Nome di donna: presentato alla stampa il film di Giordana

Nome di donna: conferenza stampa del film. Oggi, 2 marzo, è stato presentato in conferenza stampa l’ultimo film di Marco Tullio Giordana: “Nome di donna” che uscirà nelle sale l’8 marzo (non a caso) in 200 copie. La pellicola ha come tema principale quello delle molestie sessuali sul lavoro, un argomento tanto antico quanto incredibilmente attuale. Il film avrà una promozione itinerante abbastanza desueta. Infatti il cast girerà diverse città italiane presentando al pubblico il film in anteprima e prestandosi al dibattito, rispondendo alle domande dei presenti in sala sui temi della pellicola.

Nome di donna: molestie sessuali sul lavoro

Nome di donna conferenza stampa

Al regista Marco Tullio Giordana, la sceneggiatura di questo film è stata sottoposta due anni fa. Il regista si è dichiarato subito molto entusiasta del materiale, felice del fatto che affrontasse il tema dal punto di vista delle vittime e non della denuncia militante.

La sceneggiatrice Cristiana Mainardi ha dichiarato di essersi interessata ad affrontare questo tema dopo essersi accorta che, attualmente, ci sono poche opere filmiche italiane che ne trattano. Eppure, secondo un’indagine dell’ISTAT, circa la metà delle donne italiane ha subito ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato. Stiamo parlando di quasi nove milioni di donne nel 2016. É un tema terribilmente attuale, che valeva davvero la pena portare alla luce. Dopo aver fatto diverse ricerche, ed ascoltato i racconti di numerose vittime, Cristiana ha scritto la storia di questo film, una fiction, quindi, basata sulla realtà.

Marco Tullio Giordana aggiunge che la molestia sessuale non può essere etichettata come “guerra fra i sessi”. In realtà si tratta di un abuso di potere. Il sesso è solamente un mezzo per esercitare questo abuso e non è un problema che riguarda soltanto le donne. Si tratta di una forma di violenza molto grave, anche se diversa dallo stupro. Infatti le vittime di abuso possono dire di no, ma sanno che si tratta di un “no” che costerà loro molto caro. Si tratta di violenza psicologica prima che fisica. Quindi, il regista de “I cento passi”, dopo aver trattato di omertà mafiosa, si è ritrovato a dirigere un film che in fondo tratta di un’altra forma di omertà. I primi che prendono a spallate quel muro di omertà, dichiara il regista, ovviamente finiscono per farsi male, ma è solo seguendo il loro esempio, a furia di spallate, che il muro viene infine buttato giù.

A Cristiana Capotondi, interprete della protagonista Nina, viene chiesto se abbia attinto ad esperienze personali per portare in scena il suo personaggio. L’attrice risponde di non essersi mai trovata in situazioni come quella di Nina in prima persona, ma di aver ascoltato molti racconti rimanendo molto colpita dalle statistiche ISTAT. Quello che spera è che, anche grazie alla risonanza di questo film, si possano “bonificare” le aree di lavoro da queste violenze  inaccettabili. Per le donne, poter lavorare senza dover accettare compromessi, oltre che legittimo, dovrebbe essere scontato. È necessario che i leader di grandi aziende e gli uomini di potere in generale non portino nel lavoro le loro patologie, e che si rendano conto che, assieme a maggiori diritti, il ruolo che ricoprono li riempie di maggiori doveri.

Nome di donna: coinvolgimento della chiesa

Da un giornalista viene fatto notare che nel film c’è anche la figura di un prete che tenta di coprire l’abuso di cui la protagonista è vittima. Il regista sottolinea che non è l’unica figura ecclesiastica presente, ma che un secondo prete, dopo essere stato inizialmente ritroso, decide di fare il suo dovere ed assistere Nina nella sua denuncia. Il film non vuole fare un discorso contro la chiesa, ma presentare tutte le possibili facce della medaglia.

Nome di donna: processi mediatici e “caccia alle streghe”

Cristiana Capotondi risponde all’ultima domanda riguardo la sua avversione ai processi mediatici, facendo notare che è giusto che i mass media trattino il tema mettendo a conoscenza le persone dei fatti, ma al tempo stesso la soddisfazione voyeuristica di “trovare il mostro” può essere molto controproducente.
In questi giorni le cose stanno cambiando. Si sta sviluppando una maggiore sensibilità nei confronti di questo tema che, a dire il vero, esiste da sempre. Solo che, in passato, era considerato come “una regola del gioco”. Oggi c’è una maggiore coscienza, si sta facendo luce su questi lati neri del potere. È un avvenimento secolare. Bisogna raggiungere complicità con l’altro sesso, e non creare conflitti. Il confronto e il dibattito son gli unici modi per risolvere il problema.

Nicola De Santis

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