La mia famiglia a soqquadro: presentato a Roma dal cast

“La mia famiglia a soqquadro” è una commedia tutta italiana di Max Nardari, girata interamente a Terni tra il 2015 e il 2016 e presentata in anteprima mondiale al Festival Skip City di Tokyo il 17 luglio 2016. Tutti i dettagli, particolari e segreti che si nascondono anche dietro le quinte sono stati svelati oggi, in conferenza stampa, dal regista stesso accompagnato dal suo meraviglioso cast.

La mia famiglia a soqquadro: separazione per omologazione

La mia famiglia a soqquadro scena film

Dal 30 Marzo sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane “La mia famiglia a soqquadro”, film di Max Nardari che narra la storia di una famiglia felice, composta da madre, padre e due figli maschi di 9 e 11 anni. Si racconta il disagio di Martino, che circondato da bambini, figli di genitori separati, farà di tutto per omologarsi cercando in tutti i modi di far lasciare sua madre Anna e suo padre Carlo.

Il regista Max, ci racconta come il progetto nasca da un precedente cortometraggio del 2008 dal titolo “Il regalo più bello”, ma soprattutto da un suo vissuto personale in collegio. Come quella di Martino, anche la scuola frequentata da Max Nardari era molto ‘IN’, fuori luogo per un bimbo umile come lui: “Non mi sentivo appartenente ad un gruppo. Ero solo”.

Il suo intento, con la creazione del film, è di raccontare vicende di un ragazzino e della sua famiglia, per poi snodare la storia in più personaggi ma sempre con leggerezza. Infatti, è questo il racconto della disgregazione familiare in un tempo moderno: prima era molto raro vedere dei genitori separati, ora invece la diversità è proprio in questo, averli insieme.

Un film aderente alla realtà che ci circonda

In “La mia famiglia a soqquadro” sono sviluppati in maniera molto velata il tema del bullismo e della tecnologia, che poi si rivelerà essere il simbolo di crescita formativa per il piccolo Martino. “Martino cresce e capisce, e questo è un plusvalore”, queste le parole del regista. Agisce ingenuamente,  da bambino di 11 anni ma per un proprio obiettivo personale: essere uguale agli altri anche se questo significa far vacillare l’equilibrio della sua stessa famiglia.

 Continua Max: “Il fatto stesso di far ritornare i genitori del piccolo protagonista insieme non è uno sviluppo filocattolico, ma volevo in questo modo rappresentare la società odierna”. Quello che Max Nardari cerca di far comprendere al suo pubblico è che la cosa più importante è il rispetto e l’amore nella famiglia, indipendentemente dal rimanere insieme o meno.

La mia famiglia a soqquadro: le parole dei protagonisti

A raccontare la loro esperienza, dopo le parole del regista sono i membri del cast. Il primo ad intervenire è Marco Cocci, nel film Carlo, che subito ringrazia Max Nardari per avergli permesso di interpretare un personaggio fuori dai suoi canoni: non più un ragazzaccio che fuma spinelli ma un genitore goffo, sempliciotto la cui cosa importante è andare a letto felice la sera, e svegliarsi così la mattina. Molto simpaticamente conclude dicendo: “Per il mio personaggio mi sono ispirato a Clark Kent che però non si trasforma in super eroe”.

Allo stesso modo ci tiene a fare i suoi ringraziamenti Bianca Nappi, Anna moglie di Carlo, che dichiara di amare il suo personaggio diverso dal solito che si vede nelle commedie in cui c’è o la femme fatale o la donna con i bigodini e le ciabatte. “Il film ha uno spirito molto originale e antropologico che mostra come cambia il concetto della normalità in una società come la nostra”, così l’attrice commenta il film.

Le parole di Eleonora Giorgi

La mia famiglia a soqquadro Eleonora Giorgi

L’intervento, forse, più significativo è quello di Eleonora Giorgi, anche lei figlia di genitori separati, che così esordisce: “C’è una verità in “La mia famiglia a soqquadro” che mi ha molto colpita, oltre il tema estremamente attuale. Max lo dichiara come film laico, ma  viviamo in un mondo che, per laicità, ha deciso di idolatrare il denaro anziché Dio. Infatti tutto quello che invidia Martino nel film è il denaro che hanno i suoi compagni”.

Eleonora parla anche del suo personaggio, la famosa attrice nonna Fiore: “Di solito nel nostro cinema, o nelle fiction la figura femminile della mia età è rappresentata in due modi: fai Lolita per 150 anni e poi diventa “A spasso con Daisy”. A una certa età, di colpo, la donna non ha funzione sociale, diventa solo una donna sotto pasticche, quasi sempre stordita, annoiata, mentre l’uomo anche di 86 anni rimane sempre scopatore”.

“Fiore è una donna autonoma, significativa e non così remota (attrice di Broadway), che, vuoi per il pretesto che è attrice, vuoi che è single, non ha rinunciato alla sua fisicità, seppur lasciando sua figlia che ha fatto una scelta meravigliosa: quella di essere una moglie e amare i suoi figli. Ma la figura di nonna diventa utile ai fini della protagonista  Anna e  mi ha dato la possibilità di raccontare una donna di 60 anni non afflitta dalla vita”.

Roberta Perillo

24/03/2017

 

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