al regista è stato poi chiesto qualche chiarimento sul coinvolgimento di David Byrne: "Il suo lavoro da regista mi piace molto, il mio film è pieno di riferimenti cinematografici e letterari e quindi è probabile che ci siano degli agganci anche col suo lavoro. La sua carriera musicale invece è stata per me una dittatura. Con lui ci siamo incontrati nel camerino durante un suo concerto a Torino: gli parlai di voler fare un film con protagonista Sean Penn e vedevo nei suoi occhi la perplessità sul progetto. Credo mi abbia preso per matto e che mi abbia detto di sì solo per farmi star buono. Quando invece poi il film si è fatto davvero ho riusato quel suo sì. Per quanto riguarda la musica era felice di poterla comporre, mentre era titubante sulla sua presenza come attore. Alla fine però l'ho convinto".
Interrogato sul personaggio interpretato da Sean Penn, un ex musicista sull'orlo della depressione, Sorrentino ha detto: "Vero, il personaggio ha dei lati che possono sconfinare della depressione, ma l'elemento che ci ha guidato nella sua caratterizzazione è stato il suo essere un inevitabile portatore di gioia". Sull'interprete Sean Penn il regista ha invece detto: "Con Sean Penn ho svolto lo stesso lavoro che ho fatto con altri attori, la differenza è che nel vederlo lavorare ti accorgi che è un attore in grado di fare davvero tutto e questo per un regista è un rischio: con una tale risorsa a disposizione anche tu pensi di poter fare di tutto. Nella sceneggiatura il personaggio era già molto definito ma Sean ha dato al personaggio quello che in una sceneggiatura non può esserci: la voce in falsetto, il modo di camminare, le sfumature, i dettagli".
E' stato poi chiesto al regista dove risieda "l'italianità" nel suo film e Sorrentino ha detto secco: "Nei nomi dei realizzatori, punto. Il che mi sembra moltissimo. Poi non so cosa sia l'italianità se non un dato anagrafico. La cosa veramente importante è avere una buona idea e realizzare un buon film. La nazionalità non è importante. Il titolo in inglese deriva dalla mia canzone preferita, tra l'altro pertinente alla storia del film".
Sui riferimenti cinematografici il regista ha citato principalmente "Una storia vera" di David Lynch: "Ho preso come punto di riferimento la lentezza della narrazione di “Una storia vera”: una lentezza che mi affascina e che spesso è stupidamente considerata come nemica del cinema. Nel mio film mi sono divertito a raccontare una serie di cose diverse perché da spettatore non mi piacciono quei film che toccano un solo tema, mi piace invece quando in un film c'è tanta carne al fuoco. Volevo inoltre raccontare tutto con una struttura narrativa usata raramente al cinema: volevo raccontare la mia storia in soli due atti, ottenendo due parti ben distinte".
Alla domanda se ci siano spunti autobiografici nel film il regista ha risposto sibillino: "Ci sono sicuramente, ma non voglio raccontarli: non amo far parte della moda di parlare ossessivamente di sé".
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