MYSTIC RIVER - RECENSIONE

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Mystic River - Recensione

Marcia Gay Harden, Laura Linney, Adam Nelson, Emmy Rossum, Spencer Treat Clark – Genere: Drammatico, colore 137 minuti – Produzione: USA 2003.

L’infanzia spezzata è visibile in un nome scritto a metà nel cemento. Un segno indelebile nella città che Clint Eastwood sceglie come sfondo per raccontare una storia di morte e vendetta. E indelebile è il passato che inevitabilmente torna a tormentare uomini il cui viaggio spirituale segue percorsi imprevisti. Mystic River è il fiume in cui vengono puniti i peccati e lavate le colpe, alla violenza incomprensibile segue la giustizia personale, tacitamente accettata da chi ne conosce le dinamiche. Ogni personaggio applica, al di là di qualsiasi etica, una propria coscienza morale che si traduce in fatale risposta agli eventi. Sebbene siano un crimine infame e un terribile omicidio ad aprire il film, l’unica indagine che la regia ha a cuore è quella che riguarda l’anima umana. I tre protagonisti si ritrovano in una situazione tragica, con un peso da sostenere. Ognuno sembra farlo in maniera diversa, in realtà tutti e tre parallelamente elaborano il dolore con i soli strumenti che conoscono: omertà e ferocia. Ad azione violenta corrisponde una reazione altrettanto brutale. In “Mystic River” l’attuazione di una personale giustizia, quale risarcimento nei confronti di un destino crudele, è possibile (Dave e Jimmy compiono una vendetta sanguinaria e privata senza che la legge intervenga). E a renderla tale è Sean, che della legge dovrebbe essere il rappresentante, il quale più di tutti si lascia risucchiare da un’insensata logica del silenzio alla quale rimane fedele, pur non accettandola fino in fondo, anche nei rapporti con la moglie. Infine le donne, il cui ruolo è solo apparentemente marginale, accompagnano i loro mariti ripetendone le dinamiche mentali e avvalorandone gli errori. La caduta dei valori della società americana che Eastwood rappresenta non lascia dunque nessuno indenne, la parata finale non è affatto rassicurante; il “mostro” è stato sacrificato, ma nessuno troverà ugualmente pace.

Laura Calvo


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