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One of These Days

One of These Days - Recensione: il regista Nadim Tabet porta al cinema uno spaccato generazionale

A Beirut in un Libano sull'orlo della crisi per il terrorismo di matrice islamica, un gruppo di ragazzi  vive una giornata apparentemente normale nonostante un terribile attentato abbia devastato il paese.

La chiave di lettura scelta dal regista di "One of These Days" innesta sul tema politico quello molto più personale della perdita dell'innocenza di un gruppo di adolescenti. Si potrebbe sottotitolare “tutto in un giorno” il film libanese che parte dalla fuga dal rehab di una giovane cantante e dei suoi amici.  La fuga di Yasmina/Yumna Marwan è l’inizio di un viaggio emozionale raccontato con toni leggeri, ma non troppo. Tabet porta in scena una storia di giovanissimi che cercano la felicità a dispetto della paura del quotidiano.

"One of These Days" è un film corale che fa perno tuttavia sulla personalità carismatica di Yasmina, e sul suo legame con il rocker Rami, ex fidanzato ora legato ad una altra ragazza del gruppo. La giovane eroinomane ritorna, anche se per poco, alla sua vita di prima. Gran parte della storia si svolge in un luna park che diventa metaforicamente la ricerca di quella leggerezza che non c’è più. Tutti si muovono in una Beirut assolata che il regista mostra in una lunga panoramica dall'alto. Poi cala la notte e, tra concerti e feste, ognuno trova se stesso o si perde.

 

One of These Days: un’opera con propositi ambiziosi che non riesce a decollare

Parte bene “One of These Days” con un attacco forte sulla realtà problematica del Libano, paese al confine con Siria e Israele, con le breaking news di un attentato. Su questo si innesta la crisi di Yasmina, una bella e intensa Yumna Marwan dal look grunge e il viso emaciato di un ex tossica. Il regista, giovanissimo alla sua opera prima, tratteggia un ritratto tra luci e ombre di una generazione che non ha consapevolezza della sua storia più recente. Non è casuale che l’unico dei personaggi interessato alla politica sia Fuad che però, come in “Fragole e sangue”, ci è cascato dentro solo per una vecchia storia d’amore. Ci sarebbero tanti spunti interessanti per questo piccolo film, che tuttavia finisce per deviare troppo sul tema romantico. Il cast è buono e funziona a livello corale. Quello che tuttavia latita è la sceneggiatura, troppo evanescente per il tema importante che voleva affrontare il regista.

Ivana Faranda

  • Regia: Nadim Tabet
  • Cast: Manal Issa, Yumna Marwan, Reine Salameh, Panos Aprahamian, Nicolas Cardahi, Julien Farhat, Walid Feghali
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 80 minuti
  • Produzione: Libano, 2017

"One of These Days" non è solo un singolo dei Pink Floyd del 1971, ma anche l'opera prima di Nadim Tabet, che vuole riflettere sulla condizione di alcuni adolescenti iraniani.

One of These Days: un film corale

Questo è a tutti gli effetti un film corale, anche se la protagonista è Yasmina, legata sentimentalmente all'ex fidanzato rocker Rami, impegnato con una altra ragazza. La giovane è dilaniata dalla dipendenza da eroina ed il film comincia proprio dalla fuga della clinica per il rehab di quest'ultima. Proprio mentre Beirut è sotto attacca terroristico, piena di manifestanti e posti di blocco della polizia. Il regista, cerca di ricostruire le 24 ore di questi poco più che ventenni, cresciuti nella guerra, disillusi, che cercano di vivere alla giornata.