Luis Buñuel

Luis Buñuel è considerato uno dei maggiori registi del XX secolo ed uno dei più celebri esponenti del movimento surrealista. Artista dalle molteplici doti, Buñuel è stato non solo attivo nel mondo del cinema ma fu anche poeta e compositore.

Luis Buñuel, il padre del cinema surrealista

(Calanda, 22 febbraio 1900 – Città del Messico, 29 luglio 1983)

Luis Buñuel SigarettaLo spagnolo Luis Buñuel, nato il 22 febbraio del 1900 nel piccolo paese di Calanda in Aragona, è considerato uno dei più influenti registi della storia del cinema. Il padre è un piccolo commerciante, arricchito a Cuba e poi tornato in Spagna, dove apre un negozio di ferramenta.

Pochi anni dopo la nascita di Luis, la famiglia Buñuel si trasferisce a Saragozza, dove il futuro regista è mandato in collegio dai Gesuiti. Fin da giovane, Luis manifesta un carattere ribelle all’autorità e si interessa di teatro e poi di cinema. Per le sue idee anticlericali e per il comportamento disordinato, nel 1915 viene espulso dal collegio e termina gli studi nella scuola pubblica, trasferendosi poi a Madrid per studiare lettere e filosofia.

Negli anni Venti la Spagna è attraversata da una ventata di rinnovamento culturale e nei circoli intellettuali della città il giovane Luis diventa amico di personaggi come Salvador Dalì, Garcia Lorca o Ramón Gomez De La Serna.

Nel 1925, come molti artisti e intellettuali spagnoli, decide di andare a Parigi, considerata la mecca delle avanguardie artistiche dell’epoca.

Luis Buñuel, "Un chien andalou" e la nascita di un nuovo genere

Il suo interesse per il cinema lo spinge a diventare assistente dei registi Jean Epstein e Mario Napals. Frequenta i circoli surrealisti, instancabilmente animati da André Breton, attorno al quale si raccolgono artisti e scrittori come Magritte, Dalì, Aragon o Artaud.

Nel 1929, insieme all’amico Dalì, profondamente influenzato dal dibattito surrealista, Luis Buñuel produce un cortometraggio di 16 minuti, “Un cane andaluso”, che è ora considerato una pietra miliare nel campo del cinema di avanguardia.

Il film, senza una trama vera, si svolge come in un sogno, allineando sequenze scioccanti o erotiche insieme ad altre apparentemente irrelate. La famosissima scena in cui un uomo (lo stesso Buñuel) taglia con un rasoio l’occhio di una donna, è talmente forte da far scoppiare tumulti e risse nelle sale dove si proietta.

Dato il grande successo, Luis Buñuel produce rapidamente un'altra pellicola simile, questa volta più lunga, “L’età dell’oro” (1930), con immagini fortemente anti-cattoliche e numerosi riferimenti alle opere di De Sade, che i surrealisti considerano il liberatore dell’inconscio dalle convenzioni borghesi.

Questo lavoro, uscito in un clima di scandalo annunciato, ferocemente attaccato dalla stampa di destra, finisce per essere sequestrato dalla polizia, proiettando il nome di Buñuel nell’empireo dei grandi provocatori. Intanto in Spagna i tumulti sociali provocano la fuga del re e la proclamazione della repubblica. Buñuel decide pertanto di tornare in patria e mettersi al servizio del neo-eletto governo di sinistra.

Il regista dirige “Las Hurdes – Tierra sin pan” (1933), un documentario sulla vita dei contadini. Anche questa volta le immagini sono forti e spesso grottesche, tanto che il governo lo censura e non lo distribuisce.

Gli anni della guerra civile spagnola e la fuga negli Stati Uniti

Gli eventi spagnoli ben presto precipitano in una tragica guerra civile che, dopo il 1936, porta alla feroce dittatura fascista di Francisco Franco.

Luis Buñuel, come molti intellettuali, lascia il paese e si rifugia prima negli USA, dove però trova molte difficoltà a rimettersi al lavoro, e infine in Messico, dove arriva nel 1946. L’industria cinematografica messicana gli permette di lavorare, ma per molto tempo si occupa solo di pellicole commerciali, soprattutto commedie.

Tuttavia Buñuel apprezza questa esperienza per ciò che apprende dal punto di vista tecnico. Nel 1950, dopo numerosi successi di cassetta, riesce a convincere il produttore Oscar Dancigers a dargli completamente mano libera.

Nasce il drammatico “Los olvidados”, che narra in manieraquasi onirica le vite disperate dei ragazzi di strada messicani. Il film ha un enorme successo di critica, vince la Palma per la Miglior Regia a Cannes e riporta in auge in Europa, dopo vent’anni di oblio, il nome del regista.

