Manovra economica del Governo Monti: il giudizio degli operatori dello spettacolo
Secondo il Giornale dello Spettacolo nessun pregiudizio ma cautela e perplessità da parte degli operatori dello spettacolo sulla manovra economica del governo Monti
I problemi sono tanti ma su tutti prevale la preoccupazione per la scarsa attenzione dedicata al settore. “Non è stata adottata nessuna delle misure specifiche per lo sviluppo e la crescita delle attività di spettacolo sollecitate dall’Agis, benché molte di tali norme siano a impatto economico zero”. Così commenta il presidente dell’Agis, Paolo Protti, che sulle liberalizzazioni aggiunge “Bisognerà vedere cosa comporteranno, in modo particolare per le imprese dell’esercizio cinematografico che sono le più esposte. Se renderanno meno gravoso il peso delle tante burocrazie sulla vita delle imprese saranno le benvenute. Tutt’altro discorso dovrebbe farsi se si traducessero in una falcidia di aziende medio piccole, già in forte sofferenza, eppure strategiche, oltre che per l’occupazione, per la diffusione del prodotto, specialmente nazionale e di qualità”.
Drastico il giudizio di Antonio Buccioni, presidente dell’Ente nazionale Circhi, “Viene quasi il sospetto terrificante che lo spettacolo non sia stato proprio preso in considerazione dal governo”.
Sull’aumento dell’Iva interviene Lionello Cerri, presidente dell’Anec, associazione esercenti cinema: “Non posso certo giudicarlo positivamente perché lo considero causa di contrazione del mercato a cui peraltro lo Stato sta dando pochissimo. Innalzare l’Iva, di cui abbiamo sempre chiesto la riduzione, significa un danno sia per il cittadino, quindi lo spettatore, sia una perdita secca per tutta l’industria. Mi auguro dunque fortemente che l’aumento non ci sia”.
Per Carlo Bernaschi, presidente dell’Anem, esercenti multiplex, con l’aumento dell’Iva l’esercizio cinematografico “si troverà di fronte a un’aliquota del 23% per il pagamento del noleggio dei film e del 12% per il biglietto”, e così “i problemi aumentano per il piccolo esercizio”.
Forti perplessità anche sulla cancellazione dell’Enpals, l’ente di previdenza dello spettacolo, assorbito dall’Inps. “L’Enpals funzionava bene - dice Francesca Bernabini, presidente di Federdanza - Interpretava le esigenze del mondo dello spettacolo, si era trasformato negli ultimi anni e ci dava un buon servizio informatizzato. Perché il governo lo ha abolito? Doveva far confluire nelle casse dell’Inps il miliardo e mezzo accantonato dall’Enpals? Noi, invece, puntavamo a far sì che quel miliardo e mezzo andasse a costituire un fondo per la disoccupazione”.
E poi c’è lo slittamento di un anno per l’approvazione del regolamento delle fondazioni liriche: “Comprendo lo spirito delle dichiarazioni fatte dal ministro Ornaghi – dice il presidente dell’Agis veneta, Alfonso Malaguti - ma il rinvio mi lascia perplesso perché c’è il rischio che serva solo a procrastinare i tempi di una riforma indispensabile”.
Sullo stesso tema interviene anche Riccardo Pastorello, esponente dell’Anet, l’associazione degli esercizi teatrali. “Le fondazioni liriche – dice - sono realtà che devono restare di interesse nazionale. Il problema è se ce ne vogliano davvero quattordici. Forse un risultato si otterrebbe se ne venisse salvata la metà e fossero ristrutturate le restanti come teatri di interesse regionale. Ma è un grosso problema politico e non so se un governo tecnico avrà la forza e la voglia di affrontarlo. Anche se, va detto, proprio un governo tecnico potrebbe essere il più adatto a dare un indirizzo chiaro su questa materia”.
Preoccupazioni anche per i tagli ai trasferimenti agli enti locali, “di cui pagheremo le conseguenze, soprattutto nello spettacolo dal vivo e nei festival”, dice Franco Punzi, presidente di Italiafestival.
Analogo timore per Carmelo Grassi, presidente dell’Anart, l’associazione dei circuiti teatrali regionali. “Le nostre realtà - dice - lavorano a stretto contatto con gli enti locali e in particolare con le regioni e i tagli loro destinati non potranno che ripercuotersi pesantemente sugli investimenti in cultura”.
Chiude con una nota di cauta speranza Maurizio Roi, vicepresidente dell’Agis: “Aspettiamo con ansia il nuovo decreto per lo sviluppo che auspichiamo possa contenere le misure, a costo zero, che l’Agis ha sollecitato”. “Bisogna inoltre – aggiunge - prendere atto positivamente sia del fatto che il Fus (Fondo unico per lo Spettacolo) è rimasto invariato, sia del riconoscimento da parte del ministro Ornaghi della necessità di correggere in positivo, appena possibile, il costante calo della spesa per la politica culturale del governo”.
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