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Lina Wertmuller - Biografia

(Roma, 14 agosto 1926)
Uno dei pochi personaggi femminili che hanno fatto storia nell'ambito della cinematografia italiana, Lina Wertmuller, all'anagrafe Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, compie gli anni, ogni anno festeggiando con un nuovo successo.
Capelli corti, bianchi come la montatura d'occhiali, linguacciuta e piena di spirito, Lina Wertmuller, regista e sceneggiatrice dagli anni '70 ad oggi, nasce a Roma, il 14 agosto 1926, da padre lucano e madre romana di origini svizzere. Iscrittasi a soli diciassette anni ai corsi di regia dell' Accademia Pietro Sharoff, dopo la gavetta nel teatro dei burattini di M. Signorelli, la collaborazione con Giovannini e Garinei e la direzione di "Canzonissima" su Rai1, realizza finalmente per il cinema, nel 1963, il film "I Basilischi".
Divenuta aiuto regista di Fellini in "La dolce vita" (1960) e "8 e 1/2" (1963), Lina è pronta per esordire con questa commedia sui giovani delle province del Sud, che già denota lo stile ironico, dai toni grotteschi e dalle trame abbondanti, che tanto verrà apprezzato all'estero da regalarle tra i molti premi la Vela d'argento a Locarno. Sempre d'argento è la Maschera che vince poi con Nino Manfredi, girando nel 1965 "Questa volta parliamo di uomini". Negli stessi anni dirige per la televisione "Il giornalino di Gian Burrasca" e due commedie musicali con Rita Pavone, che sotto lo pseudonimo di George H. Brown titola: "Rita la zanzara" (1966) e "Non stuzzicate la zanzara" (1967).
A regalarle fama assoluta sono però gli anni Settanta, durante i quali gira gli intramontabili "Mimì metallurgico ferito nell'onore" (1972), "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto" (1974) e "Pasqualino settebellezze"(1975). È grazie a tale fortunato trittico che il pubblico può godere della talentuosa performance della neonata coppia artistica formata da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. Lei, quasi sempre nei panni della presunta femminista del nord, lui, assolutamente magistrale nel ruolo del comunista meridionale: i due incarnano con animo i conflitti di classe dell'Italia di quegli anni, imponendosi con alcune scene nella comune memoria storico-cinematografica.
Baroccheggianti e infiniti come il suo nome, all'anagrafe registrato come Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, i titoli dei lungometraggi che usciranno negli anni successivi, le faranno addirittura guadagnare un posto tra i Guinness dei primati. "Un fatto di sangue nel comune di Siculiana fra due uomini per causa di una vedova...si sospettano moventi politici" (1978) si conquisterà infatti il primato di titolo di film cinematografico più lungo della storia. E non da meno risulteranno i posteriori: "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada" (1983) e quello interpretato da Michele Placido, "Notte d'estate con profilo greco, occhi a mandorla, e odore di basilico" (1986), che assieme a "Sotto... sotto... strapazzato da anomala passione" (1984), "Un complicato intrigo di donne e vicoli" (1986) e "In una notte di chiaro di luna" (1989), chiudono felicemente il decennio Ottanta.
Dopo aver debuttato anche nella regia di un opera lirica al San Carlo di Napoli, dove mette in scena la "Carmen" di Bizet e in seguito alla messa in onda della miniserie televisiva, "Sabato, Domenica e lunedì" (1990), con Luciano De Crescenzo e una Sophia Loren vittima del 'tradimento gastronomico' del marito proprio come nell'opera di De Filippo, Lina diviene, grazie alla rinomata professionalità, commissario straordinario del Centro Sperimentale di Cinematografia, per poi firmare il nuovo trionfo di "Io speriamo che me la cavo" (1992) con Paolo Villaggio. Tale pellicola racconta questa volta la storia di un professore che dal nord Italia finisce a insegnare in un comune della sgangherata provincia di Napoli, dove deve confrontarsi con i disagi provocati dall'evasione scolastica e con l'ignoranza delle istituzioni. Nonostante le critiche che la tacciano di rappresentare il Meridione attraverso i più classici luoghi comuni, Lina va avanti con "Ninfa Plebea" (1996), tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Rea e con "Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica" (1996). Quest'ultimo viene interpretato da due insoliti Tullio Solenghi e Veronica Pivetti, che sempre in stile Giannini-Melato, rivisitano le dinamiche della lotta di classe in chiave contemporanea.
Negli anni Novanta si cimenta, infine, anche con il documentario per la Rai "Una Domenica sera di novembre" e in occasione dei mondiali di calcio in Italia, con un documentario sulla città di Bari. La propria carriera non si arresta nemmeno nel 2000, data a partire dalla quale gira a Procida, per la televisione, "Francesca e Nunziata" (2001) con Giancarlo Giannini e Sophia Loren. È dunque la volta di "Peperoni ripieni e pesci in faccia" (2004), ancora con Sophia Loren e di "Mannaggia alla miseria" (2009), a chiudere un percorso che conoscendo il brio e l'amore per il lavoro di Lina Wertmuller, siamo sicuri ci riserverà ancora tanti e tanti appuntamenti.
Cecilia Sabelli

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