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London River - Recensione

Regia: Rachid Bouchareb - Cast: Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Diveen Henry, Gurdepak Chaggar, Marc Baylis, Sami Bouajila, Roschdy Zem, Francis Magee - Genere: Drammatico, colore, 87 minuti - Produzione: Gran Bretagna, Francia, Algeria 2009 - Distribuzione: Bim - Data di uscita: 27 agosto 2010.

Con “London River” Rachid Bouchareb rimane fedele a se stesso, infatti anche questa è una pellicola sull’incontro delle diversità. Il film, ambientato nel luglio 2005, in una Londra devastata dagli attentati, mostra la strenua ricerca della figlia da parte di Elizabeth, una donna inglese, vedova di un militare, che vive in una delle isole inglesi coltivando la terra e allevando animali. Sua figlia, come tante coetanee, si è trasferita a Londra per seguire i corsi universitari, e dopo gli attentati non ha più dato notizie. Anche Ousmane cerca suo figlio, che non vede dall’età di sei anni, quando dall’Africa è andato in Francia per lavorare, accettando di vivere lontano dalla famiglia pur di poterla mantenere. I due si incontrano, e inizialmente sono le loro diversità ad avere il sopravvento, ciascuno ha un’idea preconcetta dell’altro, creata dai luoghi comuni che ci portiamo dentro, a volte inconsapevolmente, erigendo una barriera invalicabile tra noi e chi all’apparenza non ci somiglia. Ma la paura di aver perso qualcuno che si ama è un sentimento comune a tutti, senza distinzione di razza o religione. Così i protagonisti giungono ad un livello emotivo superiore, dove l’unica cosa a dominare è la carica umana dei singoli, capace di valicare qualsiasi muro. Elizabeth e Ousmane sono solamente una madre e un padre disperati alla ricerca dei loro figli. Il film lascia spazio alla meditazione, ad una profonda riflessione sul dolore, e sulla condivisione dei sentimenti. I due protagonisti, come recita una battuta della Blethyn, in realtà non hanno poi vite così diverse: cultura, religione, politica, ci modellano, ma non ci rappresentano come individui, sono i nostri sentimenti, le nostre emozioni a farlo. Certo il tema è complesso, perché spesso la nostra formazione ci impedisce di vivere a pieno alcune emozioni, ma il regista mostra come, nell’ordinaria quotidianità, ciò che ci contraddistingue sono gli affetti. Tante pellicole parlano di tolleranza e di integrazione, questa di Bouchareb, che ha anche ideato il soggetto e curato la sceneggiatura, pone l’attenzione sul piccolo mondo che creiamo attorno a noi, per proteggerci, per non correre rischi. La Londra che fa da sfondo alle vicende è mostrata multietnica, è il singolo, nella fattispecie Elizabeth, a provare disagio, amarezza, nel vedere il quartiere dove viveva la figlia. Solo il dolore, la sofferenza, le faranno cambiare prospettiva. Nella pellicola poi è vivo il confronto tra la vita essenziale che fanno Elizabeth e Ousmane nelle loro normali occupazioni, a contatto con la natura, e la frenesia cittadina, anche questo un interessante spunto di riflessione. Brenda Blethyn e Sotigui Kouyaté, quest’ultimo premiato con l’Orso d’Argento per questa interpretazione, lasciati liberi dal regista anche di improvvisare, hanno dato alla storia intensità, le hanno regalato un’anima. “London River” non è una storia facile da digerire, il dolore e la sofferenza non lo sono, soprattutto se causati da scelte folli e incomprensibili, che hanno segnato la vita di tante persone.

Maria Grazia Bosu

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