My Generation (2017)

My Generation – Recensione: un affresco psichedelico sulla swinging London

My Generation Flag

Con "My Generation" il regista David Batty dirige il premio Oscar Michael Caine in un viaggio nel tempo della cultura pop britannica, a partire da un'idea dello stesso attore. Negli anni ’60 Caine era ai suoi esordi e cercava di sfondare nel cinema britannico, nonostante la sua provenienza dalla classe operaia e il suo forte accento cockney.

Una Aston Martin d’epoca gira per le strade della Londra contemporanea; alla guida un Michael Caine in gran forma: è lui il narratore del documentario “My Generation” presentato al Festival di Venezia 2017.

Uno straordinario racconto per immagini veicolate da una colonna sonora perfetta

Il documentario è diviso in tre capitoli e racconta un periodo storico che ha cambiato il nostro modo di vivere dagli inizi sfavillanti alla fine del grande sogno segnato dall’arrivo massiccio delle droghe. La rigida separazione in classi sociali, molto simili alle caste indiane, sarà spazzata via da un'onda potente che metterà in difficoltà tutte le certezze degli impiegati della city in bombetta.

"My Generation" è un vero e proprio manifesto della cultura pop e vede come protagonisti non solo le star dell’epoca ma una intera generazione che si vuole riprendere le strade di Londra. C’è una doppia pista nella narrazione: quella collettiva delle immagini di repertorio della vita quotidiana che si lega a doppio filo con le testimonianze di personaggi del calibro di Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones, Marianne Faithfull, Paul McCartney, David Bowie solo per citarne alcuni.

My Generation: una produzione all’insegna del rigore e della psichedelica

Per quanto possa sembrare paradossale "My Generation" riesce nella difficile impresa di raccontare senza filtri, ma anche senza sbavature, un’epoca, questo grazie all’impegno dei montatori capitanati da Ben Hilton che non lasciano mai lo spettatore su un immagine per più di 90 secondi. I vari frame si sovrappongono, e non essendo stati ripuliti, non perdono la loro originalità. Questo capolavoro visivo è ulteriormente impreziosito da una colonna sonora eccellente, che contribuisce a creare un arcobaleno ricco di emozioni.

"My Generation" è un piccolo gioiellino da non perdere per i Millennials che hanno così modo di comprendere quanto devono alle generazioni che li hanno preceduti.

Ivana Faranda

  • Regia: David Batty
  • Cast: Michael Caine, Joan Collins, Paul McCartney, Twiggy, Roger Daltrey, Lulu, Marianne Faithfull, David Puttnam, Terry O'Neill, David Bailey
  • Genere: Documentario, colore
  • Durata: 85 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, 2017
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Data di uscita: 22 gennaio 2018

My Generation locandina

"My Generation" è un film documentario diretto da David Batty - documentarista e produttore - e basato su di un'idea di Michael Caine.

La pellicola è una full immersion nei magici anni Sessanta, con tutto quello che ha significato fare musica nella Londra di quel periodo. La Gran Bretagna era un turbine di creatività e sperimentazione in cui presero vita alcune delle correnti più rivoluzionarie e innovative di sempre. Gli anni Sessanta portarono la grande musica British in America attraverso il lavoro dei gruppi più in voga, che seppero farsi tramite della nuova apertura a visioni democratiche, pacifiste e che portavano alta la bandiera dell'uguaglianza.

My Generation: un viaggio in tre capitoli negli anni Sessanta

Il viaggio di "My Generation" si divide in tre capitoli, ognuno dei quali è volto a trattare un aspetto del periodo storico preso in esame. La novità più eclatante degli anni Sessanta è stato l'ingresso della classe operaia all'interno di ambienti che fino ad allora le erano stati preclusi come per esempio il cinema, la musica e la moda e tutto ciò che è legato al mondo dell'intrattenimento.

Grazie a David Batty, in "My Generation", documenti e testimonianze diventano protagonisti per dar voce all'affermazione del cockney, ovvero il proletariato londinese. Idoli indiscussi del panorama culturale diventano i Beatles e i Rolling Stones, ma anche il fotografo David Bailey; veri rappresentanti della working class e star delle cui opere vediamo parecchio materiale nel film.

Il documentario propone numerose immagini d'archivio del periodo che mostrano una Londra in fermento, oltre a interventi in voce e una tracklist con i brani più rappresentativi del decennio.

 

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