L’isola dei cani (2018)

L'isola dei cani – Recensioni: opera d'arte in stop-motion

L'isola dei cani recensione

 

"L'isola dei cani", realizzato in stop-motion, è ambientato in una distopica e futuristica città giapponese, Megasaki, dove l'intera popolazione dei cani si ritrova ad essere improvvisamente affetta da un morbo chiamato "influenza canina". Tutti i quadrupedi vengono quindi isolati in quarantena su di un'isola usata come discarica, dove attendono, in condizioni di vita miserabili, di essere soppressi.

La storia prende il via quando un bambino di dodici anni, Atari Kobayashi, atterra sull'isola alla ricerca del suo cagnolino smarrito, Spot, e viene soccorso ed aiutato nell'impresa da un branco di quadrupedi randagi che si commuovono per il suo coraggio.

L'isola dei cani: xilografie in movimento

Le animazioni di Wes Anderson si muovono prevalentemente su due assi, andando in controtendenza rispetto all'animazione moderna che ricerca invece la tridimensionalità. In questo film in particolare, ogni inquadratura sembra rifarsi alle famose Xilografie giapponesi, in particolare ai disegni del maestro Hokusai, del quale addirittura Anderson cita l'opera d'arte più famosa, la "Grande Onda" (1830).

"L'isola dei cani" possiede uno stile unico che, nel suo tentativo di riprodurre un manga giapponese, diviene originale e accattivante. Non è affatto ruffiano, anzi al contrario è spiazzante. Lo spettatore impiega un po' di tempo per abituarsi al suo stile grafico e narrativo desueto, ma una volta entrati nel gioco, si finisce per esserne totalmente rapiti. È una vera gioia per gli occhi, quasi un'opera d'arte in movimento.

Anche la colonna sonora di Alexandre Desplat, con i suoi ritmi scanditi unicamente dai tamburi giapponesi, è trascinante.

L'isola dei cani: una fiaba complessa e una metafora profonda

"L'isola dei cani" non è un film d'animazione propriamente per famiglie, è molto di più: i più piccoli potranno certamente apprezzarne i personaggi colorati e l'ironia dell'animazione, ma saranno soprattutto gli adulti a cogliere le infinite sfumature e la profonda metafora che si cela sotto la superficie.

L'"isola" del titolo, a un primo livello di lettura, è l'evidente metafora di un campo di concentramento nazista, ma il film non si ferma solamente a questo; in gioco c'è molto più. C'è un discorso più profondo e universale, un discorso etico che riguarda il "chi siamo", il "cosa vogliamo diventare", la paura del "diverso", e le manipolazioni che il potere esercita proprio attraverso quella paura.

C'è l'incomprensione tra popoli, ben resa dall'uso di due lingue diverse (gli umani parlano in giapponese, i cani in inglese, e le due razze non riescono a comunicare tra di loro, tranne per poche informazioni basilari). C'è la speranza di una possibile redenzione, di una riconciliazione. L'incontro col “diverso” come unica via possibile per un futuro più giusto.

Inoltre c'è molto divertimento. Un'ironia sottile ed efficace, mai scontata o di grana grossa.
C'è davvero tanto per una sola pellicola. E tutto è realizzato in maniera così talentuosa e visionaria che lascia sbalorditi, a bocca aperta, come dei bambini di fronte ad una favola straordinaria.

 

Nicola De Santis

21/02/2018

 

L’isola dei cani locandinaNel 2037, a seguito dell’”influenza canina”, tutti i cani del Giappone vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti. Quando arriva su quest’isola un ragazzino di nome Atari Kobayashi, cinque cani, stufi della loro decadente vita, cercheranno di aiutarlo nella ricerca del suo cane Spots e lo proteggeranno dalla autorità giapponesi che vogliono riportarlo a casa.

L’isola dei cani: un’isola particolare

"L’isola dei cani" è un film d’animazione realizzato in stop motion, scritto, diretto e co-prodotto dal regista statunitense Wes Anderson. Autore in passato di film di questo genere come “Fantastic Mr. Fox”, candidato all’Oscar nel 2010, Wes Anderson ha diretto anche film come “Grand Budapest Hotel” e “Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore” anch’essi nominati a premi Oscar.

“L’isola dei cani”, comprende un cast vocale eccezionale formato da attori del calibro di Bryan Cranston nel ruolo di Capo, Edward Norton e Bill Murray nei rispettivi ruoli di Rex e Boss e Jeff Goldblum che presterà la voce a Duke.

Le musiche del film sono state affidate al premio Oscar Alexandre Desplat, dopo il successo ottenuto con “Grand Budapest Hotel”.

Il film "L’isola dei cani", come ha spiegato lo stesso regista all’inizio della sua produzione, è arricchito dall'influenza dei lavori del grande regista giapponese Akira Kurosawa e dagli speciali televisivi natalizi.

“L’isola dei cani” è stato scelto come film d’apertura della 68ª edizione del Festival di Berlino e verrà distribuito nelle sale americane a partire dal mese di marzo del 2018.

 

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