Da questo momento Buñuel è considerato uno dei più importanti autori cinematografici di lingua spagnola e può lavorare con maggior libertà, inanellando una serie di pellicole che oscillano fra riflessione sul genere e decostruzione, senza mai abbandonare le atmosfere surreali e grottesche di fondo.

È il caso di film come “Lui” (1952) o “Estasi di un delitto” (1955), esilarante storia di un aspirante serial killer continuamente frustrato nei suoi tentativi di omicidio.

L’ondata della Nouvelle Vague porta i giovani registi ad esprimere una sensibilità molto simile a quella dell’ormai maturo Buñuel, il che aumenta la sua influenza in Europa. Nel 1959 realizza “Nazarìn”, storia di un prete che si spinge a imitare Gesù fino alle estreme conseguenze, con cui ottiene un premio a Cannes.

Luis Buñuel e le sue glorie

La sua fama ormai è all’apice, tanto che il governo franchista gli propone di tornare a lavorare in Spagna.

Fra mille polemiche e accuse di tradimento, Buñuel accetta e gira lo scandaloso “Viridiana” (1960), storia di una giovane novizia che decide di privarsi dei suoi beni per darli ai poveri. Il film è talmente blasfemo e corrosivo verso la società spagnola che viene subito censurato, mentre Buñuel deve abbandonare di nuovo il paese, passando in Francia, dove invece “Viridiana” ha un enorme successo e gli frutta l’ambita Palma d’Oro a Cannes.

Rientrato in Messico, si dedica al surreale “L’angelo sterminatore” (1963), storia di alcuni ricchi borghesi che si trovano misteriosamente intrappolati in una villa.

Ma ora Buñuel preferisce vivere in Francia, dove produce alcuni dei suoi film più famosi: “Bella di giorno” (1967), nel quale indaga spietatamente le fantasie erotiche della bella Catherine Deneuve, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia, “La via lattea” (1968) surreale e ironica meditazione sulle contraddizioni del cattolicesimo.

E ancora l’eccezionale “Il fascino discreto della borghesia” (1972), corrosiva satira del conformismo borghese condita di gustosi inserti onirici che vince l’Oscar come Miglior Film Straniero.

Ormai anziano, Buñuel dirada la sua attività, ma è ancora in grado di girare gioielli surreali come: “Il fantasma della libertà” (1974) o “Quell’oscuro oggetto del desiderio” (1977) che non mancherà di influenzare il giovane David Lynch nelle atmosfere.

Vecchio e malato si dedica a scrivere la propria autobiografia, pubblicata anche in Italia con il titolo “Dei miei sospiri estremi”. Si spegne il 29 luglio 1983.

Fabio Benincasa

Luis Buñuel Filmografia - Cinema

Luis Buñuel Macchina da Presa

  • Un chien andalou (1929)
  • L'âge d'or (1930)
  • Terra senza pane (1932)
  • Gran Casino (1946)
  • Il grande teschio (1949)
  • I figli della violenza (1950)
  • Adolescenza torbida (1951)
  • La figlia dell'inganno (1951)
  • Salita al cielo (1952)
  • Una donna senza amore (1952)
  • Il bruto (1952)
  • Lui (1953)
  • L'illusione viaggia in tranvai (1953)
  • Cime tempestose (1954)
  • Le avventure di Robinson Crusoe (1954)
  • Estasi di un delitto (1955)
  • Le rive della morte (1955)
  • Gli amanti di domani (1955)
  • La selva dei dannati (1956)
  • Nazarín (1958)
  • L'isola che scotta (1959)
  • Violenza per una giovane (1960)
  • Viridiana (1961)
  • L'angelo sterminatore (1962)
  • Il diario di una cameriera (1964), adattamento del romanzo di Octave Mirbeau Le Journal d'une femme de chambre
  • Intolleranza: Simon del deserto (1965)
  • Bella di giorno (1967)
  • La via lattea (1969)
  • Tristana (1970)
  • Il fascino discreto della borghesia (1972)
  • Il fantasma della libertà (1974)
  • Quell'oscuro oggetto del desiderio (1977)

Luis Buñuel Filmografia - Attore

  • Mauprat (1926)
  • Carmen, regia di Jacques Feyder (1926)
  • Un chien andalou, regia di Luis Buñuel (1929)
  • L'âge d'or, regia di Luis Buñuel (1930)
  • La figlia di Juan Simon (1935)
  • Cavalieri della vendetta, regia di Carlos Saura (1964)
  • In questo villaggio non ci sono ladri (En este pueblo no hay ladrones) (1965)
  • Bella di giorno, regia di Luis Buñuel (1967)
  • La via lattea, regia di Luis Buñuel (1969)
  • Il fantasma della libertà, regia di Luis Buñuel (1974)

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