La nostra vita (italiana): spaccato potente di una piccola realtà
L’Italia e l’italianità, modi diversi di esprimere un parere, un’idea, raccontare un luogo nel tempo e una storia. “Ringrazio Luchetti, RaiCinema e Cattleya. E poi siccome i nostri governanti rimproverano al cinema di parlar male dell'Italia, vorrei dedicare il premio all'Italia e agli italiani che fanno di tutto per renderla un paese migliore nonostante la loro classe dirigente". Semplici parole in una serata di maggio, l’incipit e la sintesi estrema di un personaggio puro, semplice, dal volto umano. “La nostra vita” di Daniele Luchetti ha avuto in Elio Germano un’interprete d’eccezione, il racconto in uno sguardo di un uomo che perde la moglie per parto e sbanda nel percorso di crescita familiare, la lucida realtà di una periferia romana (Vigne Nuove e Bufalotta) algida e a tratti emarginante, vera, semplice eppure complessa. L’intera costellazione di personaggi ruotano attorno al padre di tre figli e al suo cantiere, “edilizia per la vita” lo slogan. E Luchetti scava, scava in profondità sottoponendo l’animo umano, fragile e a volte gretto, alle sollecitazioni del caso, alle vibrazioni del dramma che non danno tregua né respiro. Finché il sentimento prevale e l’umanità prende il sopravvento sul moralismo delle belle intenzioni e sul vil denaro. Quando Vasco torna a cantare la regia opta per la speranza. Il film è bello e intenso, gli attori misurati, un cast che nel suo “piccolo” dona respiro internazionale alla pellicola, non esiste né sussiste più l’epoca del neorealismo, questo è realismo d’oggi applicato alla realtà urbana, solo sfiorata eppure soffocante. Il centro commerciale come luogo catalizzatore di valori attualissimi, giungla di cemento dove finiscono i nostri sogni senza contante. Ci si emoziona seguendo il protagonista, malinconico e forte pur con i suo trent’anni, un’età qui considerata di piena gioventù, ma che invece non prepara mai abbastanza ad affrontare l’impensabile e imponderabile. Qui il merito della crescita risiede anche nella fotografia ruvida che catapulta lo spettatore nell’esistenza da routine, nella domenica in famiglia con i piedi immersi nella sabbia. Per le strade, così come in riva al mare, non esiste la malvagità in questo scorcio di vita, talvolta solo la sfortuna di un attimo. Per affrontarla però basta pensare e credere fortemente che i sacrifici verranno alfine ricompensati. Quando è la domanda, al cinema la temporanea risposta.
di Simone Bracci
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