NEI MEANDRI KAFKIANI DI ‘SHUTTER ISLAND’

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Nei meandri kafkiani di ‘Shutter Island’

L’isola inquietante, a metà tra realtà e creazione digitale, sede del macabro mondo degli ospedali psichiatrici degli anni ’50, ha il ruolo di vera e propria protagonista nel nuovo film horror-gotico, ennesima collaborazione tra l’attore pluripremiato Leonardo DiCaprio e il grande regista/produttore Martin Scorsese. Al centro il manicomio blindato di Ashecliffe, che costituisce una cornice visiva, complementare ed indispensabile per accompagnare umani tormenti fisici e psichici. Gli imponenti edifici, i lunghissimi corridoi, le celle claustrofobiche e gli strapiombi rocciosi circondati dal mare rendono sempre più incalzante il coinvolgimento emotivo e il senso di prigionia che attanaglia l’individuo nei meandri esistenziali, di stile kafkiano, che dal labirinto mentale trovano una perfetta corrispondenza nell’ambientazione esterna creando un’intensa spirale di suspance, mistero e disorientamento, in cui si muove il protagonista e da cui è totalmente assorbito lo spettatore. La ricerca e la realizzazione di una tale location altamente evocativa e, allo stesso tempo, impervia e complessa, come la psiche umana, è stata lunga ed accurata. L’isola, su cui giungono i poliziotti Teddy Daniels (Leonardo DiCaprio) e Chuck Aule (Mark Ruffalo), con la burrasca in arrivo, il vento incessante e la pioggia persistente, si trova in realtà tra le coste orientali rustiche e rocciose di Peddocks Island, a meno di 100 miglia da Boston, abitate dagli Indiani americani prima dell’arrivo dei coloni europei e utilizzate dagli agricoltori a partire dalla metà del XVII secolo. A scegliere questo set lo stesso Martin Scorsese, accompagnato nei suoi sopralluoghi dal direttore della fotografia Robert Richardson e dallo scenografo italiano Dante Ferretti, già vincitore di due premi Oscar per i film “The Aviator” e “Sweeney Todd”. Altrettanto fondamentale è stato il viaggio compiuto dai cineasti nella storia dei manicomi per trovarne uno a cui ispirarsi. Gli ospedali psichiatrici risalgono al lontano Medio Evo; nel XVI e XVII secolo furono essenzialmente prigioni squallide in cui i pazienti venivano incatenati e maltrattati; successivamente, dopo la Prima Guerra Mondiale e sulla scia delle teorie freudiane, migliorarono nell’intento di curare i traumi post-bellici dei veterani di guerra. Negli anni ’20 iniziarono le sperimentazioni chirurgiche all’avanguardia con l’asportazione di organi ritenuti causa della pazzia, fino ad arrivare alla lobotomia prefrontale, intervento chirurgico che recideva le fibre nervose nella parte del cervello associata alle emozioni. “Shutter Island” è ambientato negli anni ’50, proprio all’apice delle sperimentazioni psichiatriche. L’immagine preconcetta di tali istituti a cui i realizzatori sono pervenuti è il cosiddetto “Piano Kirkbride”: una struttura di mattoni in stile gotico, guglie ed enormi prati, ripresa dagli ambiziosi progetti di Thomas Story Kirkbride, un medico vissuto nella costa est nel XIX secolo. L’idea originaria è la realizzazione di santuari simili a cattedrali, ambienti pacifici e moralmente ordinati nei quali far vivere i malati di mente. In Massachusetts, sulla costa nord-est degli Stati Uniti, molti di questi edifici, purtroppo sotto-finanziati e privi di manutenzione, sono stati trasformati in condomini o rimasti in stato di totale abbandono. Proprio tra questi ultimi è stato trovato il manicomio adatto per “Shutter Island”: il Medfield State Hospital, chiuso negli anni ‘60 e mai restaurato. Pur non essendo stata disegnata da Kirkbride, la struttura è ugualmente costituita da un complesso di edifici in mattoni rossi, vuoto e pertanto perfetto per essere riempito dalle creazioni del geniale Ferretti. Nel modellino tridimensionale da lui creato prima dell’inizio delle riprese, tra le aggiunte agli edifici già esistenti: entrate gotiche, un lungo muro rettangolare, un prato lussureggiante con aiuole fiorite e giardini, la costruzione del cimitero; oltre a ciò la rielaborazione di tutti gli interni: gli alloggi degli intendenti e dei pazienti, le aree per il riposo, i corridoi dell’ospedale, la mensa, l’ufficio del dottor Cawley (Ben Kingsley), gli antri cavernosi suggestivi e spaventosi della parete rocciosa. Restando sempre in Massachusetts la produzione si sposta nel complesso del Turner Hill Golf Club di Ipswich per ricreare l’imponente dimora dei dirigenti di Aschecliffe, il cui accesso è vietato ai pazienti e a gran parte dello staff, e nel laboratorio tessile abbandonato di Tauton per trasformarlo nel campo di concentramento di Dachau, che fa da sfondo alle memorie di guerra di Teddy nel suo passato da soldato. Le forti raffiche di vento, gli uragani, la pioggia battente rende l’atmosfera cupa e tetra con effetti speciali/post produzione che, grazie a sfumature digitali, riempiono il cielo di nubi drammatiche ed intensificano i toni del grigio in maniera conforme alla forma mentis di incertezza e di mancata chiarezza su ciò che accade. Il clima, i colori, le luci, una vicenda sospesa tra conscio ed incoscio, realtà e allucinazione, fanno di “Shutter Island” un vortice di emozioni rifinito con originalità e precisione in ogni minimo dettaglio.

Elisa Cuozzo

25 / 02 / 2010


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