Mariangela Melato - Biografia
Mariangela Melato, attrice dalle grandi doti artistiche ed espressive
(Milano, 18 Settembre 1943)
Mariangela Melato è un’attrice che ha sempre lasciato molto spazio alla critica per la sua poliedricità, per il suo stile atipico e la sua fisicità non canonica.
Nasce a Milano in una famiglia benestante e subito dopo gli studi comincia a lavorare come vetrinista in una Rinascente, nonostante la grande passione per il teatro.
Molto presto, infatti, si iscrive alla scuola di recitazione dei Filodrammatici, dove trova l’insegnamento di Esperia Sperani. Qui ha modo di far apprezzare le sue doti espressive, il suo temperamento artistico e la sua predisposizione naturale per il palcoscenico.
Ha inizio così la sua gavetta che la vedrà debuttare con la compagnia teatrale di Fantasio Piccoli in “Piccola città”. Il suo carisma riesce quasi subito ad accattivarsi l’amore del pubblico e di noti registi che la scelgono sia in teatro che al cinema.
Nel 1965 lavora con Franca Rame e Dario Fo in “Settimo ruba un po’ meno”, facendosi notare da Luchino Visconti, che le propone di partecipare a “La monaca di Monza”, con Lilla Frignone e che la dirigerà ancora ne “L’inserzione”.
Dopo Fo e Visconti c’è un terzo incontro che celebra e corona la grandezza della Melato: si tratta di quello con Luca Ronconi. Nel 1969 sarà infatti Olimpia di “Orlando Furioso”, cui seguiranno anche “Tragedia del vendicatore” e “Orestea”. Sempre nel 1969 Pupi Avati la inizia al cinema con l’horror “Thomas… Gli indemoniati”, cui segue “Contestazione generale” (1970), di Luigi Zampa con Vittorio Gassman e Alberto Sordi.
Nel 1971 è con Nino Manfredi in “Per grazia ricevuta” e ne “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri, con Gian MariaVolontè. Sono questi gli anni in cui la Melato si confronta appunto con grandi registi, mostrandosi sempre fiera e all’altezza dei suoi ruoli.
Nel 1972 infatti vince un David di Donatello Speciale per la sua straordinaria bravura. Lina Wertmuller, innamorata del suo tipo, la porta all’apice del successo, rendendola protagonista di due bellissimi film come “Mimì metallurgico ferito nell’onore” (1972), con cui la Melato si aggiudicherà il Nastro d’Argento, e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (1974).
In entrambi è affiancata dal grande Giancarlo Giannini, creando una sorta di coppia-mito nell’immaginario cinematografico. Sarà diretta da Vittorio de Sica in “Lo chiameremo Andrea” (1972) e da Francesco Massaro ne “Il generale dorme in piedi” (1972), con Ugo Tognazzi. Si aggiudicherà poi un altro David di Donatello per la magnifica interpretazione del comico“La poliziotta” (1974), per la regia di Stefano Vanzina.
Viene notata da Mario Monicelli che la rende protagonista di “Caro Michele” (1976), per cui vincerà l’ennesimo David e un altro Nastro d’Argento come migliore interprete femminile. La carriera artistica della Melato sembra in effetti un susseguirsi di premi e riconoscimenti senza limiti di genere, spaziando dal teatro tragico al comico cinematografico.
Nel 1977 lavora con Tognazzi ne “Il gatto” di Luigi Comencini e anche con Jodie Foster e Catherine Deneuve nel “Casotto”, di Sergio Citti. Nel 1978 vince ancora un altro Nastro d’Argento con “Dimenticare Venezia”, di Franco Brusati. È diretta da Giuseppe Bertolucci in “Oggetti smarriti” (1980) e da Pupi Avati in “Aiutami a sognare” (1981).
Nel 1983 ritrova Ugo Tognazzi ne “Il petomane” di Pasquale Festa Campanile. Continua parallelamente la sua attività teatrale con Giorgio Gaber e con Giancarlo Sepe, con cui collaborerà per molti anni, rappresentando opere come “Vestire gli ignudi”, “Medea” e “Anna dei miracoli”, che verranno anche riprese per la televisione. Nel 1989 è affiancata da Gassman nello stravagante film “Mortacci”, di Sergio Citti, in cui interpreta sapientemente un ruolo vivace e brillante. Per la televisione lavora per Franco Girali in “Una vita in gioco” (1990) e nelle fiction “Due volte vent’anni” (1993) e “L’avvocato delle donne” (1996).
Ma in questi anni continua a dedicarsi con tutta se stessa ancora al teatro, riscuotendo grandi successi con “L’affare Makropulos”, “Un tram che sia chiama desiderio”, “Tango barbaro” e “La fedra”. A fine anni novanta torna al cinema con “Un uomo per bene” (1999), per la regia di Maurizio Zaccaro, sul caso Tortora, e in “Panni sporchi” (1999), di Mario Monicelli.
Nel 2004 è diretta da Sergio Rubini in "L'amore ritorna", poi da Carlo Ventura in "Vieni Via con me" (2005), mentre nel 2009 partecipa al documentario "Alda Merini - Una donna sul palcoscenico". Continua la sua brillante carriera, soprattutto a livello teatrale, e continuano i premi e le lodi verso un’artista che ha regalato al nostro teatro e al nostro cinema grande bravura e originalità.
Eleonora Zilli
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