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Oliver Stone - Biografia

Oliver Stone: il regista che ha raccontato e racconta l'America dai mille volti
(New York, 15 settembre 1946)

Ha raccontato l’America in tutte le sue sfaccettature politiche e sociali, da JFK a George Bush junior, passando per Nixon. E’ stato un reduce pluridecorato della guerra in Vietnam e ciliegina sulla torta è l’unico americano ad aver intervistato il lìder màximo Fidel Castro.
L’anarchico Oliver Stone nasce a New York il 16 agosto 1946 da un padre broker di Wall Street. Prima di approdare al cinema, frequenta Yale negli stessi anni di Bush e di John Kerry, ma abbandona gli studi per arruolarsi.
Al ritorno in patria, è disilluso sull’intervento americano nel sud est asiatico e la settima arte diventa per lui una sorta di terapia psicoanalitica per superare lo shock. Infatti, il suo primo corto è “Last Year in Vietnam” del 1971,quando si sposa con Najwa Sarkis, da cui divorzierà cinque anni dopo.
Studia cinema con Martin Scorsese e nel frattempo, si cimenta anche nella sceneggiatura, cosa che ancora fa e con successo.
Con quella del suo esordio per “Fuga di mezzanotte” (1978) di Alan Parker, si guadagnerà il primo Oscar.
Seguiranno tra l’altro quelle di “Conan il barbaro” (1982), di John Miolius, di "Scarface” (1983) di Brian De Palma e de “L’anno del dragone” (1985) di Cimino.
Le sue prime regie non lasciano il segno. E’ solo con “Salvador” nel 1986 che si comincia a vedere lo stile forte e polemico che lo caratterizzerà in seguito. E’ la storia di un fotoreporter Usa che entra in contatto con la guerriglia in Sud America e scopre le molteplici responsabilità dell’allora presidente Reagan e del suo stesso paese. Con il secondo matrimonio arrivano per Stone anche due figli.
Il successo professionale il regista lo ottiene con “Platoon” (1986), primo capitolo di una trilogia che completerà negli anni, che vince quattro Oscar, di cui uno per Miglior Film e Migliore Regia. Il tema è ancora una volta la guerra che lui si porta dentro con tutti i suoi orrori visti e vissuti da vicino. Le scene sono crude, Stone non risparmia allo spettatore nessun dettaglio sgradevole.
Il lavoro successivo “Wall Street” (1987) è appunto sul cinismo di Wall Street, con un Michael Douglas nei panni dello spietato operatore di borsa Gordon Gekko, che coinvolge nei loschi giochi di potere il giovane Charlie Sheen.
Non riscuote grande successo ai botteghini “Talk Radio” l’anno dopo con Alec Baldwin e Eric Bogosian. Nel 1989, con “Nato il 4 luglio” ritorna a parlare del Vietnam, con la storia vera di un reduce della guerra come lui. Tom Cruise, tornato a casa sulla sedia a rotelle, non riconosce più il suo paese e si scopre antimilitarista. Stone prende per questo dramma epico due Golden Globe e un Oscar per la regia.
Nel 1991, racconta la vita dell’icona rock Re Lucertola nel film “The Doors”. Di Jim, bello come il sole e morto misteriosamente, o come dicono alcuni scomparso, il regista ascoltava la musica in guerra e la sua vita è raccontata allo spettatore come una corsa verso la creazione di grande musica e l’autodistruzione.
L’attentato di Dallas a J.F. Kennedy e i retroscena mai scoperti sono al centro di “JFK – Un caso ancora aperto” dello stesso anno. Ispirato al libro “Il complotto che uccise Kennedy”, il film mette in discussione la tesi che Oswald uccise da solo il presidente e rimette in ballo le supposte responsabilità della Cia. Ne è protagonista Kevin Costner e alla sua uscita nelle sale provoca non poche polemiche.
