La nostra vita – Conferenza Stampa Questa mattina a Roma presso il cinema Quattro Fontane è stato presentato alla stampa il “La nostra vita” di Daniele Luchetti, unico film in concorso al 63esimo Festival di Cannes. L’unico presente in sala era proprio il regista, assente invece tutto il cast. La pellicola sarà nelle sale italiane a partire dal 21 maggio, mentre sarà proiettata a Cannes il giorno prima. Luchetti comincia la presentazione dell’opera parlando dei due temi più importani: l’integrazione degli immigrati sul lavoro e la paternità. “Ho voluto avere sui personaggi degli immigrati – dice il regista – lo stesso sguardo che ho avuto per quelli italiani. Del resto il nostro cinema ha sempre rappresentato il proletariato in due modi: o dall’alto verso il basso, accentuando il carattere di commedia tramite l’ignoranza dei suoi personaggi, oppure in funzione politica. Io li ho voluto vedere come essere umani. Li ho raccontati come se fossi uno di loro”. Del resto come ci ha tenuto a sottolineare fin da subito il suo è uno “sguardo originale” sulla realtà, cioè cercare di “rappresentare i personaggi così come appaiono al loro livello, senza giustificarne i comportamenti. Non li ho usati per dimostrare qualcosa, ma solo per metterli sulla scena”. Per quanto riguarda la paternità, Luchetti la considera il centro del film, un film che si caratterizza proprio per l’assenza dell’elemento femminile e dell’amore materno. “Il protagonista, appena muore la moglie, tratta i figli come se fossero dei pacchi postali. Non riesce a dialogare con loro. Non era mia intenzione poi parlare dei bambini, infatti il loro dolore non l’ho voluto raccontare, soprattutto nella scena del funerale perché non volevo rischiare di cadere nel banale, trattando un tema così delicato. Ho raccontato solo quello di loro padre, Elio Germano che in quella scena ha dato il meglio di sé”. Molti episodi raccontati poi ne “La nostra vita”, il regista li ha presi dalla sua esperienza personale: “La canzone di Vasco durante il funerale l’ho inserita, perché avevo partecipato a un funerale di una tossicodipendente a Ostia che aveva voluto un ultimo saluto sulle note di ‘Like a Virgin’ di Madonna”. Ricollegandosi al rapporto padre figli, il regista ha sottolineato come l’assenza di dialogo sia una costante in tutto il film: “I miei personaggi non riescono a dialogare mai di niente. Sono intrappolati nell’avere, nel possedere, nel comprare, a tal punto che sono colti di sorpresa davanti alle emozioni improvvise della vita. Non avendo poi la capacità di affrontare i sentimenti, non riescono nemmeno a raccontarli”. Quello proprio che è un macigno per i personaggi è che ricercano una famiglia perché “l’Italia è la famiglia!”, cioè gli italiani esprimono la loro essenza nella famiglia. Nonostante il tema trattato Luchetti considera la sua pellicola “vitale, solare. Ho messo in scena tutto senza criticare, con naturalezza, guardando come i personaggi agiscono”. Per quest’opera il pensiero del regista, come si può ben intuire è andato ai film degli anni Sessanta, al cinema delle periferie. Solo che quello che si è trovato davanti come mondo moderno, sono delle zone con una “standardizzazione del benessere. Periferie che sono satelliti della città, creati senza un progetto urbanistico e lontanissime dai centri delle città. C’è poi una totale assenza di un livello culturale e l’unica piazza che esiste è il centro commerciale. C’è un’illusione di benessere”. Entrando sui particolari della partecipazione al Festival di Cannes, esprimendo soddisfazione, elogia soprattutto quello che per lui è “l’ombelico del paese, la Francia, che ama di più di tutti il cinema. Cannes è la capitale del cinema francese”. Entrando nel merito della polemica tra il ministro Bondi, che non parteciperà a Cannes per polemizzare contro il documentario “Draquila – l’Italia che trema” di Sabina Guzzanti ha sussurrato: “è strano che un ministro si vergogni della libertàdi espressione di un artista, francamente…” non concludendo la frase.
Davide Monastra
08 / 05 / 2010
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