LA SCOMPARSA DI PATò – RECENSIONE

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La scomparsa di Patò – Recensione

Prima trasposizione cinematografica di un romanzo di Andrea Camilleri che, prendendo come espediente narrativo le indagini sulla scomparsa di un ragioniere, propone un affresco della Sicilia di fine ‘800

Regia: Rocco Mortelliti – Cast: Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Neri Marcoré, Alessandra Mortelliti, Gilberto Idonea, Flavio Bucci, Simona Marchini, Alessia Cardella, Manlio Dovì, Franco Costanzo, Pippo Crapanzano, Roberto Herlitzka, Guia Jelo – Genere: Giallo, Drammatico, colore – Produzione: Italia, 2010. - Data di uscita: 24 febbraio 2012

Rocco Mortelliti, legato da un’amicizia trentennale con lo scrittore siciliano, suo maestro all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico, vanta il primato d’aver portato sul grande schermo un’opera di Camilleri.

Il regista rimane fedele al testo, seppur con qualche licenza che nulla toglie al racconto, che si presenta sotto forma di un dossier investigativo, dal quale il lettore deve trarre le sue conclusioni.

La pellicola invece, pur non snaturando il carattere quasi documentaristico delle indagini, mostra una linearità narrativa che agevola lo spettatore, chiudendo il cerchio delle vicende con un finale mostrato e non da intuire.

L’incipit è dato dalla scomparsa, nella solita Vigata, di tale ragionier Patò, durante il ‘Mortorio’, cioè la rappresentazione della Passione di Cristo, nel Venerdì Santo del 1890. La sparizione dell’uomo getta nello sconforto moglie e familiari, e inasprisce le divergenze tra il maresciallo dei Carabinieri locale, un Nino Frassica a cui l’uniforme della Benemerita aderisce ormai come una seconda pelle, e il delegato di Pubblica Sicurezza Maurizio Casagrande. Ognuno dei due vuole prevalere sull’altro, soprattutto per onorare la propria divisa, a tal punto da litigare per chi deve occuparsi delle indagini. Il delegato, venendo da Napoli, rappresenta per i siciliani di Vigata ‘il Nord’, il progresso e la cultura, data l’importanza intellettuale della città partenopea all’epoca, e si sente una mosca bianca in mezzo a tanta arretratezza. Dal conto suo il maresciallo locale ritiene l’antagonista troppo diverso per comprendere le abitudini e i malaffari del luogo.

Le ricerche del ragioniere sono un pretesto per mostrare malcostume, corruzione, asservimento ai potenti, che siano politici o banche, e connivenze mafiose, tutto purtroppo non troppo lontano dall’Italia del nostro tempo.

“La scomparsa di Patò” è un giallo brillante, dove regna la leggerezza, Mortelliti sa dosare disamina sociale e humor con sapienza, realizzando un film godibile che riesce a fare suo anche l’effetto linguistico del testo letterario, salvaguardando le parlate dialettali, alcune quasi incomprensibili, e soprattutto il burocratese, eterno emblema dell’ipocrisia umana.

La coppia Frassica/Casagrande ha una speciale alchimia che oltrepassa lo schermo, e in un cast di bravi interpreti non si può non segnalare il cameo di Guia Jelo, la cui parlata è indimenticabile, e la bravura dell’intramontabile Flavio Bucci.

Patò ha il volto di Neri Marcoré, artista poliedrico dagli esordi teatrali, come del resto tutti gli attori del cast per deliberata scelta del regista.

Il film è consigliato a tutti quelli che vogliono prendersi una pausa dall’action-movie, per rilassarsi con un crime d’altri tempi, dove le analisi scientifiche cedono il passo all’intuito e al ragionamento.

Maria Grazia Bosu


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