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"La volpe e la bambina", paesaggi protagonisti

Il premio Oscar Luc Jacquet che tre anni fa portò sugli schermi “La marcia dei pinguini” torna con un altro omaggio alla natura selvaggia, incontrollabile e unica: “La volpe e la bambina”, moderna favola della toccante amicizia tra Bertille Noel Bruneau, un pò Pippi Calzelunghe, un pò Heidi e la piccola Tatou, una volpe che guiderà la bambina alla scoperta di boschi, cascate e grotte oscure, tra gli animali che popolano le montagne. A narrarci quella che ha tutti i tratti della fiaba, la voce fuori campo di Ambra Angiolini, la bimba diventata mamma che racconta al figlio la storia di un'avventura incredibile. Girato tra le montagne dell’Ain e il nostro Parco nazionale d’Abruzzo, il film è una sinfonia di colori, suoni, sensazioni, una boccata d’ossigeno lontano dal caos, dallo smog e dal cemento delle nostre città. Una delle location scelte dal regista è il versante francese del Massiccio del Giura, luogo legato ai ricordi di Jacquet che qui ha trascorso la sua infanzia, nei dintorni dell’altopiano del Retord. Vicino alla frontiera con la Svizzera, in un alternasi di spazi aperti e foreste è un angolo di Francia dove i villaggi si trovano spesso a decine di chilometri uno dall’altro. Il regista ha poi mandato il documentarista Jérome Bouvier alla ricerca di altri scenari adatti alla storia che aveva in mente, paesaggi fatti di luoghi dolci e selvaggi e in cui vivessero molti animali. Sono state visitate alcune zone della Francia, poi della Norvegia, della Slovenia, della Romania e dell’Ungheria, prima di approdare in Italia, in uno degli angoli più belli e delicati del nostro paese, il Parco nazionale d’Abruzzo che si può giustamente considerare il terzo protagonista del film. Per sei mesi la troupe di Jacquet ha studiato e osservato gli animali di quello che il regista definisce “uno dei posti migliori d'Europa per filmare la fauna”, perchè è facile imbattersi in orsi, lupi e volpi. È stato in questo modo che il comportamento delle volpi e alcune delle loro abitudini sono diventati familiari: gli sceneggiatori scrivevano la trama e gli osservatori riferivano dettagli, curiosi e inaspettati, come quando vediamo le volpi cibarsi di piante di zafferano nei prati in primavera. Il Parco viene mostrato in ogni stagione, inizia in una giornata dai colori autunnali, passa al paesaggio innevato in cui la volpe lotta con la lince fino ai prati in fiori di una soleggiata primavera, nelle diverse ore del giorno dall’alba al tramonto, in giornate ventose e sotto scroscianti acquazzoni. Due in particolare sono gli scorci che hanno maggiormente colpito il regista: la Difesa di Pescasseroli e i Prati d’Angro. La Difesa è il luogo in cui pastori lasciavano le pecore a pascolare e si appostavano tra gli alberi tagliati bassi per tenere sotto controllo la zona e difendere le greggi da eventuali pericoli. La stupenda valle dei Prati d’Angro, nel comune di Villavallelonga, è il luogo adatto in cui, armati di binocolo e macchina fotografica, a piedi, a cavallo o a dorso di mulo si possono fare escursioni più o meno impegnative, immersi in una tavolozza di colori in cui snodano vecchie mulattiere. E’ proprio su un sentiero in mezzo ai boschi che Bertille, bimba dalla chioma rossa e gli occhioni azzurri, mentre da scuola torna alla sua casa in mezzo alle montagne, alla curva di un sentiero, si imbatte nel suo alter ego a quattro zampe: una piccola volpe, dal manto fulvo e lo sguardo curioso. Da questo incontro casuale nascerà un’amicizia destinata a durare tutta una estate. Le volpi che vivono nel Parco, si vedono più facilmente nella Valle Iannanghera, nei pressi di Barrea. In queste zone vengono a cercare il cibo lasciato dai turisti e qualche volta si lasciano avvicinare, ma mai nessuno ha avuto il privilegio della piccola Bertille, di poterne accarezzare una e portare nel cuore il ricordo di un legame davvero fuori dall'ordinario.

Barbara Mattiuzzo

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