Operazione Valchiria - Conferenza Stampa All’Hotel Hassler di Roma si è svolta oggi la conferenza stampa del film “Operazione Valchiria”, pellicola che ha suscitato parecchie discussioni. Tratto da una storia vera, il film è la cronaca del coraggioso ed ingegnoso piano per eliminare uno dei più perversi tiranni che il mondo abbia mai conosciuto, Adolf Hitler. La presentazione della pellicola diretta da Brian Singer ed interpretata, tra gli altri, da Tom Cruise, anche produttore, avviene proprio all’indomani del giorno dedicato alla Memoria della Shoah. “Operazione Valchiria” sarà nelle sale il 30 gennaio, distribuito dalla O1 Distribution in 400 copie. Alla conferenza erano presenti: il regista, Bryan Singer, lo sceneggiatore Christopher McQuarrie e il protagonista, Tom Cruise. L’attore è stato davvero molto disponibile e paziente, a fine conferenza, nel distribuire autografi e nel mettersi in posa per le foto dei numerosi fan. Di seguito le domande rivolte dalla stampa.
Il film narra la storia in maniera molto classica. Come mai avete fatto questa scelta? Avete avuto qualche controversia con il popolo tedesco?
Bryan Singer: Noi credevamo fermamente nella storia e volevamo che lo stile non prendesse il sopravvento sui fatti narrati. Non c’è stato nessun tipo di controversia con la Germania, anzi abbiamo anche avuto dei finanziamenti tedeschi per la realizzazione del film. È stata una bellissima esperienza considerando anche il fatto che erano gli americani a raccontare una storia tedesca! Abbiamo avuto molto sostegno sia dalla troupe locale sia dal popolo tedesco.
Tom Cruise: Il film è stato fatto per il pubblico e per rendere omaggio alla storia. Non abbiamo avuto alcun tipo di problema, anzi, quando siamo andati a Berlino per presentare il film, abbiamo avuto un’ottima accoglienza ed una standing ovation di 10 minuti alla fine della proiezione.
Il protagonista della pellicola, il conte colonnello Claus von Stauffenberg, in realtà, lo dice la storia, è stato un antisemita, un razzista e un fedele servitore di Adolf Hitler che considerava non all’altezza del ruolo che aveva. Con la versione narrata nel film voi infondete al pubblico un’idea antinazista falsa.
Bryan Singer: Quello che dice non è esattamente preciso. Il popolo tedesco era nel caos e, sebbene il conte abbia abbracciato gli ideali di Hitler, la nazificazione è avvenuta anche con lo sterminio di molti colonnelli che, così come il conte, volevano liberarsi di tutto quel male perché lo odiavano con tutti loro stessi. È stato importante mostrare al mondo che il conte colonnello Claus von Stauffenberg era diverso.
Tom Cruise: Ne è testimonianza il fatto che la ragione per cui il conte era stato mandato in Africa dalla zio, anch’egli in forza alla Ghestapo, era proprio che lui era una persona diretta e poteva diventare scomoda.
Christopher McQuarrie: La ringrazio moltissimo per questa domanda, che poi è un’affermazione, perché mi dà modo di spiegare bene quello che finora non è venuto fuori e che ha creato qualche polemica. Ho scritto la sceneggiatura basandomi su fatti storici comprovati e non per accontentare qualcuno. Se, dallo studio della storia fosse venuto fuori che il conte era un antisemita, così l’avrei descritto. Il conte è stato per decenni criticato da varie parti, periodicamente c’è un revisionismo su questa figura. La storia ci dice che lui ha tentato in tutti i modi di liberare la Germania da Hitler, è stato lui ad organizzare l’attentato e tutta l’operazione che, secondo i piani, avrebbe dovuto riportare la pace.
Tom che emozioni ha provato nel girare un film ambientato in quelli che sono stati veramente i covi dei nazisti?
Tom Cruise: Girare il film a Berlino era fondamentale, le location erano reali e abbiamo potuto confrontarci veramente con la storia. Tutto il cast tedesco è stato eccezionale ed estremamente disponibile.
Tom, cosa l’ha attirata del personaggio che interpreta? Che qualità ha intravisto?
Tom Cruise: Mi ha attirato soprattutto la sua complessità. Da sempre leggo le sceneggiature che mi vengono sottoposte come se fossi il pubblico. Ho trovato la storia ricca di suspence ed estremamente affascinante. Da bambino odiavo i nazisti e ricordo di essermi chiesto come mai nessuno aveva provato ad uccidere Hitler. Ogni tedesco era un nazista, così ci insegnavano, ma il conte Claus von Stauffenberg amava la sua famiglia, amava la sua nazione e ho capito che era fortissima la pressione a cui era sottoposto, conduceva una doppia vita e non poteva parlare in famiglia di quello che stava per fare. Pur appartenendo all’aristocrazia, era partito dal basso, come ufficiale addetto agli approvvigionamenti, e, per un certo periodo, ha dovuto fingere di essere qualcun altro, poiché solo così poteva avvicinarsi al Fuhrer. Il film ha un approccio nuovo alla storia poiché ti fa chiedere: cosa avremmo potuto fare noi? Mette il pubblico nella posizione della resistenza.
In questa pellicola lei interpreta un ruolo che le riesce molto bene, quello di un eroe, un personaggio carismatico e forte. In netto contrasto con uno dei suoi ultimi ruoli, quello in “Tropic Thunder”. Cosa la stimola nello scegliere i personaggi che interpreta?
Tom Cruise: Cerco la varietà, personaggi che siano il più possibile diversi tra loro. Oggi mi piace poter fare dei film che intrattengano il pubblico, ma che, al tempo stesso, mi mettano alla prova. Ho lavorato a “Tropic Thunder” mentre giravo “Operazione Valchiria”, ed è stato molto strano! Ma alla fine ero contento di poter divertirmi con un ruolo comico dopo la lavorazione ad un film così impegnativo come è stato “Operazione Valchiria”.
Che emozione ha provato nel vedere recitare suo figlio Connor nel film del nostro Gabriele Muccino, “Seven Pounds”?
Tom Cruise: Il giorno del provino eravamo presenti anche io e Will Smith. Gabriele, dopo aver fatto entrare Connor, ci guarda e ci dice: “Fuori!”. Io e Will abbiamo aspettato, cinque, dieci, quindici minuti e non succedeva niente. Ero molto nervoso, ma alla fine Gabriele esce e mi dice che Connor è molto bravo e che il ruolo è suo. Sapevo che Gabriele lo aveva scelto senza farsi influenzare e mi sono sentito molto orgoglioso. Io cerco sempre di appoggiare i miei figli in qualunque loro scelta, loro stanno vivendo quello che è sempre stato il mio sogno da bambino, quello di girare il mondo e conoscere sempre gente nuova, confrontarsi con culture diverse dalla propria credo che faccia maturare molto.
Tom qual è il passo più importante, secondo lei, nel discorso di Obama e condivide l’apertura al popolo islamico?
Tom Cruise: Esistono diversi Paesi, ma tutti noi viviamo nello stesso mondo. Dobbiamo comunicare per poter creare i prerequisiti di una giusta convivenza. Appoggio pienamente quello che ha detto Obama, in ogni sua scelta.
Qual è stata la difficoltà di scrivere un film quando si sapeva benissimo come sarebbe andata a finire?
Christopher McQuarrie: la ricetta per creare suspence, sapendo già come va a finire una storia, è il non sapere come e quando avverrà il tutto. In realtà, ci siamo resi conto che l’esito finale della storia era noto a ben pochi. Questo ci ha molto sorpreso.
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