La strategia degli affetti - Recensione
Regia: Dodo Fiori - Cast: Paolo Sassanelli, Marta Iacopini, David Nebbia, Nina Torresi, Dino Abbrescia, Joe Capalbo, Lucia Modugno, Remo Remotti - Genere: Drammatico, colore, 80 minuti - Produzione: Italia 2009 - Distribuzione: Cinecittà Luce - Data di uscita: 27 agosto 2010.
Ci si siede comodamente in sala aspettandosi di vedere un film drammatico all’italiana, ovvero: corale, di cuore, pieno di lacrime e sentimento, ed invece “La strategia degli affetti” ti sorprende. Tratta sì temi forti, ma spiazzati da battute insolite che fanno nascere un sorriso proprio nel mezzo di una scena drammatica. Si ride molto in questo film, ma talvolta anche di un riso amaro, un’amarezza suscitata dalla realtà velata, o meglio mascherata, di una borghesia apparentemente perfetta. Un cinquantenne romano, uomo di successo e potere, non va d’accordo con il figlio che sembra essere il contrario di lui, ha una moglie ossessionata da quest’ultimo e da vecchi scheletri che un bel giorno riaffiorano dall’armadio. Volente o nolente si ritroverà faccia a faccia con alcune situazioni che lo porteranno a modificare il suo atteggiamento, a cambiare in bene o in male che sia. Il regista Dodo Fiori, alla sua seconda esperienza di lungometraggio, dopo “Il silenzio intorno” del 2006, ritrae le linee di una famiglia altolocata romana, dipingendola sofisticata e restia al dialogo in casa, fatta di tante buone maniere e molte poche liti. Tutto è misurato, fino a quando una ragazzina non cambierà le regole di comportamento, dando uno scossone al carattere del figlio Matteo e facendo uscir fuori la vera natura dei protagonisti. E proprio i protagonisti in questa pellicola, non ci danno la rassicurante sensazione di conoscerli: continuano a cambiare senza delineare un punto di vista principale a cui legarsi, lasciando così lo spettatore sempre sorpreso. Il film è girato quasi interamente in casa, nella grande villa di famiglia con molti pochi dialoghi e senza troppe pretese registiche. L’attore protagonista è Paolo Sassanelli; abituati a vederlo in ruoli buonisti come “Un medico in famiglia”, qui dà una buona prova di uomo cinico, leggermente egoista e scaltro. Distribuito da Cinecittà Luce, il film vanta il contributo della Regione Lazio e la Direzione Generale per il Cinema.
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