Maggie Smith – Biografia
Maggie Smith, due premi Oscar e una carriera ricca di soddisfazioni
(Ilford, 28 dicembre 1934)
Sicuramente i più giovani si ricordano di lei per la simpatica interpretazione di Minerva McGranitt, professoressa di trasfigurazione e vicepreside di Hogwarts, nei romanzi e nei film dedicati al maghetto Harry Potter. Ma prima di vestire i panni della maga d’alto rango, Margaret Natalie Smith, meglio nota come Maggie Smith, ha una lunghissima carriera alle spalle di attrice teatrale e cinematografica che vanta ben due Oscar e la cui bravura le ha consentito nel tempo di spaziare con facilità da ruoli drammatici a ruoli comici.
Nata a Ilford il 28 dicembre del 1934, Maggie Smith studia recitazione alla Oxford Playhouse School e inizia a recitare giovanissima nei teatri inglesi. Successivamente si trasferisce in America. L’esordio cinematografico avviene nel 1956 con “Child in the House”, di Cy Endfield e Charles De la Tour. Lo stesso anno viene scelta per partecipare a “New Faces 1956” a Broadway. Notata nel 1959 da Laurence Olivier, entra a far parte della compagnia Old Vic e, dal 1960 a stretto contatto con Olivier, diventa una delle più importanti interpreti del National Theatre di Londra.
La sua attività teatrale non le impedisce tuttavia di entrare a far parte di importanti produzioni come: “International Hotel” (1963) con Elizabeth Taylor e Richard Burton; “La frenesia del piacere” (1964) di Jack Clayton; “Il magnifico irlandese” (1965) di John Ford e Jack Cardiff; “Otello” (1965) di Stuart Sturge, nel quale riveste il ruolo di Desdemona,che già l’aveva resa indimenticabile a teatro, e che le vale una candidatura all’Oscar e “Masquerade” (1967) di Joseph L. Mankiewicz. Sempre nel 1967 si sposa con l’attore Robert Stephens da cui avrà due figli, Chris Larkin e Toby Stephens, anche loro attori.
Nel 1970 ottiene un BAFTA, ma soprattutto il primo Oscar come Miglior Attrice Protagonista, nei panni di un’insegnante anticonformista in “La strana voglia di Jean” (1969). Lo stesso anno prende parte a “Oh, che bella guerra!” (1969) di Richard Attenborough, con Laurence Olivier. Intanto la brava Maggie Smith viene riconosciuta con la nomina di Comandante dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta (1970) e le università di St. Andrews e Cambridge le conferiranno nel 1971 e nel 1995 una laure ad honorem.
Ottiene una nuova nomination all’Oscar con “In viaggio con la zia” (1972) di George Cukor e lo stesso anno viene diretta da Alan J. Pakula in “Amore, dolore e allegria”. La troviamo assolutamente a suo agio nei gialli come: l’ironico “Invito a cena con delitto” (1976); “Assassinio sul Nilo” (1978) e “Delitto sotto il sole” (1982) entrambi con con Peter Ustinov. Nel 1979 arriva la seconda statuetta, questa volta come Miglior Attrice non Protagonista, per “California Suite” di Herbert Ross con Jane Fonda e Michael Caine. Intanto nel 1975 convola a seconde nozze con lo sceneggiatore Beverly Cross, con il quale resterà legata fino al 1998, quando lo scrittore morirà.
Prosegue con successo la carriera cinematografica che la vede impegnata in “Scontro tra titani” (1981) di nuovo con Laurence Olivier; il drammatico “Quartet” (1981) di James Ivory,che la richiederà nuovamente per far parte del cast di “Camera con vista” (1985); “Pranzo reale” (1984) con Michael Palin e “La segreta passione di Judith Hearne” (1987), che le varranno entrambi un BAFTA; il simpatico “Hook – Capitan Uncino” (1991) di Steven Spielberg in cui interpreta una Wendy invecchiata; “Sister Act – Una svitata in abito da suora” (1992) e il suo sequel “Sister Act 2 – Più svitata che mai” (1993) in cui diventa madre superiora; “RiccardoIII” (1995) con Robert Downey Jr. e Annette Bening; “Il club delle prime mogli” (1996) con Goldie Hawn e Diane Keaton e “Un tè con Mussolini” (1999) di Franco Zeffirelli, che le vale l’ennesimo BAFTA nel 2000.
La grandezza di Maggie Smith non è solo artistica, ma anche umana: l’interprete è infatti da poco uscita dalla battaglia contro il cancro al seno, reso noto il 18 marzo del 2008 dal Daily Mail.
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