Sospettavamo da tempo che il luccichio dorato non attirasse solamente le famigerate gazze ladre. Ebbene, osservando attentamente, in qualità di curioso-spettatore-amante maniacale del cinema patinato, la scorsa notte degli Oscar, molti nodi sono venuti al pettine. Il bagliore dei gioielli, delle scarpe laccate e dei sorrisi abbaglianti dei grandi attori del panorama internazionale attrae anche selve di fotografi, legioni e legioni a caccia di questo o quel dettaglio da immortalare e poi rivendere al miglior offerente. Ci troviamo, alfine, di fronte ad una serie d’inquadrature fotografiche degne dei migliori paparazzi da dolce vita felliniana, tanto da accostare alla statua formato gigante (che simboleggia il premio Oscar), orecchini, bracciali, decolleté, sciarpe, strascichi e cappellini di ogni genere di fattura. Un vero business da red carpet su cui si potrebbe lucrare all’infinito e sui quali i più celebri artisti e designers si contendono una pubblicità manco tanto occulta, a colpi di spazzola e abilità sartoriali. Per il fotografo, riprendere ogni attimo sublime o pur riprovevole, basta che interessante, diventa essenziale in un mondo che vive d’immagini e si nutre di audience. Per questo la ricerca ossessiva del dettaglio da otturatore permette all’Industria di servirsi di loro, diventa come un rapporto reciproco in cui la fotografia rappresenta la merce di scambio tra popolo e dei (dell’olimpo cinematografico). La sfilata di attori e attrici, accompagnatori e amici è il momento più interessante fino alla proclamazione oggettiva, momento in cui chi osserva le immagini, magari dall’altra parte del mondo e pur brillando di luce propria, rimane incantato dal fascino emesso da divi come Kate Winslet, Sean Penn e moglie (stupenda stanotte Robin Wright); dagli abiti di Penelope Cruz e di Beyoncè, dall’acconciatura del vincitore morale Mickey Rourke e dalla simpatia tipicamente indiana dell’intero cast di “The Millionaire”. Insomma, un trionfo annunciato, un bagliore di stelle amplificato dai flash di quei fotografi che sono nient’altro che la versione umana dei noti volatili.
Simone Bracci
23 / 02 / 2009
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