MARCO TULLIO GIORDANA – BIOGRAFIA

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Marco Tullio Giordana – Biografia

Marco Tullia Giordana è un grande regista e sceneggiatore italiano

(Milano, 1 ottobre 1950)

Marco Tullio Giordana nasce a Milano l’1 ottobre del 1950. Dopo una giovinezza divisa tra studio e impegno politico si accosta al mondo del cinema, collaborando, come sceneggiatore e regista, con professionisti affermati.
Nel 1977 è tra gli sceneggiatori di “Forza Italia” di Roberto Faenza, film documentario che ripercorre trent’anni di potere democristiano, e nel 1979 debutta alla regia con “Maledetti, vi amerò”, con Flavio Bucci, presentato al Festival di Cannes e vincitore del Pardo d’Oro al Festival di Locarno.
La pellicola racconta con amarezza e ironia, la generazione dei sessantottini. Le esperienze giovanili del regista influiscono su tutta la sua cinematografia, volta a ripercorrere capitoli scottanti della storia italiana degli ultimi decenni, a volte in modo documentaristico, a volte privilegiando la finzione, ma sempre con grande rigore storico, senza faziosità, e con una particolare dedizione all’umanità dei personaggi.
È suo il soggetto di “Car Crash” di Antonio Margheriti, del 1981; lo stesso anno è di nuovo dietro alla macchina da presa con “La caduta degli angeli ribelli”, con Alida Valli e Vittorio Mezzogiorno, nuova riflessione sul ’68 e il terrorismo, meno riuscito della sua opera prima ma non per questo priva d’interesse.
Nel 1982 realizza per il Festival di Salsomaggiore il video musicale “Young Person’s Guide to the Orchestra”, da Benjamin Britten.
Nel 1984 cura il riuscitissimo adattamento per il piccolo schermo del romanzo di Carlo Castellaneta, “Notti e nebbie”, con Umberto Orsini, Senta Berger, Laura Morante e Eleonora Giorgi, dove racconta la fine inesorabile di Salò, e con essa delle ultime speranze di ripresa per il regime fascista, attraverso gli occhi di un fascista che vive il tutto a Milano.
È questo un raro esempio di fiction d’inchiesta priva di retorica o falsi moralismi. È del 1988 “Appuntamento a Liverpool”, con Isabella Ferrari e John Steiner. Il film, presentato in anteprima al Lido, racconta in modo incisivo, seppur con qualche lacuna nello script, la strage del 29 maggio 1985 allo stadio dell’Heysel, a Bruxelles, dove, durante la finale di Coppa Campioni, morirono 39 spettatori, di cui ben 3 tifosi italiani della Juventus, per gli incidenti scoppiati a causa di alcuni facinorosi al seguito del Liverpool.
Nel 1991 firma la regia di “La neve sul fuoco”, uno degli episodi del film “La domenica specialmente”, per il quale si ispira ai racconti di Tonino Guerra. La pellicola vanta nel cast la presenza di Bruno Ganz, Philippe Noiret, Ornella Muti, Nicoletta Braschi, Chiara Caselli e Nicola Di Pinto, e per gli altri tre episodi vede alla regia Giuseppe Tornatore, Giuseppe Bertolucci e Francesco Barilli.
Nel 1995 realizza con i suoi più amati collaboratori, gli sceneggiatori Rulli e Petraglia, il controverso “Pasolini, un delitto italiano”, col quale porta sullo schermo i dubbi sulla conduzione delle indagini per l’efferato delitto dell’artista.
Nel 1996 partecipa col corto “Scarpette bianche” ad un progetto Rai a favore dell’Unicef. Nel 2000 torna a Venezia, e vince il premio per la miglior sceneggiatura, con “I cento passi”, film in cui racconta la breve vita e la tragica morte di Peppino Impastato, un giovane siciliano che pagò con la vita la sua lotta alla mafia, giustiziato dal clan Badalamenti lo stesso giorno in cui a Roma fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Impastato è impersonato da un bravissimo Luigi Lo Cascio, e la sceneggiatura viene premiata anche con un nastro d’Argento.
Lo stesso anno collabora allo script del giallo “Almost Blue”, di Alex Infascelli, per il quale vince il David di Donatello per la sceneggiatura.
Nel 2003 realizza per la Rai “La meglio gioventù’”, e vince la sezione ‘Un certain regard’ al Festival di Cannes. L’opera, di ben sei ore, sceneggiata da Rulli e Petraglia, racconta la storia d’Italia dal Sessanta ai nostri giorni, attraverso gli occhi di una famiglia medio borghese, che attraversa questi decenni tra gioie e sofferenze, protagonista, spesso involontaria, di tante situazioni dolorose.
La sceneggiatura raffinata, che ci fa capire come ciascuno di noi, col proprio operato, è parte integrante della storia del nostro paese, la dedizione con la quale il regista si sofferma sui personaggi, la carica emotiva data a ciascuno di loro da un cast eccezionale, tra i quali ricordiamo Alessio Boni, Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Jasmine Trinca e Fabrizio Gifuni, regalano al film sette Nastri d’Argento e sei David di Donatello. Il successo è tale che il film va sul grande schermo in due parti, prima della messa in onda in tv in quattro puntate.
Regista e sceneggiatori hanno mostrato come si può fare fiction di successo trattando argomenti intensi, che ci fanno riflettere sul nostro passato, senza retorica o revisionismo, mettendo in primo piano le persone e l’intimità delle loro scelte. I film successivi, seppur interessanti, non raggiungono i livelli di “La meglio gioventù”, senza dubbio l’opera più bella del regista.
“Quando sei nato non puoi più nasconderti” del 2005, che vede Alessio Boni come protagonista, parla di immigrati e solidarietà; in “Sangue pazzo”, del 2008, narra gli ultimi anni di vita della coppia di famosi attori Ferida e Valenti, interpretati da Monica Bellucci e Luca Zingaretti, e di come furono giustiziati dai partigiani per la loro fedeltà al regime fascista.
È attualmente in post – produzione “Il segreto di Piazza Fontana”, che negli ultimi anni ha impegnando il regista e i fidati Rulli e Petraglia nella scrittura e nelle indagini su quest’altro doloroso e irrisolto capitolo della nostra recente storia.

Maria Grazia Bosu

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