Nome di donna (2018)

Nome di donna - Recensione: vittime di violenza, reagite!

Nome di donna scena film

 

"Nome di donna" è un invito ad avere coraggio, un appello accorato a non arrendersi, a non lasciarsi convincere che la realtà delle molestie e degli abusi è immutabile e che l'unica possibile reazione sia subire passivamente.

Nome di donna: non riguarda il sesso, ma il potere

Contrariamente a quanto si possa pensare, la violenza della quale parla questo film non riguarda tanto il sesso, quanto il potere. L'abuso sessuale, in realtà, è solamente il mezzo attraverso il quale il potere viene esercitato.

Il primo obiettivo che la pellicola centra, infatti, è quello di trattare il lato più subdolo e più terribilmente reale delle molestie sessuali sul lavoro. La violenza ripresa è quasi esclusivamente psicologica. Nina (Cristiana Capotondi) non subisce uno stupro, non viene aggredita fisicamente o picchiata. Il professor Marco Maria Torri, interpretato da un ottimo Valerio Binasco, spiega alla donna, da subito, che potrà benissimo scegliere di dire "No" alle sue avances e fuggire via, ma che quel no, quella mancata sottomissione al suo potere, le costerà molto caro. E questa forma di violenza è ancora più grave perché lascia le vittime come stordite, lascia cicatrici invisibili ma profonde.

Nome di donna: regia invisibile a servizio della storia

La mano di Marco Tullio Giordana in questo film ha un tocco elegante e delicato. In controtendenza rispetto al cinema moderno e ipercinetico, Giordana non usa mai la camera a mano per ricreare uno stile documentaristico. Al contrario, esegue pochissimi movimenti, tutti molto morbidi, rimanendo per lo più fermo, solitamente in campo abbastanza largo a mostrare l'azione principale e il suo contesto in maniera quasi teatrale. I personaggi sono al centro delle inquadrature ed il regista è più interessato alla recitazione piuttosto che alla ricercatezza dello stile. La sua regia è invisibile. È come se facesse un passo indietro, lasciando che lo spettatore si concentri sulla storia senza avere distrazioni.

Nome di donna: regia invisibile a servizio della storia

La sceneggiatura di Cristiana Mainardi è davvero ottima e delinea dei personaggi tridimensionali ed in continua organica evoluzione. La sua storia è evidentemente radicata in una realtà che, purtroppo in Italia, viene spesso ignorata dai mezzi della cultura. Lei esegue una denuncia puntuale e precisa, rappresentando bene tutti gli ostacoli che una donna deve affrontare nel caso in cui scegliesse di rompere il silenzio e denunciare una molestia di questo tipo. Il film rappresenta bene l'ostilità delle colleghe che hanno scelto la via dell'omertà, le denunce per diffamazione, gli insulti, le minacce alla figlia piccola. Tutti gli ostacoli legali che dovrà affrontare. Tuttavia, alla fine del tunnel si intravede un barlume di speranza e si vuole dare coraggio a quelle donne eroiche che decidono di non rinunciare ai loro diritti e alla loro dignità.

Nicola De Santis

  • Regia: Marco Tullio Giordana
  • Cast: Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti, Michela Cescon, Bebo Storti, Adriana Asti, Michele Riondino, Laura Marinoni e Anita Kravos
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 98 minuti
  • Produzione: Italia, 2018
  • Distribuzione: Videa - CDE
  • Data di uscita: 8 marzo 2018

Nome di donna - LocandinaNina Martini è una madre single che si trasferisce, insieme alla figlia Caterina, in un centro anziani dove inizia a lavorare. Il centro è lussuoso e Nina comincia a entrare in contatto con le altre impiegate, italiane e straniere. Ben presto, però, arriva a capire che in realtà tutto il sistema di impiego si poggia su una serie di favori sessuali che richiede il titolare del centro anziani, Marco Torri. Nina inizierà la sua battaglia, divisa tra le altre colleghe che la isoleranno per paura di perdere il posto e alcune denunce che rischierà.

Nome di donna: una battaglia per la dignità

Il regista Marco Tullio Giordana ("I cento passi", "La meglio gioventù", "Romanzo di una strage") presenta un film attuale incentrato sulle molestie sul posto di lavoro. La protagonista della pellicola, Nina, è interpretata da Cristiana Capotondi ("Amiche da morire", "La mafia uccide solo d'estate", "Tommaso"), che pone in scena una donna e forte pronta a tutto per far valere i propri diritti e per rivendicare la propria dignità, senza alcuna paura delle conseguenze che potrebbero gravare sulla sua persona.

In merito a "Nome di donna", il regista Giordana, vincitore di 4 David di Donatello, ha dichiarato: "Questo film parla delle molestie sul luogo di lavoro, tema balzato di recente agli onori della cronaca ma nascosto per anni sotto il tappeto. Non è un film di ‘denuncia’, l’ultima cosa al mondo che m’importa è fare il moralista. Il film indaga più che sul ‘fatto’, sul sasso lanciato nello stagno, sulle conseguenze che ne derivano, sui cerchi che si allargano fino a lambire sponde anche molto lontane. Una di queste è l’ostilità che immediatamente avvolge la vittima, l’insinuazione che ‘se la sia cercata’, la solitudine in cui si trova chi non intende sottostare".

"Nome di donna" e la sua protagonista Nina rappresentano, dunque, una battaglia che a oggi sembra essere necessaria, nel ritratto di una realtà che spinge a porsi molti interrogativi su ciò che ci circonda.

 

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