Marlon Brando - Biografia (Omaha, Nebraska, 3 aprile 1924 – Los Angeles, 1 luglio 2004)
La bellezza tenebrosa e l’innato carisma rendono Marlon Brando icona intramontabile del cinema mondiale. Dotato di grande forza espressiva e della capacità di infondere a ogni personaggio qualcosa di personale, l’attore impone nella metà degli anni ’50 il nuovo sistema di recitazione dell’Actor’s Studios, basato sul rivoluzionario “metodo Stanislavsky". Nato il 3 Aprile del 1924 a Omaha, nel Nebraska, Marlon Brando è l'ultimo dei tre figli di Dorothy Pennebaker, attrice dilettante, e del commerciante Marlon Brandon Sr.. La sua infanzia è segnata dall’alcolismo e dall’irresponsabilità dei genitori. Gli unici affetti su cui il piccolo può contare sono le due sorelle Jocelyn e Francine. Dopo essere stato iscritto nel 1938 alla Libertyville High School, dove da subito mostra la sua avversione per gli studi e le regole, viene mandato all'Accademia militare di Shattuck, a Fairbault (nel Minnesota). Ma anche qui non si trova a proprio agio e presto viene espulso a causa del suo comportamento indisciplinato. Nel 1943 si trasferisce a New York dove emerge la sua passione per la recitazione, frequentando un corso di arte drammatica. Successivamente si iscriverà all’Actor's Studios, sotto la guida di Elia Kazan.Nel 1944 debutta a Broadway. Dopo una serie di lavori, il successo vero e proprio arriva nel 1947 quando interpreta Stanley Kowalski, protagonista del famoso dramma di Tennessee Williams "Un tram che si chiama desiderio". Nel suo primo film, “Uomini” (1950) di Fred Zinnemann, per il ruolo di un reduce di guerra paraplegico si chiude per un mese in un ospedale a studiare il comportamento delle persone disabili. La pellicola non piace, ma l’attore affascina grazie alla sua capacità di immedesimazione e alla forza espressiva supportata da un carismatico magnetismo. Il successo al cinema arriva però con lo stesso titolo che lo aveva fatto emergere a Broadway: “Un tram che si chiama desiderio” (1951). Diretto da Elia Kazan e affiancato da Vivien Leigh, Marlon colpisce per la sua bellezza rude, che tuttavia ha in sé qualcosa di fragile, inoltre il suo personaggio ribelle e sensibile conquista soprattutto il pubblico femminile, trasformandolo in un vero e proprio sex symbol. Seguono a questo trionfo altri titoli tra cui: “Viva Zapata!” (1952), sempre di Elia Kazan; “Giulio Cesare” (1953) di Joseph L. Mankiewicz in cui interpreta Marco Antonio, “Il selvaggio” (1954) diretto da László Benedek che lo rende icona (al pari di James Dean) di una gioventù sbandata alla deriva, e “Desirèe” (1954). Con “Fronte del Porto” (1954), ancora diretto da Elia Kazan, ottiene l’Oscar come Miglior Attore e un uguale riconoscimento al Festival di Cannes. Ancora un successo è il musical “Bulli e Pupe” (1955), al quale seguono titoli minori dove però Marlon riesce sempre a spiccare per le sue qualità interpretative. Meno fortunati sono per l’attore gli anni Sessanta quando realizza la sua unica regia con il western “I due volti della vendetta” (1961) e lavora ne: “Gli ammutinati del Bounty” (1962) film che porta la MGM quasi al fallimento; “La caccia” (1966) di Arthur Penn; “La contessa di Hong Kong” (1967) di Chaplin; “Riflessi di un occhio d’oro” (1967) di John Huston; “La notte del giorno dopo” (1969). Il suo carattere ansioso e irascibile infastidisce Gillo Pontecorvo durante le riprese del film “Queimada” (1969) e molti registi e produttori iniziano a evitarlo proprio per la personalità capricciosa e per l’impossibilità di lavorare serenamente in un set in cui è presente. Nonostante ciò, gli anni Settanta lo rendono definitivamente leggenda con tre personaggi emblematici non solo per la sua carriera, ma per tutta la storia del cinema: Don Vito Corleone nel film "Il Padrino" (1972) di Francis Ford Coppola, Paul in “Ultimo tango a Parigi” (1972) di Bernardo Bertolucci e il colonnello Kurtz in "Apocalypse Now" (1979) sempre di Francis Ford Coppola. Per entrare nella parte del capo mafia Vito Corleone, icona riuscita del sistema mafioso, Brando trasforma il suo volto: si pettina con la brillantina, imbottisce le guance di Kleenex e entra perfettamente nel personaggio. Per la sua bravura ottiene un secondo Oscar che, per protesta contro gli USA a favore della causa degli indiani, fa ritirare da una giovane Apache. Personaggio carismatico è anche Paul di Bertolucci: un ex pugile depresso che, dopo il suicidio della moglie, si incontra in un appartamento sfitto di Parigi con una ragazza francese con la quale soddisfa tutte le sue fantasie erotiche. Il film costa a Brando e a Maria Schneider una denuncia in Italia per concorso in spettacolo osceno. Nonostante ciò l’attore ottiene un altra candidatura all'Oscar. Con il Colonnello Kurtz, Brando raggiunge l’apice attraverso una piena maturità interpretativa: l’espressione del volto e il nuovo look dell’attore, sorta di divinità rasata a zero, quasi sempre ripreso in penombra, aumentano il fascino magnetico del personaggio che molto ha in comune con Marlon Brando, uomo in parte autodistruttivo, sempre avverso alla società del suo tempo. Questa è forse l’ultima grande prova di uno degli attori più grandi di tutti i tempi. Ritiratosi dalle scene per circa un decennio, soprattutto a causa dei problemi relativi alla vita privata, sarà nuovamente presente sul grande schermo in ruoli di minor importanza. Il difficile carattere e gli eccessi nella vita sessuale crearono al divo non pochi problemi. Sono undici i figli da lui riconosciuti e ce ne sono altrettanti che sostengono di esserlo. Incapace di avere una relazione stabile è stato tre volte sposato e ha fatto soffrire non poche donne. Tra tutti i dispiaceri forse i più grandi sono stati per Brando il processo contro il primogenito Christian, per l'omicidio del fidanzato della sorellastra Cheyenne e il suicidio di quest'ultima nel 1995, proprio sull'isola che l'attore comprò negli anni '60 (atollo di Tetiaroa). La grande star nel corso del tempo perde tutta la sua antica bellezza. Pur conservando il carisma dello sguardo, arriva a pesare 170 chili ed è costretto negli ultimi anni a stare su una sedia a rotelle e a respirare con una bombola di ossigeno. È proprio durante una crisi respiratoria che l’attore si spegne il 2 luglio del 2004 all’età di 80 anni lasciando dietro di sé il mito della sua persona.
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