Luigi Zampa - Biografia (Roma, 2 Gennaio 1905 – Roma, 16 Agosto 1991)
Luigi Zampa, nato a Roma il 2 gennaio 1905, anche se non considerato fra i grandi registi del neorealismo o della commedia all’italiana è comunque autore di film ben noti al grande pubblico. Di umili origini, il padre fa l’operaio, ha l’opportunità di studiare cinema nel neonato Centro Sperimentale di Cinematografia che negli anni Trenta raccoglie le migliori professionalità cinematografiche italiane. Dopo un inizio di carriera come sceneggiatore, esordisce, ancora durante la guerra, con “Fra Diavolo” (1942), sceneggiato da Leo Longanesi e Ivo Perilli. Nel tumulto delle vicende belliche e post belliche sia “Fra Diavolo” che il successivo “Un americano in vacanza” (1945) passano abbastanza inosservati. “Vivere in pace” (1946) con Aldo Fabrizi e soprattutto “L’onorevole Angelina” (1947) con una scatenata Anna Magnani, lo segnalano al grande pubblico, rendendo anche evidente la sua tendenza a impadronirsi degli strumenti estetici del neorealismo per sfruttarli nella costruzione di commedie agro-dolci. Questo misto fra impietosa descrizione sociale, partecipazione emotiva e commedia è alla base di quello che viene ancora considerato uno dei capolavori di Zampa: “Anni difficili” (1948). Sceneggiato da Vitaliano Brancati, amico e collaboratore di Zampa, il film descrive a metà fra il patetico e il grottesco le peripezie di un impiegatuccio, perseguitato prima dai fascisti e successivamente anche dagli antifascisti. “Anni difficili” suscita molte polemiche per la descrizione spietata delle ipocrisie della società italiana del dopoguerra, mentre Zampa e Brancati finiscono per essere attaccati da destra e da sinistra. Sullo stesso tema, insieme all’amico Brancati, Zampa realizza ancora “Anni facili” (1953) e “L’arte di arrangiarsi” (1954). Intanto la stagione del neorealismo volge al termine, anche se Zampa partecipa, insieme a Visconti e Rossellini, al film a episodi “Siamo donne” (1953). In un altro lavoro a episodi, “Questa è la vita” (1954), Zampa si ritrova a dirigere Totò, nell’episodio “La patente”, tratto dalla novella omonima di Luigi Pirandello. Il breve corto nel quale Totò interpreta uno jettatore che vuole che le sue capacità funeste siano riconosciute dallo stato è molto caro alla memoria del pubblico, anche perché viene spesso ritrasmesso dalla televisione. Con “La romana” (1954), tratto dal romanzo di Alberto Moravia e interpretato da una stupenda Gina Lollobrigida, Zampa porta a termine il suo periodo di avvicinamento alle tematiche neorealistiche. Negli anni seguenti i suoi film virano sempre più nettamente verso il grottesco con spunti satirici, tipico della nascente “commedia all’italiana”. Ne sono esempi “Ladro lui ladra lei” (1958) dove comincia la sua collaborazione con l’astro nascente di Alberto Sordi e “Anni ruggenti” (1962), satira gogoliana del fascismo, affidata all’estro e alla simpatia del giovane Nino Manfredi. Zampa e Sordi si ritrovano ancora ne “Il vigile” (1961), divertente commedia nella quale il disoccupato Otello, ottenuto un posto da vigile urbano diventa un cerbero inflessibile, arrivando a multare anche l’auto del sindaco. Negli anni Sessanta, Zampa dirige alcune interessanti commedie come “Una questione d’onore” (1966), con Ugo Tognazzi nella parte di un “uomo d’onore” sardo, o “Le dolci signore” (1967) con Virna Lisi e Ursula Andress. Il film più famoso di questo decennio è però “Il medico della mutua” (1968), con un inarrivabile Alberto Sordi nella parte del cinico e arrivista dottor Tersilli. Il film è ancora considerato un classico della commedia all’italiana, anche grazie all’azzeccata colonna sonora di Piero Piccioni che è diventata nel tempo una vera e propria sigla per Alberto Sordi. Gli anni Settanta non sono un periodo altrettanto fecondo per il regista che sembra perdere non poco del suo mordente nonostante le collaborazioni di alto livello. Nel 1971 gira “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, con Sordi e la Cardinale che, pur se ben fatto, non raggiunge i livelli delle opere precedenti. Successivamente si dedica, sempre con non molto successo, a pellicole che oscillano fra il drammatico e l’impegnato come “Bisturi – La mafia bianca” (1973), “Gente di rispetto” (1975) e “Il mostro” (1977). “Letti selvaggi” (1979), commedia a episodi piuttosto fuori tempo, con Monica Vitti e Michele Placido, diventa il suo canto del cigno, in quanto il regista, in cattive condizioni di salute, decide di ritirarsi. Muore, alcuni anni dopo, il 16 agosto 1991.
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