La ragazza nella nebbia: Donato Carrisi e il cast presentano il film alla stampa

L’incontro inizia con il saluto di Antonio Monda, che fa gli onori di casa per la Festa del film di Roma, di cui “La ragazza nella nebbia” è film di preapertura. In sala accanto al regista sono presenti i produttori e il cast, tranne Toni Servillo, impegnato sul set di un nuovo film. Non manca Jean Reno, star internazionale, gentile e spiritoso come sempre.

Un Carrisi loquace e disinvolto, alla sua prima prova dietro alla macchina da presa, dopo i successi come scrittore, racconta dei suoi esordi come sceneggiatore, e di come il più grande complimento ricevuto dai suoi lettori sia stato: “Un ragazzo mi ha detto che i miei libri sono in 3D”.

La ragazza nella nebbia: Jean Reno e Alessio Boni

La ragazza nella nebbia Alessio Boni

Jean Reno ritiene che il mestiere di scrittore e quello di regista siano due mestieri ben diversi: “Per uno scrittore è facile parlare di duemila elefanti, per un regista proprio no”, ha affermato sorridendo. Gli è piaciuto lavorare con Carrisi e su Servillo ha aggiunto: “lavorare con Toni è una gioia, una settimana con lui è un vero regalo, sono stato molto felice di lavorare con lui, è stata una gioia estrema, perché non solo è un bravissimo attore ma è anche un grandissimo uomo e una grandissima persona”. Riguardo poi al film ha commentato di come alcuni dei protagonisti abbiano una doppiezza incredibile e camminino a braccetto col male.

Alessio Boni ha affermato con sincerità di non aver avuto modo di leggere il famoso romanzo d’esordio di Carrisi, dato l’elevato numero di pagine, e di come gli sia piaciuta la sceneggiatura: ”che va a scandagliare il male, ma non quello del ragazzo che cresce in una famiglia malavitosa, che tutto fa presupporre si dedichi prima o poi al male, ma quello che potrebbe serpeggiare in tutti noi, ed è li, come una specie di fiume lento, come l’acqua che passa, con riverberi meravigliosi; poi, se succede qualcosa di imprevisto, quel male potrebbe germogliare, portando ad azioni efferate prima inimmaginabili”. Ha poi raccontato di come ad una sua domanda riguardo la sceneggiatura Carrisi abbia risposto con un messaggio che lo ha convinto ad accettare subito il ruolo: “Non c’è cosa più bella nella vita che sentire la risata di un bambino, tranne se la ascolti di notte, sei solo in casa e sopratutto non hai figli”.

La ragazza nella nebbia: “Come rinunciare alla possibilità di vedere la propria storia in carne ed ossa?”

La ragazza nella nebbia

E’ questo che afferma Carrisi riguardo la sua decisione di diventare regista. “Mi è sempre piaciuto pensare che il racconto debba passare attraverso il filtro di più persone, non penso alla professione di scrittore come un lavoro individuale, allo stesso modo questo è un film d’autori, dallo scenografo alla costumista, io ho dovuto semplicemente ispirarli, ho dato loro molta fiducia, infatti il risultato è un grande gioco di squadra. Ad esempio quando ho raccontato il suo personaggio ad Alessio, era inevitabilmente imperfetto, lui me l’ha restituito compiuto. Reno ci ha detto che voleva farlo in italiano, quindi io non ero più padrone della sua interpretazione, il suo personaggio è cresciuto scena dopo scena, lo stesso con Servillo, anche se ho spesso detto che il personaggio è nato proprio con la sua faccia”.

Ha poi raccontato di come l’iniziale squillo del telefono con cui si apre il film non si adatti al telefono che appare nel girato: “Il rumorista lo teneva custodito da anni, è lo stesso che apre “C’era una volta in America”, ed ha voluto regalarlo a Reno”, questo per spiegare come un film è il frutto di un lavoro condiviso.

La ragazza nella nebbia: “Il crimine è un vero e proprio businnes!”, parola di Carrisi

La ragazza nella nebbia film

Lo scrittore regista riprende la parola per spiegare come a suo modo di vedere il crimine è un vero e proprio business: “Mi sono ritrovato a commentare un fatto di cronaca molto noto per ‘Il Corriere della Sera’, in questo paesino c’era una pizzeria che stava fallendo, poi si sono accesi i riflettori, tutti hanno beneficiato del circo che mette le tende in città, non solo la pizzeria, investigatori e giornalisti andavano nutriti, dovevano dormire, poi è arrivato il turismo dell’orrore. C’è una ricaduta economica anche sui media, bastano un cameraman ed un inviato per coprire un caso, con una raccolta pubblicitaria incredibile a fronte di una spesa ridicola: costa meno di una fiction e rende più di una fiction. Nessuno si può assolvere, neppure il pubblico a casa, in attesa famelica di notizie. All’inizio del film rompiamo uno specchio e consegnamo allo spettatore i frammenti da ricomporre, ma alla fine riflessa ci sta anche la nostra immagine”.

Carrisi ha raccontato di come si è sempre chiesto perché a “Il collezionista di ossa” non sono seguite altre pellicole con lo stesso protagonista, dati i vari romanzi che lo vedono protagonista: “Perché quel film ha esaurito il potenziale immaginifico dei lettori, in qualche modo non è stato curato adeguatamente. In questo caso il libro segue un percorso, il film un altro, il film deve inserirsi in un genere. Ho tratto ispirazione dai noir degli anni sessanta – settanta, con Gian Maria Volontè, dalla grande stagione anni ‘90, con “Il silenzio degli innocenti” ho capito che dovevo studiare scienza del comportamento, cambiando indirizzo alla mia laurea in giurisprudenza. Ho imparato molto dai film di Besson, ecco Reno, per approdare a “I soliti sospetti”. Ho scelto di girare il film con un obiettivo anamorfico, per le musiche di non cedere all’elettronica, ho optato per una grana molto antica, tutto questo in un libro non poteva esserci”.

Ha poi aggiunto: “Quando facevo lo sceneggiatore evitavo di sceneggiare libri, in questo caso ho ammazzato lo scrittore del romanzo, e sono diventato un altra persona”.

La ragazza nella nebbia: la parola ai produttori

Il film, che uscirà nelle sale il 26 ottobre in ben 400 copie, è il frutto della collaborazione tra Colorado film e Medusa.

La produzione ha grandi aspettative su una pellicola come questa, di genere, che seppur lontana dalle commedie che contraddistinguono la produzione Colorado, è espressione del desiderio di proporre altro, nella speranza di un riscontro nelle sale, che troppo spesso anelano solo film comici. Per il momento il riscontro c’è a livello internazionale e Studiocanal, prima che fosse finito, ha già comprato il film, già venduto in Spagna e Francia, assicurando uscite importanti in tanti paesi europei.

Maria Grazia Bosu

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