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Loving Vincent

Loving Vincent - Recensione: la notte stellata prende vita nell’universo vangoghiano

Forse non tutti sanno dell’esistenza di una pagina facebook di grande successo denominata “se i quadri potessero parlare”. Il suo grande appeal (ha più di un milione di like) è dovuto all’ironica e dissacrante interpretazione, attraverso delle didascalie, dei pensieri dei personaggi raffigurati in dipinti famosi.

"Loving Vincent" oltrepassa questa idea, nel suo piccolo geniale, dando proprio vita alle opere di Van Gogh. Miracolo della tecnologia digitale? non proprio: oltre mille dipinti del celebre pittore olandese sono stati rielaborati per un totale di più di 65.000 fotogrammi realizzati da 125 artisti di varie nazionalità, il “rotoscope” (tecnica per la creazioni di animazioni in cui le figure umane risultano realistiche) ha fatto il resto. Facile no? “A parole è tutto facile”: direbbero Dorota Kobiela e Hugh Welchman, i due registi del film, se fossero i protagonisti delle famigerate didascalie di cui facevamo accenno poc’anzi. Il difficile, qualora fosse stato semplice coordinare le pennellate di 125 artisti, è stato riuscire a creare una storia che possa ammaliare il pubblico quanto la vivificazione cinematografica dell’arte di Van Gogh, operazione, quest’ultima, riuscita perfettamente.

L’intelaiatura narrativa trova il suo perno d’appoggio nel giovane Armand Roulin che, nel 1891 in Francia, ha l’incarico dal padre postino di recapitare una lettera a Theo, fratello di Vincent Van Gogh, toltosi la vita da poco. A Parigi, Armand, non riuscendo a trovare Theo, inizia a familiarizzare con le persone fondamentali per la vita e la produzione artistica del pittore; questi incontri generano nell’animo del giovane un terribile dubbio: forse Vincent Van Gogh non si è suicidato come tutti dicono.

Loving Vincent: componente estetica affascinante, ma struttura narrativa debole

"Loving Vincent", così, si tinge di giallo. In onore, forse, del colore preferito del genio olandese? Fatto sta che è un giallo troppo tenue per poter competere con la spettacolarità delle immagini che ci trasportano piacevolmente da un quadro all’altro, solleticando l’immaginario collettivo dei meno esperti e la curiosità degli appassionati. Il viaggio nell’universo vangoghiano, per quanto sia affascinante nella sua componente estetica, non essendo sorretto da un racconto solido, stenta a trovare la sua destinazione.

L’occhio si perde nelle pennellate che si sovrascrivono incessantemente mentre la cornice, intesa come struttura che sorregge e incastona l’opera, mano a mano, diventa sempre più una vacua entità. In conclusione confermiamo il prevedibile: la magnificenza delle opere di Van Gogh rimarrà ad imperitura memoria mentre per “Loving Vincent” prevediamo un’ esistenza un po’ più transitoria.

  • Regia: Dorota Kobiela, Hugh Welchman
  • Cast: Aidan Turner, Helen McCrory, Saoirse Ronan, Douglas Booth, Jerome Flynn,  Eleanor Tomlinson, Chris O'Dowd, Holly Earl, John Sessions
  • Genere: Eventi, Colore
  • Durata: 95 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, Polonia, 2016
  • Distribuzione: Alder Entertainment
  • Data di uscita: 16 ottobre 2017

"Loving Vincent" è una pellicola dal carattere fortemente innovativo, diretta a due mani da Dorota Kobiela e Hugh Welchman e dedicata alla profonda sensibilità di un artista affascinante quanto controverso come fu Vincent Van Gogh.

La straordinaria modernità della pellicola sta proprio nel fatto che ogni singola scena nasce a partire da dei veri e proprio dipinti su tela, realizzati a mano da numerosi artisti, ricostruendo le tecniche post-impressioniste scelte dal pittore per raccontare la propria storia.

Protagonisti del racconto saranno niente meno che gli stessi personaggi immortalati sulle tele, pronti ad animarsi per narrare le vicende che ruotano attorno allo straordinario talento di Van Gogh, alla sua vita e alla sua misteriosa scomparsa a soli 37 anni, archiviata come caso di suicidio.

 

Loving Vincent: un lavoro d'incredibile ricostruzione

L'ambiziosa pellicola è stata prodotta unendo lo studio di oltre centoventi opere dell'artista; mentre la trama, è stata ricostruita adattando per la sala cinematografica una raccolta di più di ottocento lettere scritte da Van Gogh di proprio pugno, ed inviate alle persone a lui più care. Il lungometraggio vuole essere non solo un omaggio, ma anche un intimo viaggio all'interno della personalità del pittore, per cercare di scoprire tutti i segreti che ne hanno fatto una delle figure storiche e artistiche più amate e impenetrabili di sempre.

A rendere ancora più intrigante il lavoro dei registi e di tutto lo staff tecnico impegnato nella realizzazione dell'opera biografica di animazioni, il fatto che, per rendere giustizia al progetto, siano stati necessarie oltre cinquantaseimila immagini dipinte interamente a mano riprese una di seguito all'altra, ad una velocità tale da riprodurre l'illusione del movimento.