La poltrona del padre

  • Titolo originale: Thy Father's Chair
  • Regia: Antonio Tibaldi, Alex Lora
  • Genere: Documentario, colore
  • Durata: 72 minuti
  • Produzione: Italia, USA, 2015
  • Distribuzione: Lab 80 Film
  • Data di uscita: 14 dicembre 2017

 

La poltrona del padre loc originale"La poltrona del padre", documentario prodotto nel 2015, è ambientato a New York, per la precisione Brooklyn.

La pellicola vede come protagonisti due gemelli ebrei ortodossi, Abraham e Shagra, che vivono nella loro casa di famiglia, isolati dal resto del mondo. Questo isolamento, soprattutto dopo la dipartita dei genitori, li porta a una sorta di accumulazione seriale di oggetti di ogni tipo; non puliscono, non ordinano nulla, semplicemente riempiono degli spazi vuoti. Persino i gatti randagi sono ben accetti nel loro appartamento.

Nella loro casa, al piano superiore, è presente un altro coinquilino, che minaccia di non pagare più l’affitto a loro dovuto se non decideranno di rendere la loro abitazione un posto vivibile, pulendo e riorganizzando tutte le loro cose accumulate negli anni.

I gemelli sono così costretti a rivolgersi a una ditta delle pulizie, fatto che per loro risulta traumatico.

Improvvisamente obbligati a uscire dal loro ‘guscio protettivo’ fatto di ricordi, spalancano le porte della loro casa, aprendosi di fatto al mondo esterno.

La poltrona del padre: finestre buie, simbolo della non accettazione

Abraham e Shagra vivono in una casa dalle finestre rese buie dalla sporcizia. Non c’è comunicazione con la realtà che li circonda, la volontà di auto isolarsi la fa da padrona.

Ne "La poltrona del padre" i gemelli appaiono come due depressi evitanti, la loro mente è unicamente rivolta al passato, incapace di schiudersi alla luce del futuro, proprio come le loro finestre (simbolo della loro chiusura). Il loro modo di accumulare è nevrotico, dettato non da una sincera passione per l’oggettistica o per i ricordi - che appaiono più come una scusa -, bensì da una volontà di riempire il vuoto che percepiscono dentro se stessi.

I due vanno di stanza in stanza, costretti a confrontarsi coi loro ricordi, cercando di liberare finalmente quel fantasma del passato che è stato troppo a lungo intrappolato sotto la pila degli oggetti da loro raccolti nel corso di tutti quegli anni di quella che i tedeschi definiscono ‘Zweisamkeit’, una solitudine a due.

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