Mel Brooks (New York City, 28 Giugno 1926)
Anche Mel Brooks, come il compagno dei suoi più grandi successi Gene Wilder, è americano figlio di immigrati russi e il suo vero nome è Melvin Kaminsky. Regista, sceneggiatore, attore ma anche produttore teatrale e televisivo e persino compositore, Mel Brooks è però soprattutto una sorta di icona della parodia cinematografica e della comicità a stelle e strisce, tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ‘80. Un genio comico che ha fatto tanta gavetta, se è vero che comincia facendo ridere i commilitoni, mettendo in scena piccoli sketch e imitazioni e poi continuando come cabarettista nei locali della sua città. Ma mentre la sua fama cresce arrivano pure le occasioni di svoltare: inizia a fare l’autore per alcuni show televisivi come "Your Show of Shows" di Sid Caesar, dove scrive battute e barzellette per gli ospiti più importanti (ad esempio un certo Woody Allen). Con la vittoria di un Grammy Award comincia davvero la grande carriera di Brooks che, nel 1964, sposa l’attrice Anne Bancroft, premio Oscar per “Anna dei miracoli” e protagonista con Hoffman de “Il laureato”. Mentre continua a lavorare per la televisione, scrivendo testi e creando format, approda finalmente al grande cinema. È il 1968 quando esce nelle sale "Per favore, non toccate le vecchiette". Prima tappa della sua felice collaborazione con Gene Wilder, il film non raccoglie granché al botteghino, ma frutta l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Sarà l’unico Oscar vinto, a fronte di numerose nominations guadagnate. A questo punto Brooks sente che la sua strada è quella del grande schermo e insiste, anche se nel 1970 esce con un altro flop di incassi “Il mistero delle dodici sedie”, parodia di un racconto russo di Lja Ilf e Eugenij Petrov. Finalmente giunge però il suo anno. Nello stesso 1974 Mel Brooks realizza infatti due capolavori del genere che, in buona parte, gli procurano la fama che ancora lo circonda: la parodia western di "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" e quella horror di "Frankenstein Junior" (unico suo film in cui resta sempre dietro la macchina da presa). In coppia con Wilder e all’inizio della sua collaborazione altrettanto fortunata con l’attrice caratterista Madleine Kahn e con l’indimenticabile Marty Feldman, i due lungometraggi ottengono le nominations per la miglior canzone e per la miglior sceneggiatura non originale. "Frankenstein Junior" in particolare tocca i vertici del successo in tutto il mondo e resta come capolavoro assoluto del cinema, non solo di genere. Smaltita la sbornia del ’74 Mel si rimette al lavoro e, nonostante non si possa parlare più di genialità, centra nuovamente l’obiettivo: prima si allontana un po’ dalla parodia pura per realizzare un’opera molto originale e divertente come il film muto "L'ultima follia di Mel Brooks" del 1976 ("Silent Movie") in cui è protagonista insieme al suo grande amico Marty Feldman, e poi gira "Alta tensione" (1977), dove prende in giro il cinema di Alfred Hitchcock, nello specifico "La donna che visse due volte". Continuerà in seguito la caccia a nuovi epici filoni e opere leggendarie da mettere in farsa ma senza riuscire più a raggiungere gli stessi picchi di dosata comicità intelligente e irriverente. Alternando buoni film a qualche fiasco, escono: “La pazza storia del mondo” (1981), kolossal in salsa comica; "Balle spaziali" (1987) parodia della saga di “Guerre Stellari” di George Lucas; “Che vita da cani!” (1991) che non lascia il segno; "Robin Hood: un uomo in calzamaglia" (1993), che fa il verso al "Robin Hood: principe dei ladri" di Kevin Costner; "Dracula: morto e contento" (1995) con Leslie Nielsen, ultima sua opera in veste di regista. Alla carriera artistica di un talento come quello di Brooks vanno però ascritti anche altri meriti. A dirlo sono innanzitutto i premi vinti – Oscar a parte – (3 Emmy, 3 Grammy e 3 Tony Awards) ma non solo. Ci sono le sue produzioni teatrali: “Leonard Sillman's New Faces of 1952“ del 1953 (testi), “Shinbone Alley“ del 1957 (testi), “All American“ del 1962 (testi), “The Producers“ del 2001 (testi e musica). Ci sono inoltre numerose composizioni musicali che hanno accompagnato i suoi lavori. E poi c’è la televisione: seppure infatti non si possano elencare tutte le sue sceneggiature per la tv americana, basta ricordare un suo successo sbarcato anche in Italia. Certamente i più appassionati dei telefilm anni ’70 avranno riconosciuto la sua vena comica spiazzante e surreale nel serial “Get Smart” (1965) che, sempre scritto da Brooks, ha preso anche la via della ripresa sul grande schermo con “Agente Smart – Casino Totale” (2008). Insomma, il talento comico di Mel Brooks sembra essere senza tempo.
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