MANGIA, PREGA, AMA - RECENSIONE

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Mangia, prega, ama - Recensione

(Eat, pray, love) Regia: Ryan Murphy – Cast: Julia Roberts, Javier Bardem, James Franco, Richard Jenkins, Viola Davis, Billy Crudup – Genere: Commedia, 140 minuti – Produzione: USA, 2009 – Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia – Data di uscita: 17 settembre 2010.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico dell’americana Elizabeth Gilbert, ripercorre le vicende di questa donna in carriera, che improvvisamente inizia a percepire un senso di vuoto e di noia nella sua vita e decide di mollare marito e lavoro per intraprendere un viaggio intorno al mondo. Il cammino “geografico” corrisponderà ad un percorso interiore che le consentirà di uscire dal torpore in cui è precipitata e di ritrovare se stessa. “Mangia prega ama” ha cercato di ripercorrere le tappe del vero tour della Gilbert intorno al mondo, effettuando le riprese nello stesso ordine cronologico rispettato dalla scrittrice. Si parte dunque da New York, sua città di residenza, e si prosegue per Roma, India e Bali. Ad ogni località toccata dalla Gilbert (qui magnificamente interpretata da Julia Roberts) gli sceneggiatori hanno voluto far corrispondere una stagione della vita e uno dei quattro elementi naturali: acqua, terra, fuoco e aria. New York, ad esempio, appare in questa pellicola come una metropoli fredda e spenta, grigia come i colori dell’inverno. Qui la protagonista comincia a sentirsi mancare il respiro che ritrova invece in Italia, a Roma, dove la sua principale occupazione è mangiare e godersi il tempo libero tra i monumenti. L’aria è perciò l’elemento che simboleggia il soggiorno nella nostra capitale a voler rappresentare sia il senso di vuoto iniziale della Gilbert sia il suo respiro quando torna a vivere pienamente. Se Roma era dipinta con colori autunnali, subito dopo l’India si caratterizza per i toni estremamente vivaci dell’arancio e del rosso fuoco e non può che essere accostata alla stagione estiva della nostra vita. Qui Liz studia meditazione in un Ashram e comprende di essere finalmente uscita dal tunnel di depressione. Il suo percorso spirituale si conclude in Indonesia, a Bali, dove finalmente trova l’amore che inizialmente rifiuta perché non è assolutamente disposta a turbare quell’equilibrio così faticosamente conquistato. A Bali i colori dominanti sono quelli del verde dei campi di riso e dell’azzurro del mare, perciò l’elemento che la simboleggia è certamente l’acqua. Punti di forza della pellicola di Ryan Murphy sono la fotografia e le scenografie, che meriterebbero candidature all’Oscar. Meravigliosi tramonti sulla Cupola di San Pietro e dolci panoramiche sui campi di riso indonesiani rendono merito alla fotografia di Robert Richardson, già due volte premio Oscar con film di Martin Scorsese e Oliver Stone. Molto apprezzabile anche il lavoro fatto dal costumista Michael Dennison che in ognuno dei quattro set si è avvalso anche di collaboratori locali. Buono il casting effettuato dal regista Ryan Murphy, soprattutto nella scelta dei due protagonisti: Julia Roberts e Javier Bardem. Il secondo è assolutamente ben calato nel ruolo del ricco brasiliano residente a Bali ormai disilluso dall’amore mentre Liz Gilbert non avrebbe potuto essere che Julia Roberts, grande interprete capace di rendere al meglio ogni sfumatura del carattere del suo personaggio: dalle insicurezze alla fiducia in se stessa. Per coloro che hanno già apprezzato il romanzo della Gilbert il film forse risulterà non così coinvolgente, principalmente poiché il libro è denso di concetti e pensieri difficili da rendere in immagini. Tuttavia molte spettatrici si immedesimeranno nella protagonista, soprattutto nell’ultima parte del film, rivivendo il conflitto tra la pace interiore ritrovata ed i tumulti dovuti alla nascita di un nuovo amore.

Ilaria Capacci

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