La mossa del cavallo (2018)

 

La mossa del cavallo – Recensione: un grottesco western siciliano

La mossa del cavallo

Sicilia, 1877, a Montelusa arriva il nuovo ispettore capo dei mulini Giovanni Bovara (Michele Riondino), il cui incarico è quello di far rispettare la tassa sul macinato.

Nato in Sicilia ma cresciuto a Genova, il Bovara non comprenderà da subito le dinamiche e la lingua di quella che in realtà è la sua terra natia.

La sua intransigenza nel voler far rispettare la legge, in un luogo in cui la politica è gestita della mafia, lo porterà fin da subito a crearsi dei nemici, che cercheranno in ogni modo di deviarlo dalla giusta rotta affinché si possa mantenere lo status quo della vita criminosa.

Questo è l’incipit de “La mossa del cavallo” di Gianluca Maria Tavarelli, il primo adattamento televisivo di un romanzo storico di Andrea Camilleri, il quale ha partecipato alla scrittura della sceneggiatura insieme a Francesco Bruni e Leonardo Marini.

La mossa del cavallo: una vera sorpresa

Michele Riondino alla conferenza stampa del film ha affermato di amare la Rai quando osa nel creare prodotti come “La mossa del cavallo”. Come dargli torto.

Si comprende fin dall’inizio di non essere davanti ad una classica produzione della televisione generalista. Qui siamo davanti ad un vero e proprio adattamento televisivo di carattere autoriale. Perché il regista, Tavarelli, ha scelto di appoggiare il western alla natura poliziesca del romanzo e soprattutto ne ha estrapolato l’essenza grottesca e spettacolare per creare qualcosa di nuovo e moderno.

Una scelta autoriale quindi, quella di restituire l’eccentricità dei personaggi e delle loro vicende che viene premiata anche dalla perfetta interpretazione degli attori, così reali nella loro stravaganza. Ricordano molto i personaggi della fortunata saga dei “Pirati dei Caraibi”: sporchi, falsi, strani e con una passione in comune, quella per il denaro.
Infatti Montelusa si presenta al pubblico come una “Tortuga siciliana”, in cui ognuno pensa al piacere e al proprio portafoglio.

Tavarelli mostra fin da subito le sue doti dietro la macchina da presa, in particolar modo nel bellissimo dolly d’apertura sulla piazza, ben ricostruita, del piccolo paese, ricordandoci il Giuseppe de Santis nel suo periodo d’oro.
Raramente in televisione si assiste a tale utilizzo della macchina da presa, se non per la ripresa di scene d’azione e non come taglio stilistico.

“La mossa del cavallo” mantiene la sua coerenza narrativa dall’inizio alla fine, senza perdersi per strada segue il “viaggio dell’eroe” portato avanti dal Bovara, in una Sicilia con il suo linguaggio e la sua storia.

La mossa del cavallo: gli attori giusti per la storia giusta

Non esiste distinzione tra attori e personaggi all’interno del film, essi sono il personaggio. Così caratterizzati nella parte, il cast ci restituisce dei personaggi veri. Una nota di merito va al Giovanni Bovara di Riondino, che si è dovuto confrontare con due dialetti differenti: quello ligure e quello siciliano.

Il protagonista non è un genio alla “Doctor House” o un duro da telefilm d’azione, ma un semplice uomo con i suoi pregi e difetti. Lo vediamo spaventarsi, piangere e reagire pur di uscire dal pantano in cui è stato gettato, e lo fa grazie solo al suo intelletto.

Le scene tra Padre Carnazza (Antonio Pandolfo) e Trisina Cicero sono la parte comica più forte del film e rispecchiano la tradizionale risata all’italiana.

“La mossa del cavallo” è una vera sorpresa da parte della Rai, che ha saputo creare, grazie alla collaborazione tra Andrea Camilleri e il regista, un prodotto nuovo e soprattutto più vicino a quella che è ora la modernità del cinema e della televisione.

Riccardo Careddu

 

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