Molto amato dal regista ma poco dalla critica è il capitolo finale della trilogia sulla guerra “Tra cielo e terra” del 1993. Questa volta, Stone si schiera esplicitamente dalla parte del vietcong, nel cast c’è Tommy Lee Jones.
E’ l’anno del divorzio dalla seconda moglie Elisabeth. Segue il suo lavoro più discusso: “Natural Born Killer” (1994). Tratto da un soggetto del regista pulp Tarantino ha un montaggio veloce da videoclip e mischia cartoons, parodie di sit com a scene splatter. I due giovani serial killer Mickey e Mallory Knocks seminano cadaveri sulla loro strada. Ma il messaggio in codice è che la colpa non è la loro ma dei media che li hanno nutriti di violenza sin da piccoli. Infinite polemiche vengono scatenate da questo forte e forse discutibile messaggio, tuttavia il lavoro del nostro ha una nomination ai Golden Globe per la Miglior Regia.
La pellicola successiva “Nixon” (1995) va piuttosto male, il presidente Usa è interpretato da Anthony Hopkins. Non riscuote successo nel 1997 neanche “U Turn” con Sean Penn e Nick Nolte una colonna sonora firmata da Ennio Morricone.
E’ spettacolare e con un Al Pacino grandioso “Ogni maledetta domenica” due anni dopo sul mondo spietato del football americano, ossessionato dal dio denaro. Stone interpreta se stesso nel film documentario sul conflitto istraele-palestinese “Persona non grata” (2003) girato tra Gerusalemme e Ramallah.
Lo stesso anno vola a Cuba per intervistare Fidel Castro. In “Comandante” l’attenzione è focalizzata più sull’uomo che sul personaggio in trenta ore di riprese. I due si parlano da pari e qualcuno rimprovera Stone per non aver mostrato il lato più oscuro del dittatore.
Il ritorno alla fiction è con “Alexander” del 2004 su Alessandro Magno, personaggio che ha sempre affascinato il regista. Tema centrale è il controverso rapporto del condottiero con il padre e la sua presunta omosessualità. Ne viene fuori una pellicola troppo lunga e barocca, con un’eternamente giovane Angelina Jolie nei panni della madre.
Molto osteggiato in patria, il film va abbastanza bene in Europa. Gli attentati alle torri gemelli dell’11 settembre 2001 scuotono il mondo e gli Usa; Oliver Stone li racconta a modo suo cinque anni dopo in “Word Trade Center” (2006). Delle tante vittime di quel giorno, almeno 411 erano poliziotti e vigili del fuoco. Nicolas Cage e Michel Penà sono due di loro e sono intrappolati tra le macerie. Si salveranno grazie all’eroismo dei loro colleghi. E’ una pellicola patriottica, perché quel giorno Oliver Stone è un cittadino americano ferito come tutti gli altri.
Successivamente, con le elezioni presidenziali alle porte, Stone fa uscire “W.” (2008), ritratto del “serial comic” George W. Bush, personaggio debole che si è fatto manovrare da Cheney, Rumsfeld e Wolfowitz e che tuttavia ha cambiato il paese per sempre. L’attore Josh Brolin di “Non è un paese per vecchi” sarà Mr. President sul grande schermo.
E' sempre dedicato a un presidente, in questo caso il venezuelano Chavez, il documentario "South of the Border" (2009) presentato al Festival di Venezia 2009.
Con il 2010 Stone torna al cinema di finzione con "Wall Street: il denaro non dorme mai", dove incontriamo nuovamente nei panni di Gordon Gekko, un sempre carismatico Michael Douglas.
Nel frattempo, Stone si è risposato felicemente con Sun-Jung Jung, con la quale ha fatto altri due figli, si professa buddista e pratica la meditazione ogni giorno, anche se nel 2005 è stato arrestato perché in stato di ebbrezza al volante e in possesso di una piccola quantità di droga.

Ivana Faranda

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