Made in Italy: il film di Luciano Ligabue presentato in conferenza stampa

Made in Italy: il film di Luciano Ligabue presentato in conferenza stampa

Made in Italy - Accorsi e Ligabue

Made in Italy: Luciano Ligabue presenta il suo terzo lungometraggio

E’ un vero piacere sentire con che amore e con che garbo Luciano Ligabue parla di “Made in Italy“, la sua terza prova dietro alla macchina da presa, a ben sedici anni da “Da zero a dieci”.

L’artista di Correggio ha iniziato col dire che in genere “il cambiamento fa paura, siamo propensi a pensare che non porti buone cose, sopratutto se ci si ancora a quelle due o tre certezze, eppure fa parte del moto naturale delle cose. Più che gli eventi è come noi reagiamo agli eventi a produrre la nostra realtà. Riko e Sara (i due protagonisti del film) vivono in una realtà per loro consolidata, che ad un certo punto genera una crisi, Riko ha bisogno di cambiare il proprio punto di vista, lo sguardo sulle cose che ha sempre avuto sotto mano”.

Ha poi continuato affermando che “Made in Italy” nasce come “progetto balordo”: “E’ anacronistico fare un concept album negli anni 2000, oggi quando si ascolta musica si arriva al ritornello e poi si passa ad altro, chiedere a qualcuno di sentire un intero album per sentire una storia è difficile”. Per Ligabue poi “fare film è un mestiere faticosissimo”, almeno per lui che è “abituato a sentire le emozioni che fluiscono, fare film è un po progettare le emozioni, attraverso un progetto mentale cerchi di far venire fuori qualcosa di cuore”, il cantautore ha sentito d’avere tra le mani una storia che valeva la pena raccontare.

Made in Italy: il cantautore emiliano da voce alle persone perbene

Ligabue ha raccontato di come sia palpabile l’incertezza che investe il nostro paese: “Ma non è importante come la vedo io, quanto il sentimento che continuo a provare per esso. Ho iniziato a raccontare del mio sentimento verso questo paese dieci anni fa con “Buonanotte all’Italia”, poi ci sono state altre incursioni, e il mio amore non viene meno nonostante la frustrazione per i tanti problemi che non vengono risolti. Volevo raccontare questa frustrazione attraverso gli occhi di uno che ha meno privilegi di me, ed ha un rapporto molto forte con le radici e con il suo paese. Nessun italiano fa le vacanze a Roma, in Italia in generale, nonostante sia il paese più bello del mondo, siamo assuefatti alla sua bellezza e rassegnati a ciò che non funziona”.

Il desiderio del poliedrico artista era quello di realizzare un film sentimentale: “M’interessava raccontare gli stati d’animo di un gruppo di persone perbene, che non hanno voce in capitolo, io ho tanti amici di vecchi data che sono brave persone e dicono che in questo paese questo non paga, mi piaceva dare voce a loro”. Ha poi avuto parole di affetto per il personaggio di Sara, di cui si dice “perdutamente innamorato” e di come la Smutniak l’abbia portata sullo schermo: “Nel disco è appena citata, voglio bene alla sua forza e alla sua coerenza, alla sua capacità di sbagliare tanto, ma anche di essere concreta. E’ una che reclama la vita per come dev’essere per lei.”

Made in Italy - Accorsi e Smutniak

Made in Italy: Stefano Accorsi e Kasia Smutniak parlano dei loro personaggi

L’attrice ha parlato, per i curiosi in sala, di come sia per lei complicato lavorare col compagno, Domenico Procacci, perché la “mette in soggezione”, ed è un problema che gli anni di collaborazione non l’hanno aiutata a superare: “Gli ho anche vietato di venire sul set!”

Parlando di Sara ha detto che “è stato difficile affrontare il personaggio”, si è “ispirata alla forza che hanno le donne”, Secondo la Smutniak “la vita ti può portare a perderti un attimo, ma Sara è una donna risolta, una che nei momenti difficili prende una decisione, e non ha paura di farlo. Interpretarlo non è stato facile, mi ha aiutata sapere con chiarezza quale fosse il mondo di Luciano, è questo è tanto”.

Accorsi ha iniziato col dire che Riko ha certamente vissuto anni diversi per il nostro paese, e di come il  film racconti “una grande storia d’amore, racconti la vita, di come occorra cambiare se stessi anziché aspettare il cambiamento. Nella vita di Riko non succedono cose eclatanti, anche quelle più dure sono cose normali, ma cambiando il suo punto di vista si rigenera.” Secondo l’attore è “raro mettere in scena questo tipo di persone e raccontarlo in questo modo”, e nel racconto c’è tanta verità. Ha poi aggiunto di come sia stato per lui un privilegio essere diretto nuovamente da Ligabue, che lo aveva già avuto davanti alla macchina da presa per il suo film d’esordio “Radiofreccia“.

Made in Italy: parla Domenico Procacci

Dopo tante battute a riguardo Domenico Procacci chiarisce che se Ligabue è stato tanto tempo lontano dai set è stato solo per una sua personale scelta, mentre lui tentava spesso di portarlo di nuovo ad imbracciare una telecamera. “In questi anni ci siamo visti tante volte ed io lavoravo cercando di individuare le pause tra un album e l’altro, tra le tornate di concerti, e non c’è mai stato verso di convincerlo. Io sono convinto che lui possa fare un’opera rock, ma non vuole. Poi come per “Radiofreccia”, abbiamo ascoltato ‘Made in Italy’ e altre canzoni non inserite, con Luciano che ci raccontava tra un pezzo e l’altro il raccordo, e ci è subito sembrata una storia da raccontare”.

Ligabue conclude l’affollato incontro con stampa e fan dicendo che il seme da cui deriva la pellicola è ‘Non ho che te’, e ci ha tenuto a precisare che la sua non è un’analisi sociale, ma il racconto di una situazione specifica, di come sia dura perdere il lavoro e di come questo possa generare fragilità insospettate. Ma tiene anche a dire che cinematograficamente parlando gli piaccia raccontare di ciò che conosce e di come “nella fatica boia è stato appassionante il lavoro con gli attori”.

“Made in Italy” uscirà in sala giovedì 25 gennaio con più di 400 copie.

 

Maria Grazia Bosu

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